Con la morte del commendatore Maina si chiude un cerchio che ha reso grande la festa di Sant’Agata

di Daniele Cavallaro

Con la scomparsa di Luigi Maina, come detto da molti, si chiude un cerchio. Il cerchio della storia della Città di Catania, ma ancor di più della “Catania di Agata”. L’anno scorso lo hanno preceduto nel ritorno alla “Casa del Padre” due giganti che con lui costituivano questo cerchio: il dott. Antonino Blandini, Sovrintendente dei Beni culturali, giornalista e memoria storica della comunità etnea e non solo; lo storico per antonomasia della Chiesa catanese mons. Gaetano Zito.

Quello che per tutti era il “commendatore”, in senso più ampio, con la sua scomparsa pone fine ad un’epoca ancora più grande, quella di quanti hanno contribuito con la loro passione, il loro amore e la loro stessa vita alla crescita di un culto, perché di culto si tratta, quello agatino, che oggi fa essere la Festa di S. Agata la terza al mondo per devozione popolare.

È a questa “scuola” che il compianto cerimoniere del Comune di Catania si è formato. Voluta fortemente dall’allora Arcivescovo Guido Luigi Bentivoglio (1952-1974) che, nel 1953, ricostituì, unitamente al Primo cittadino Luigi La Ferlita, attivamente il Comitato dei festeggiamenti agatini, oggi ben presieduto dal dott. Riccardo Tomasello e per più di 20 anni guidato dallo stesso Maina. Era ancora nell’aria il 1750° anniversario della nascita al cielo della amatissima Santa Patrona di appena due anni prima e non poteva esserci periodo migliore per rifondare un organo che era, è, sarà sempre fondamentale nell’organizzazione di un evento che ha rilevanza mondiale.

Quei prescelti furono gli stessi che il 3 febbraio 1963 presenziarono all’ultima ricognizione canonica delle spoglie di S. Agata, alla quale partecipò anche un giovane Luigi Maina.

Fin da Giovanissimo, data la sua fortissima devozione alla Santa, fu introdotto in quell’ambiente e così poté imparare da chi già prendeva decisioni per il corretto svolgimento dei festeggiamenti patronali: il Prof. Domenico D’Urso, per lunghi anni presidente del comitato, Ignazio Marcoccio, già Sindaco di Catania, noto in particolar modo per i risultati ottenuti alla guida della compagine calcistica cittadina e che, fino al 1992, fu l’immediato predecessore del commendatore Maina a capo del comitato delle celebrazioni agatine. Altre figure, soprattutto politiche, contribuirono in modo decisivo alla crescita di quel gruppo di “addetti ai lavori” che per quasi mezzo secolo si è occupato delle festività agatine e da cui lo stesso Maina ne ha raccolto l’eredità: Tra gli altri Antonino Drago, Domenico Magrì, Giuseppe Azzaro e Angelo Munzone.

Una Menzione a parte merita la figura che certamente più di tutte ha contribuito alla crescita di Luigi Maina: il dott. Andrea Dell’Acqua, tra le altre cose segretario generale del Comune di Catania e principale coordinatore delle celebrazioni agatine sino alla metà degli anni ottanta, il quale lo prese sotto la sua ala protettiva  sin da quando il futuro commendatore fu assunto al Comune nel 1957 e che suggerì nel 1983 al Sindaco Angelo Munzone di istituire la carica di Cerimoniere comunale che fino al quel momento non era prevista e che sarebbe stata ricoperta fino ad ora, seppur a titolo onorifico, dal defunto.

Adesso che anche lui li ha raggiunti nell’Altra vita si può certamente “decretare” la fine di un’era irripetibile per la Città, per la Catania agatina.

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