Il Papa incontra il clero di Sicilia, la missione dei sacerdoti: la prossimità al cuore del popolo

di don Giosuè Messina

In occasione della XXX Giornata Sacerdotale Mariana, promossa dalla Conferenza Episcopale Siciliana, si è tenuto a Roma il pellegrinaggio del clero nei giorni 8 e 9 giugno 2022.  Tale pellegrinaggio che annualmente ha fatto tappa in un santuario diverso dell’isola, quest’anno viene vissuto in maniera inedita approdando a Roma nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Nella mattina dell’8 giugno circa 300 sacerdoti, si sono riuniti per la preghiera del Santo Rosario e la S. Messa presieduta da S.E.R. mons. Lazzaro You Heung sik, Prefetto della Congregazione per il Clero. All’inizio della celebrazione Mons. Guglielmo Giombanco, delegato per il Clero ha illustrato il tema che accompagna questo momento importante di fraternità: Con Maria per una Chiesa della vicinanza. Nell’omelia, il prefetto ha più volte esortato a vivere la vicinanza con Dio, la vicinanza tra i presbiteri e i vescovi, tra i vescovi e i presbiteri, tra i pastori e il popolo, ringraziandoli per il proficuo lavoro pastorale, usando parole d’incoraggiamento.

Nel pomeriggio presso la Casa La Salle si è tenuto il dialogo tra i vescovi e i presbiteri di Sicilia, ascoltando diverse testimonianze.

La mattina del 9 giugno dopo la S. Messa nella Basilica di S. Pietro si è tenuta l’Udienza del Clero Siciliano con papa Francesco. Il pontefice apprezzando il cammino sinodale delle Chiese Siciliane illustrato da Mons. Antonino Raspanti presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, ha tenuto il discorso al clero. Diversi sono i punti che ha sottolineato dalla ricchezza paesaggistica, culturale e di pietà popolare, agli splendidi esempi di vita sacerdotale e cristiana vissuti dai Beati don Pino Puglisi e Rosario Livatino.

«Non sono mancate, tuttavia, in passato, e non mancano ancora oggi, figure di sacerdoti e fedeli che abbracciano pienamente le sorti del popolo siciliano: come non ricordare i Beati don Pino Puglisi e Rosario Livatino, ma anche persone meno note, donne e uomini che hanno vissuto in ogni stato di vita la fedeltà a Cristo e al popolo? Come ignorare il silenzioso lavoro, tenace e amorevole, di tanti sacerdoti in mezzo alla gente sfiduciata o senza lavoro, in mezzo ai fanciulli o agli anziani sempre più soli? E a proposito dei sacerdoti che sono vicini ai vecchi, ho ricevuto poco tempo fa una lettera da uno dei vostri sacerdoti, che mi raccontava come aveva accompagnato il vecchio parroco negli ultimi tempi di vita, fino all’ultimo momento. Tornava stanchissimo dal lavoro, ma la prima cosa era andare dal “vecchio” e raccontargli le cose, farlo felice; e poi portarlo a letto, accompagnarlo fino a che si addormentasse… Questi sono gesti grandi, grandi! E questa grandezza c’è anche fra voi, nel vostro clero». 

Ancora il papa ha mostrato preoccupazione per una società in netta regressione, il calo delle nascite, il continuo spopolamento delle città, la sfiducia nelle istituzioni. Richiamando l’attenzione su una Sicilia che vive un cambiamento epocale.  I giovani stentano a percepire nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali un aiuto alla loro ricerca del senso della vita, dice papa Francesco. Così c’è anche un calo delle vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio.

«Se allora, nel sentimento della gente di Sicilia, prevale l’amarezza e la delusione per la distanza che la separa dalle zone più ricche ed evolute del Paese e dell’Europa; se tanti, soprattutto giovani, aspirano ad andare via per trovare standard di vita più ricchi e comodi, mentre chi rimane si porta dentro sentimenti di frustrazione; a maggior ragione noi pastori siamo chiamati ad abbracciare fino in fondo la vita di questo popolo». 

Qui sta la missione dei sacerdoti, la prossimità al cuore del popolo, che sia lontano dalle logiche di carriera, ambiguità di vita e visione distorta della liturgia della Chiesa, come ha voluto ricordare il pontefice. Un’ultima raccomandazione di papa Francesco è quella di allontanarsi dal chiacchiericcio, è una peste che distrugge la Chiesa, distrugge le comunità, distrugge l’appartenenza, distrugge la personalità. Un concetto che si può predicare in grandi ambiti della vita sociale.

In queste giornate, il clero catanese ha potuto condividere un momento di fraternità importante, che il periodo pandemico aveva interrotto. Così è continuata la condivisione di esperienze di vita, di conoscenza dei nuovi presbiteri con chi è presbitero da diversi anni. Non sono mancati i momenti vissuti con l’Arcivescovo mons. Luigi Renna nelle belle passeggiate nella capitale, ricche di tanta gioia e racconti vari, insieme all’Arcivescovo emerito mons. Salvatore Gristina.

Questo pellegrinaggio vuole sottolineare come le Chiese di Sicilia abbiano a cuore la vita dei presbiteri, chiamati ad essere nel proprio tempo germe di santità per sé stessi e per chi ci sta accanto. In un contesto mutato di atteggiamenti relazionali, che rispecchiano le abitudini del mondo, il dialogo instaurato in questi momenti risulta efficace elemento di crescita nella dimensione spirituale e comunitaria. Così l’Arcivescovo mons. Luigi Renna, facendo un primo bilancio dell’esperienza fatta, ha sottolineato come la fraternità nel clero, possa essere la via giusta per riprendere in maniera rinnovata la formazione permanente, legata alla narrazione vicendevole e condivisione delle fatiche pastorali. Così la vicinanza al cuore della gente può essere attuata perché vissuta in prima persona dai singoli sacerdoti.

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