Mentre la città si prepara a riabbracciare Sant’Agata, ecco alcuni cenni storici sul busto reliquiario

di Filadelfio Grasso

Il 21 maggio sant’Agata “riabbraccerà” i suoi devoti. Un incontro eccezionalmente voluto nel periodo liturgico pasquale, “ora che la situazione pandemica è maggiormente sotto controllo e che le misure anti-covid stabilite dal Governo italiano sono state mitigate”. Un evento attesissimo da migliaia di fedeli desiderosi di poter esprimere l’affetto e l’entusiasmo verso la martire concittadina.

L’effigie di Agata assume un significato forte e profondo assurgendo anche a simbolo dell’identità catanese. Ogni anno per la festa di febbraio e per quella di agosto, il fatto di vedere quell’immagine che rappresenta la Santa ricoperta della gloria del paradiso, costituisce un momento di intensa devozione e pietà popolare. La natura umana riesce ad elevarsi meglio alla meditazione delle cose immateriali e dell’invisibile grazie all’esperienza del sensibile che attraverso le rappresentazioni (statue, icone…) fa vedere con la mente il soprannaturale, accompagnando in maniera più penetrante la preghiera.

Il busto reliquiario

Il corpo di Agata, da quel lontano 5 febbraio del 251, è stato oggetto di venerazione da parte della comunità cristiana locale e il culto per questa vergine e martire si è diffuso nella Chiesa universale. Scampato ai saccheggi della conquista araba della Sicilia, fu utilizzato come bottino di guerra dal generale Giorgio Maniace e condotto a Costantinopoli, dove per 86 anni venne devotamente onorato. Dopo l’avventuroso ritorno a Catania, si sentì il bisogno di conservare in maniera più adeguata quelle spoglie tanto amate e nello stesso tempo di venerare con un simulacro l’illustre concittadina.

Il vescovo Marziale, che aveva potuto ammirare presso la sede pontificia ad Avignone i lavori di alta oreficeria eseguiti per il papa, giunto a Catania nel 1373, volle incaricare l’orafo papale Giovanni Di Bartolo da Siena di realizzare dei reliquiari adeguati.

Il busto in argento della patrona fu consegnato nel 1376. L’opera, lavorata finemente a sbalzo e decorata con ceselli, ha l’incarnato del volto in smalto e i capelli in oro, ed è in realtà un forziere al cui interno vengono custodite le reliquie del teschio, del costato e di altri organi della santa.

Da quell’anno, presumibilmente, la festa dedicata alla patrona, subì una notevole ascesa anche nelle manifestazioni esterne e popolari.

Aiuto e difesa della città

Nel corso dei secoli, la presenza di Agata è stata rilevante e significativa per la città. Gli storici contano che almeno per 20 volte ad Essa è attribuita la salvezza di Catania dalla furia devastatrice dell’Etna. A Lei ci si è rivolti quando la città è stata minacciata da pestilenze o da carestie. Alla celeste protettrice hanno elevato suppliche nell’imminente pericolo di ostilità e guerre.

La città per tale motivo è costellata di testimonianze comprovanti sentimenti di gratitudine in ogni epoca. Dalla lampada che arde presso il suo sacello in cattedrale, ordinata dal viceré Francisco Fernández de la Cueva, in ringraziamento per lo scampato pericolo dell’eruzione del 1669, alla statua eretta su una colonna in piazza dei Martiri a ricordo della protezione nell’epidemia del 1743, alle numerose edicole votive in ogni quartiere. Per ricordare il trionfo di sant’Agata sul fuoco dell’Etna, fu perfino denominata Via della Vittoria quella strada sorta sulla lava raffreddata, chiamata Via Plebiscito in seguito all’Unità d’Italia.

Di storie e racconti se ne possono elencare tantissimi a conferma del legame intimo e profondo tra Catania e la sua Patrona.

L’immagine ci aiuti a contemplare

Il busto reliquiario esposto ha sempre una poliedrica valenza: stimola all’imitazione, catechizza chi lo osserva, aiuta nella preghiera.

Esso custodisce e presenta i resti mortali di Agata. Questo è un modo per dire a tutti: qui c’è Agata che ha dato la vita per Cristo. La sua presenza viva, sfida i secoli e porta fino a oggi il messaggio di una giovane coraggiosa che donò al suo Signore gli anni più belli, spese i giorni nell’aiuto generoso dei più deboli e lottò per ciò in cui credeva fino a dare la vita nel modo più straziante e crudele: il martirio. Nel mondo attuale, dove spesso l’effimero e il momentaneo hanno il sopravvento, Agata ci parla di Eterno, di immortale, ci parla di ideali e di fermezza per raggiungerli.

L’effigie è adornata da diversi simboli.  La croce tenuta con la destra manifesta Gesù Cristo che ha patito, è morto ed è risorto, e ci chiede di accettare con pazienza le prove della vita, donandoci la speranza.  La corona sul capo rappresenta la santità, la gloria raggiunta in seguito alla sequela del Vangelo. Latavoletta tenuta a sinistra con l’acronimo M. S. S. H. D. E. P. L. (che si traduce: Mente santa e spontanea, onore a Dio e liberazione della patria), richiama la scritta che, secondo gli Atti del martirio, fu posta da un angelo sul capo della santa al momento della sepoltura. È un elogio alla splendidissima fanciulla ed è la promessa che Ella proteggerà sempre la sua città.

I preziosi che la rivestono, infine, sono la testimonianza di una devozione che dura da diciotto secoli. Migliaia di devoti hanno lasciato alla “Santuzza” oggetti preziosi come segno di gratitudine per il suo soccorso. Questi ex-voto ci presentano adesso quel simulacro come l’immagine di una donna trasfigurata poiché vive la gioia del paradiso e nello stesso tempo ci parlano del costante e ininterrotto attaccamento per lei di chi ci ha preceduti: la collana del viceré Ferdinando de Acuña, la croce della Legion d’Onore di Vincenzo Bellini, la croce pettorale di papa Leone XIII e quelle di numerosi altri vescovi, il grosso anello della regina Margherita di Savoia. Ma l’elenco sarebbe davvero lungo.

Significato dell’ostensione

L’occasione dell’ostensione straordinaria sarà per i catanesi e per tutti i devoti un momento di grazia particolare e intenso. Il programma della giornata sarà di raccoglimento e di riflessione, di sosta orante e silenziosa davanti alla Patrona per poter affidare a lei preghiere, bisogni, speranze. Ci sarà la possibilità di potersi confessare e di partecipare, la sera, all’Eucaristia presieduta dal nostro arcivescovo.

Mons. Renna invita tutti coloro che vogliono partecipare, a farlo con i sentimenti più appropriati, attingendo dall’esempio dei santi “la forza per testimoniare il Cristo Signore nel nostro tempo” e ci invita a chiedere “l’intercessione di sant’Agata per la pace tra Ucraina e Russia”, pregando “anche perché la nostra situazione sociale progredisca nel superamento di tante precarietà, soprattutto nell’ambito del lavoro, della cultura della legalità, della cura delle nuove generazioni”. Facciamoci illuminare dalla luce di Cristo Risorto che splende sul volto di Agata, per crescere nella fede, nella speranza e nell’amore.

Tornando, poi, a casa, cosa porteremo di questa esperienza? La risposta ce la dà ancora il nostro Pastore: “Non si torna dai Santi a mani vuote, si torna con la grazia di Dio, con i Sacramenti e portando con noi la parola di Dio che ci è stata annunziata.”

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