Catania, giorno 4 novembre si apre il Sinodo: una Prima tappa per un cammino di ascolto

di Giuseppe Adernò

“La parola di Dio non può essere ricevuta come una notizia di cronaca” così ha detto Papa Francesco all’Angelus dell’ultima domenica di ottobre, data che un tempo celebrava la solenne festa di Cristo Re, in prossimità del giorno di tutti i Santi. Nelle diocesi è stato inaugurato il cammino sinodale, che s’innesta nelle scelte pastorali degli ultimi decenni e che nella fase diocesana ad intra e ad extra assume la dimensione ” narrativa”, che caratterizza la prima tappa (ottobre 2021 – aprile 2022), privilegiando l’ascolto e il racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori.

Oggetto dell’ascolto attento è certamente la Parola di Dio, mentre, nello stesso tempo si attiva un “dinamismo di ascolto reciproco” che consente lo scambio e la socializzazione delle “sorprese dello Spirito” e indirizza le riflessioni verso un cammino di revisione della vita cristiana e di lettura del servizio della Chiesa rivolto al bene della Comunità. L’imperativo esortativo “Ascolta Israele!” risuona ancora oggi come monito costante al rispetto della legge di Dio, all’osservanza dei suoi comandamenti, che non possono essere oggetto di “interpretazioni” personali e soggettive, come avviene nella società di oggi, avvolta da un relativismo, senza regole, senza principi, senza valori.

Ascoltare è più che sentire perché coinvolge la mente ed il cuore. Ascoltare significa anche accogliere quanto ci viene detto, anche quando questo ci mette in discussione o metta in discussione le nostre “certezze” acquisite. Ascoltando e ascoltandosi, ad esempio, si comprende meglio come il mancato riferimento al Creatore, renda sterile e inefficace la tensione alla protezione dell’ambiente, all’emergenza climatica, alla “difesa della terra”, intesa essenzialmente come “dono del Creatore” da custodire e governare. Attribuendo a questa planetaria battaglia la dimensione di formare una coscienza civica di responsabilità condivisa nel sentirsi “custodi del creato”, si anima e si motiva un’azione cristiana e sociale in coerenza con le prospettive del recente G20, che ha segnato i primi passi verso una meta ancora lontana. Volgere lo sguardo al Creatore significa rileggere le tre “ P” di People, Planet, Prosperity, nella logica di tre “P” ugualmente importanti: Parola, Preghiera, Poveri. Il Sinodo, infatti, non è una convention ecclesiale, ma un evento di grazia.

Il sociologo Mauro Magatti, intervenendo a Taranto nel corso della 49ª Settimana Sociale dei Cattolici italiani, ha evidenziato come «nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, non possiamo essere sudditi del pensiero di altri», ma il cristiano diventa araldo e alfiere della Parola di Verità, segno di “una speranza reale, non rimandata a un futuro incerto e fumoso» L’invito domenicale del Parroco a “pregare con il Vangelo in mano”, come ripete il mio Parroco, facendo eco alle raccomandazioni di Papa Francesco di “non essere soltanto abili commentatori delle Scritture, ma cuori docili che, accogliendo la sua Parola, si lasciano cambiare dentro” costituisce lo spirito di questa prima fase sinodale. I previsti momenti di “ascolto” tendono a “familiarizzare con il Vangelo, averlo sempre a portata di mano, leggerlo e rileggerlo, appassionarsene”, perché durante e grazie a questi momenti il Padre “ci entra nel cuore, diventa intimo a noi e noi portiamo frutto in lui”.

La lezione del Vangelo produce apprendimento quando “modifica il modo di pensare, di sentire e di agire”, quando la Parola diventa azione, quando l’Amore verso Dio che non si vede, si traduce in “amore per il prossimo”, in azioni concrete di carità, di dono, di accoglienza e di sincera fraternità e non soltanto di formale solidarietà sociale.

Il grande comandamento, “non resti lettera morta, nel cassetto del cuore, ma faccia germogliare in noi il seme di quella Parola” che, assimilata, diventa voce e guida della coscienza, che animi e motivi azioni e comportamenti coerenti di testimonianza e di presenza cristiana, lievito capace di fermentare e produrre il buon pane che nutre e dà vita. Se il Sinodo segna il tracciato del percorso di fede, appare chiaro il punto di arrivo. La parola “fede” è composta di due consonanti ed una vocale: la “f” della felicità, verso cui tende l’uomo, anche se dovrà percorrere il sentiero del “fiat” e del sacrifico: la “d” del dono, che anima la carità verso i fratelli e la “e” dell’esemplarità, della testimonianza coerente. Quelle tre lettere bastano per rappresentare il tracciato di una vita: essere “fedeli” significa, infatti, credere a quanto promesso, come recita la preghiera liturgica: “ Signore, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi”.

L’ascolto interiorizzato si traduce in convinzione personale, che va ben oltre la momentanea emozione o lo stato d’animo provvisorio, diventando sentimento d’amore e, in quanto tale, totalizzante e coinvolgente. “Amare ciò che Dio comanda” significa essere irrorati dalla “rugiada dello Spirito” e mettere in atto azioni coerenti “perché il mondo veda”, perché si percepisca la presenza del sacro, del divino, del soprannaturale tra le oscure nebbie dell’oggi.

“Pensare è facile, agire è difficile, e mettere i propri pensieri in pratica è la cosa più difficile del mondo.” affermava Goethe, ma da un ascolto attivo, comunitario e condiviso possono scaturire azioni concrete degne degli “operai nella vigna del Signore”, capaci di “intendere la via delle opere alle quali dedicarsi, così che ogni opera costruita con la preghiera, il sacrificio e le virtù cristiane non appartenga ai singoli , bensì alla Chiesa” e la renda “presenza viva” nel territorio, risposta attiva ai tanti bisogni e alle istanze di un’umanità insicura, fragile e debole. “Bisogna Agire”, titolo di una rivista dei giovani dell’Azione Cattolica negli anni quaranta, risuona oggi come imperativo e stimolo ad un “saper fare”, che sia segno di un concreto e attivo “saper essere”, capace di rispondere non solo alla sfida climatica, ma anche a quella antropologica che stiamo vivendo.

E’ indispensabile “agire insieme”: la forza della Comunità diventa garanzia di successo e i benefici saranno certamente più efficaci.

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