Monsignor Renna in dialogo con Comunione e Liberazione nell’anniversario di Don Luigi Giussani

di Giuseppe Adernò

Nell’anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e liberazione e del centenario della nascita del fondatore Don Luigi Giussani, l’arcivescovo di Catania, Mons Luigi Renna, ha celebrato la S Messa nell’ampia cappella dell’Istituto Ventorino di Catania.

Nell’omelia è stata richiamata l’immagine del sacerdote Don Giussani, “uomo di chiesa” che nella corretta interpretazione significa “uomo dell’ecclesia e quindi della comunità”, docente, educatore e formatore di giovani, i quali da adulti seguono il carisma della Fondazione nella coerenza della testimonianza dei valori cristiani.

La missione educativa di Don Giussani ha superato i confini del territorio diocesano milanese ed è diventata dono e servizio per l’intera comunità ecclesiale, mettendo al centro al Parola di Dio “lampada ai nostri passi” e accompagnando i giovani studenti all’incontro con Cristo, che dà risposta ai numerosi problemi dell’oggi e riempie di bellezza la vita. La passione per la bellezza e l’attenzione per i gesti quotidiani sono i tratti della sua personalità che ha conquistato quanti hanno avuto   l’occasione di incontrarlo.  Per lui infatti «se la bellezza è lo splendore del vero, allora il gusto, l’estetica, il gusto estetico, sono la modalità con cui l’uomo percepisce il vero».

Nella meditazione sulla liturgia della Parola, Mons Renna ha commentato il brano evangelico del cap. 9 del Vangelo di Matteo sul digiuno che nella cultura ebraica era segno di penitenza, di riflessione, di incontro con Dio, quasi occasione privilegiata per “nutrirsi della Parola di Dio”,

La risposta alla domanda dei discepoli di Giovanni «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?», è indicativa di una speciale presentazione della figura del Cristo che come Sposo dà gioia, forza e vita.

 “Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno”. Il digiuno quaresimale diventa anche occasione di preghiera per la pace in questo particolare momento drammatico per il popolo ucraino.

L’incontro con Cristo, di cui don Giussani si è reso annunciatore e testimone, consente di intrecciare la fede, la cultura e la vita. «Dire che la fede esalta la razionalità vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo»

“Il dramma della modernità, ha detto l’Arcivescovo, sta appunto nel divorzio tra la fede e la cultura”. Una fede debole, fragile e superficiale induce ad operare delle scelte che risultano in contrasto con quanto proclamato.

Uscire dalla chiesa e firmare l’adesione all’aborto, al divorzio, all’eutanasia o fare scelte in contrasto ai valori etici, non è certamente segno di coerenza.

La fede per essere vera necessita di testimonianza concreta nel vissuto del quotidiano, facendo sì che “il nostro battesimo sia ben riuscito” e che gli impegni assunti diventino segni di presenza viva nella società, rendendo credibili e testimoniati i valori cristiani.

Nella preghiera dei fedeli una particolare intenzione è stata indirizzata ai dipendenti della Pfizer che scioperano per il mantenimento del posto di lavoro, ai quali Mons. Renna, in mattinata ha portato un segno di presenza e di speranza, perché Catania non venga privata di realtà aziendali che danno lavoro e sviluppo economico al territorio.

Alla celebrazione liturgica hanno partecipato il procuratore della Repubblica, Carmelo Zuccaro, il prefetto emerito Claudio Sammartino, l’assessore all’Istruzione del comune di Catania, Barbara Mirabella, la dirigente dell’Istituto Ventorino, Michela D’oro, e insieme ai numerosi aderenti a Comunione e Liberazione, i rappresentanti di altre associazioni cattoliche catanesi.

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