Dai depositi della Soprintendenza al Museo Diocesano, il caso delle raccolte Urzì e Nicolosi

Al Museo Diocesano di Catania inaugurata una nuova mostra in collaborazione con la Soprintendenza di Catania. In questa occasione esposte la raccolta Urzì e la raccolta Nicolosi, entrambe provenienti dalla generosità di due sacerdoti catanesi che, per passione, hanno collezionato durante tutta la loro vita oggetti d’arte e che prima di morire, per testamento hanno lasciato in eredità all’Arcidiocesi di Catania, con l’augurio che questi non si disperdessero e che fossero fruiti da un vasto pubblico come testimonianza della storia del passato.

 «Sono contento di quello che oggi abbiamo organizzato in collaborazione con la Soprintendenza –ha sottolineato l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina – la vostra presenza dà lustro a questa bella iniziativa. Questo momento ci permette di valorizzare e arricchire questa bella realtà del Museo Diocesano, già apprezzata e ammirata da molti. Questa realtà offre la straordinaria testimonianza di persone che hanno voluto lasciare ai postumi opere che restano a beneficio delle future generazioni. Bella la collaborazione con le istituzioni civili, dobbiamo continuare su questa scia. Il museo testimonia quella capacità di non tenere personalmente per se i beni, ma imparare condividerli per il bene comune. Questa sera inauguriamo qualcosa che ci invita a impegnarci nella nostra esistenza, per trarre beneficio dalla bellezza e invogliare gli altri a fare altrettanto. Come Vescovo confermo da parte nostra che l’impegno alla collaborazione e alle sinergie continuerà». 

l’Assessore ai Beni Culturali e dell’identità Siciliana della Regione Siciliana Alberto Samonà ha poi aggiunto: « Un grazie all’Arcidiocesi di Catania, perché ci fa ritrovare sempre nel nome dell’arte e della cultura. I tempi che stiamo vivendo sono difficili, ma dobbiamo dare il segnale che non ci arrendiamo e vogliamo continuare a vivere nel nome dell’arte e della bellezza. Con queste esposizioni tiriamo fuori dai depositi reperti di assoluto interesse. Questa cosa è possibile quando gli sforzi di tutti mirano nella stessa direzione, come in questo caso».

molti altri tra relatori e presenti, come: Barbara Mirabella – Assessore ai Beni Culturali e Pubblica Istruzione del Comune di Catania; Rosalba Panvini – Soprintendente Beni Culturali e Ambientali di Catania, Università degli Studi di Catania; Grazia Spampinato – Direttore Museo Diocesano Catania; Michela Ursino – Funzionario Direttivo Archeologo Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Catania;
Saranno prsentiMariele Giuffrida e Giovanna Cannata – Museo Diocesano Catania, del Coordinamento Scientifico; Anna LuciforaFrancesco Cavarra e Salvatore Rizzo, responsabili dell’Allestimento Espositivo ed Illuminotecnico.

Mons. Salvatore Urzì, per testamento olografo del 27 febbraio 1996, dona tutti i suoi beni all’Arcidiocesi di Catania. Tra gli oggetti rinvenuti nella sua casa vi erano anche circa 160 reperti di piccole dimensioni che vengono definiti subito dal notaio rogatore “di probabile interesse archeologico”. In ottemperanza quindi all’art. 822 e 826 del Codice’Civile a all’art. 91 comma 1 del Codice sui Beni Culturali che vuole che “…le cose indicate nell’articolo 10, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile…”, ne viene denunziata tempestivamente la detenzione alla Soprintendenza di Catania che, accertato l’interesse archeologico degli oggetti, provvede subito a redigere un dettagliato elenco. I beni, riposti in otto scatole di cartone vengono collocati in custodia nei depositi della Soprintendenza e lì rimangono fino al 2020, quando, per la felice sinergia tra la Soprintendenza stessa e l’Arcidiocesi di Catania, si decide di esporli al pubblico e di farne veicolo di diffusione di storia e cultura, soprattutto in chiave didattica. Si tratta di una raccolta formata da vasi per lo più di piccole dimensioni e di produzione seriale abbastanza comune nelle realtà archeologiche siciliane; si distingue solo qualche esemplare di ceramica attica figurata e qualche statuetta. Purtroppo, come sempre accade in queste situazioni, il materiale è totalmente decontestualizzato e privo anche di qualsivoglia indicazione sull’area geografica di provenienza: da qui la scelta di un’esposizione su base tipologica.
Anche Mons. Salvatore Nicolosi, appassionato di numismatica, lascia tutti i suoi beni all’Arcidiocesi con testamento olografo dell’8 agosto 2012. La sua raccolta si compone di circa mille pezzi tra monete moderne e medaglie, tra queste anche alcuni esemplari più antichi di epoca greca e romana e, soprattutto, medievale e islamica.

Una sezione della raccolta, totalmente scrupolosamente inventariata, ed i reperti archeologici di Mons. Urzì, costituiscono una nuovo settore, che arricchisce ed amplia il percorso espositivo del Museo Diocesano nell’ottica di una sempre più ricca proposta culturale.

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