Cristiani e induisti: la convivialità per vincere diffidenza e diversità

di Don Antonino De Maria

È il 24 ottobre 2022 e, con stupore e commozione, per la prima volta un prete cattolico supera la soglia del tempio indù che da 30 anni si trova a Catania in un contesto particolare: tra i resti di una chiesa bizantina, forse tra le più antiche della città, e il teatro greco-romano. È proprio lo stupore e la gioia – miei e del responsabile della comunità indù – in un clima bello di accoglienza (dove ritrovi volti conosciuti da tempo e che ti riconoscono accogliendoti con un sorriso bellissimo) a caratterizzare questo momento nel quale ho consegnato, da parte dell’Arcivescovo, il messaggio che, a nome del Santo Padre, il Dicastero per il Dialogo Interreligioso ha rivolto alle comunità indù di tutto il mondo in occasione della festa di Deepavalí. È una festa che parla di luce e di armonia che, dice il messaggio, in un tempo in cui permangono tensioni, conflitti e violenze sulla base di identità e supremazie religiose, culturali, etniche e razziali, politiche competitive, suscitando preoccupazione per tutti, va coltivata promuovendo la convivialità e la corresponsabilità tra le persone, e superando la sfida dell’indifferenza e dell’individualismo.

“La convivialità è sia la qualità di essere amichevole e vivace, sia la capacità di vivere in mezzo agli altri con le loro individualità, diversità e differenze, in uno spirito di rispetto, amore e fiducia”, attraverso il dialogo e le relazioni personali, ascolto e comprensione, pazienza e perseveranza, poiché “la vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza (Papa Francesco, Fratelli Tutti, n.87)” È una sfida da raccogliere e custodire in questo tempo sinodale che stiamo vivendo, in questi Cantieri di Betania che ci invitano ad uscire dai nostri “ghetti” per ascoltare, incontrare, conoscere, amare, superando gli steccati etnici, religiosi e culturali o la sindrome della maggioranza che vive con indifferenza accanto agli altri.

Ci siamo detti che la nostra speranza sta nel costruire processi di fraternità (come il Coordinamento delle Religioni nato proprio nella nostra città) e che molti altri preti, fedeli laici che tanto parlano dell’amore di Cristo, morto e risorto per tutti, possano superare la soglia di quel tempio, di quella diversità, di quell’indifferenza, per incontrare dei fratelli, per vivere questa convivialità e questa fraternità armonica e piena di pace.

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