di Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Carissimi Fratelli e Sorelle,

si dice che “la curiosità è donna”, beh, a dire il vero, non so se gli uomini siano meno curiosi delle donne, comunque io vi confesso che una grande curiosità ce l’ho: mi intriga e mi appas-siona molto conoscere, dal punto di vista umano, com’era, anzi com’è Gesù di Nazareth, quali sono i tratti caratteristici della Sua personalità, qual’è il Suo carattere, il Suo modo di fare, per usare un linguaggio moderno, vorrei sapere quali sono i Suoi “segni particolari”.

Non lavorando di fantasia, ma attraverso quello che Lui ci ha rivelato di Se Stesso, vorrei tentare di ricostruire il suo “identikit”.

La prima delle caratteristiche, che senza ombra di dubbio vorrei affermare, è questa:

GESÙ È UNO SPOSO BELLISSIMO

Come faccio a saperlo? Semplice: l’ho visto! Dove? Ovunque! Quando guardo un cielo stellato, quando osservo rapita un fiore del campo o ne aspiro il delicato profumo, quando vedo la purezza negli occhi di un bambino, quando guardo il viso di una persona anziana solcato dalle rughe che le fatiche di una vita donata hanno scavato, quando vedo gesti di servizio disinteressato e di amore gratuito: io vedo Lui, non posso non vederLo e non ammirarne la Bellezza. S. Bonaventura afferma che tutta la Creazione e tutte le cose belle portano impresse l’impronta del Bellissimo, per mezzo del quale e in vista del quale tutto è stato creato (Cfr. Col 1, 16). “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia”, afferma il Salmo 44. S. Chiara folgorata da questa bellezza esclama: “La Sua Bellezza ammirano il Sole e la luna.” E poi pensando aglli oltraggi subìti nella Sua passione e morte ella continua: “Eppure Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo”, cosa che Lo rende ancora più bello a causa dell’Amore che Lo spinge a tanto. Nel Cantico dei Cantici leggiamo che gli amici della Sposa le chiedono: “Ma ci vuoi dire che cos’ha il tuo Diletto di diverso da un altro perché così ci scongiuri?” Ed ella risponde: “Il mio Diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille… i suoi occhi sono come colombe su ruscelli d’acqua…” E continua con una descrizione romantica, meravigliosa e stupenda dell’Amato (Cfr. Ct 5, 9-16).

GESÙ È UN PROFONDO PSICOLOGO

Leggendo nelle pagine del Vangelo è evidente la capacità di Gesù di leggere nel cuore di chi gli sta davanti, di esortare, insegnare, incoraggiare, mettere in guardia, di entrare nelle pieghe dell’anima, facendosi raccontare i propri vissuti e dandone la chiave di lettura. Penso ai discepoli di Emmaus, per esempio, che nello scoraggiamento dovuto al fallimento dei loro sogni, davanti allo Sconosciuto viandante che sembra ignaro degli ultimi eventi svoltisi in città, gli citano esattamente il Kerygma, cioè il messaggio della salvezza, lo fanno però non come credenti che ne traggono gioia e consolazione, ma al contrario per dimostrare che tutto è andato male, finchè Gesù non spiega loro tutto l’accaduto sotto un’altra luce, non risparmiando loro anche qualche rimprovero (Lc 24,13-35). Penso pure al dialogo con la Samaritana, ove Gesù le fa prendere coscienza della sua profonda sete di amore, ancora non appagata perché cercata in luoghi sbagliati, finchè non incontra Lui e allora lascia anche la brocca perché ormai nel suo cuore comincia a zampillare un’acqua viva (Cfr Gv 4, 5-42).

Credo che a tutti noi farebbe bene un po’ di CRISTO-TERAPIA. Gesù entra nel nostro cuore e fa verità dentro di noi, senza ferirci e senza giudicarci, per ridonarci la libertà.

GESÙ È UN FINE UMORISTA

Mi fa sorridere particolarmente un episodio narrato dai Vangeli: Gesù rispondendo alla do-manda di un Dottore della Legge che gli chiede: “Chi è il mio prossimo?”, racconta una parabola. Ora, è risaputo che i Giudei non guardano di buon occhio i Samaritani, considerandoli come dei pagani. Gesù racconta dunque la parabola di un uomo incappato nei briganti e lasciato da questi semi-vivo e sottolinea che a prendersi cura di quel pover’uomo non sono stati né i Sacerdoti, né i leviti, ma proprio un Samaritano. Quello che mi fa sorridere è questo: alla fine della parabola Gesù si rivolge al Dottore della Legge e gli chiede in modo diretto: “Chi fra tutti si è preso cura del poveraccio incappato nei briganti?”. Insomma vorrebbe che il Dottore della Legge pronun-ciasse con le sue stesse labbra che è stato proprio un Samaritano (Cfr Lc 10, 25-37). Ma questi furbescamente evita persino di nominarlo e risponde: “Quello che si è preso cura di lui”.

È importante coltivare il senso dell’umorismo, esso ci aiuta a sdrammatizzare i conflitti e moderare le tensioni quotidiane e contribuisce molto a creare un clima disteso e armonico. L’umorismo costituisce un elemento prezioso per una vita sana ed equilibrata anche dal punto di vista spirituale. Nei Santi, che sono gli innamorati di Dio, si nota che ad una profonda libertà di spirito si abbina un altrettanto profondo senso dell’umorismo. Non è semplicemente questione di buon carattere, di simpatia umana e di facilità alla battuta spiritosa, ma è anche conformità all’esperienza di quanto tutto sia tremendamente relativo all’infuori di quell’Unico che è ineffabile e dinanzi al quale tutto risulta piccolo e limitato.

GLI ASPETTI EMOTIVI DI GESU’

I Vangeli spesso evidenziano quelli che sono gli aspetti emotivi della personalità di Gesù e dimostrano come Egli viva profondamente le emozioni, le gioie, i dolori, le sofferenze, le attese e le speranze. Ci mostrano un uomo vero che vive intensamente e con appassionati stati emotivi tutta la gamma dei sentimenti che accompagnano la vita dell’uomo. L’evangelista Luca conferisce un particolare risalto alla GIOIA ED ESULTANZAdi Gesù quando benedice il Padre: “In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: <<Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto>>” (Lc 10,21).    

I vangeli ci dicono che Gesù prova COMPASSIONE nei confronti della folla che lo segue, attratta dalla sua parola e dai prodigi (Mt 15, 29-37), così pure verso Lazzaro, i due ciechi di Gerico (Mt 20,24) e verso il lebbroso (Mc 1,41).

Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù verso le città che si affacciano sul lago di Tiberiade: Corazin e Betsàida, per le quali prova DOLORE perché seppur beneficate da Lui con la predicazione ed i miracoli non hanno voluto corrispondere al suo “Dono”.

Così come si mostra addolorato quando si rivolge alla città di Gerusalemme che non ha saputo riconoscerLo come Messia. Tra Gli atteggiamenti che Gli danno più fastidio poi, sono convinta che sia particolarmente “allergico” all’ipocrisia, come attestano ancora i Vangeli.

Carissimi, non finerei più di parlare di Gesù, ma per mancanza di spazio mi fermo qui, lasciando a voi il bel compito di indagare, con santa curiosità, su altre Sue peculiari caratteri-stiche che lo contraddistinguono.

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