Biancavilla, la salma di padre Salvatore Greco è tornata nella chiesa da lui fondata

La salma di padre Salvatore Greco è tornata nella chiesa da lui fondata ed edificata, dedicata al “Sacro Cuore di Gesù”. In questa occasione la parrocchia ha organizzato una celebrazione presieduta dall’Arcivescovo Luigi Renna, in cui hanno partecipato anche tutti i componenti del clero biancavillese, i parroci suoi successori e quelli che hanno maturato la loro vocazione proprio durate i 40 anni di parrocato di don Greco.

Ad essere presente in una chiesa stracolma di gente i familiari del sacerdote, il primo cittadino Antonio Bonanno, il presidente del consiglio Martina Salvà e l’onorevoloe Nino D’Asero. L’amministrazione ha donato alla parrocchia un busto in bronzo raffigurante padre Greco che sarà allocato nella tomba, ricavata nella navata destra della chiesa.

«Io credo che la sua presenza e il suo sepolcro nella chiesa del Sacro Cuore –ha sottolineato il vescovo– siano un richiamo, a tutti quanti, alla bontà del pastore che continua a guidare il suo gregge con la preghiera. E spero che il suo sepolcro sia meta di preghiera e di ricordo. Ma anche di intercessione perché altri uomini, altri giovani seguano la strada del sacerdozio».

Ad essere promotore dell’iniziativa, che ha avuto un lungo iter di autorizzazioni iniziato nel 2019, è stato il parroco don Ambrogio Monforte, che attualmente guida la parrocchia, e che nei giorni precedenti ha accompagnato questa iniziativa con delle veglie vocazionali, per sottolineare il valore e l’importanza del sacerdozio ai nostri giorni. A seguire il ricordo di don Ambrogio:

La vita di padre Salvatore Greco

Interamente legata alla storia di questa comunità parrocchiale, che con lui è nata, cresciuta e fiorita: parlare dell’uno significherebbe raccontare la storia dell’altra e viceversa.

 Nasce a Biancavilla nella casa materna di via Genova l’11 maggio 1928 da Antonino e Maria Greco (la madre morirà a motivo di un incidente domestico il 22 settembre 1959, pochi anni dopo la sua ordinazione sacerdotale). Le sue prime guide spirituali sono il canonico Salvatore Gioco e la catechista donna Pitrina nella chiesa di sant’Orsola: quest’ultima, vedendo la preparazione del piccolo Salvatore, invita i genitori ad affidarlo a padre Caselli, per farlo studiare al piccolo seminario, già in terza elementare. Da qui, nel 1938, passa al seminario maggiore di Catania sotto il rettorato di mons. Francesco Pennisi. Ordinato presbitero il 2 luglio del 1951 nella Basilica di Biancavilla, mentre svolge il ministero di vicario parrocchiale nella stessa chiesa madre e rettore della chiesa di sant’Orsola per l’opera del catechismo, Comincia ad occuparsi della formazione dei giovani nella SCUTARI, della FUCI e della spiritualità delle orsoline. Nel 1955 inizia a dedicarsi al rione di periferia della parrocchia e, in una casa presa in affitto in via Genova (a pochi passi dalla sua abitazione familiare), riunisce le famiglie della zona in un gruppo denominato “Famiglie cristiane”, celebrando per loro l’Eucarestia, prima mensile e poi domenicale. In quella piccola sede hanno origine il primo nucleo di Azione Cattolica e le prime attività di formazione dei ragazzi della catechesi.

Nel 1956, offrendo un terreno di proprietà della sua famiglia, grazie alla zia paterna Maria Greco, vedova Garufi, si impegna per la costruzione del nuovo “Oratorio Sacro Cuore” – sullo stampo di quelli salesiani – per raccogliere la gioventù sbandata di supra l’ortu. L’opera oratoriana viene inaugurata il 14 settembre 1957 dal vicario generale mons. Nicolò Ciancio, che fu suo consigliere per questa nuova impresa. Il 25 marzo 1958, solennità dell’Annunciazione del Signore, viene eretta canonicamente la nuova “Parrocchia SS. Cuore di Gesù” che il 13 maggio 1970 ha la sua nuova sede nell’attuale edificio.

Il suo infaticabile e indefesso donarsi a tutti hanno fatto di questo sacerdote un punto di riferimento per quanti lo hanno conosciuto.  Egli fino alla fine è stato cosciente che essere sacerdote è partecipare al calice di Cristo, ancor prima che dispensatore di grazie. L’eredità di don Greco non è legata soltanto alla chiesa e alle strutture parrocchiali; quanti lo hanno conosciuto possono attestare il suo zelo apostolico, il suo amore per i giovani, la sua tenacia nel voler raggiungere tutte le fasce di età dagli adolescenti alle famiglie, tramite la catechesi e l’opera dell’Azione Cattolica, la cura delle vocazioni sacerdotali e religiose. È stato un conoscitore e un difensore del Concilio Vaticano II e per questo aderì al Movimento FAC con il quale organizza riunioni, partecipa a convegni ed esercizi spirituali insieme ai giovani della parrocchia, per tenersi sempre al passo coi tempi. Aveva la saggezza di comprendere, di ringraziare Dio nelle varie situazione della vita in cui gli era stato dato di trovarsi, e con la sua   mano destra infilata tra i bottoni della veste talare, all’altezza del petto, amava ripetere: “Ringraziamu u Signuri” e, nelle circostanze avventizie: “pensa a Dio, appoi si viri”. E con queste espressioni, sullo stampo delle missioni popolari, lo si vedeva predicare in giro nella prima peregrinatio mariae tra le famiglie, guidare la via crucis esterna portando tra le mani un grande crocifisso.   E così lo vedevi fermo e assolto nel sacro, ridere e gioire nei campeggi con i ragazzi, attore e regista negli innumerevoli teatri organizzati con l’azione cattolica o mentre manovrava la cinepresa e il proiettore per mettere in onda i film dell’unica televisione esistente nella zona.

Semplice e schivo nel parlare di sé e restio ad ogni compiacimento per quanto aveva fatto, rifiutava ogni complimento, abbassava la testa e, magari con qualche espressione burbera, cambiava discorso. La sua opera appassionata, intensa e pervasiva, ha fatto sì che tutta la parrocchia e il grande quartiere che vi è sorto intorno, ancora oggi siano identificati come la chiesa e la zona “di Padre Greco”, anche per chi – per ragioni anagrafiche – non lo ha conosciuto. Sono certo, tuttavia, che p.Greco guardandoci ancora negli occhi direbbe piuttosto con san Paolo: “Non siete voi la mia opera, nel Signore?” (1Cor 9,1).

 Egli infatti, prima ancora che l’edificio con i suoi grandi spazi, ha edificato Cristo e l’amore di Dio nel cuore delle tante persone che ha incontrato. L’archivio parrocchiale è ancora pieno di foglietti e pagine con le sue idee, i suoi modi pastorali, le sue invettive, le molteplici attività, i conti numerici dietro le immaginette o tra i fogli della predica: segno di disponibilità e distacco anche dagli affetti più cari quando si tratta di lavorare per il Regno di Dio, pronto ad imparare da ogni esperienza della vita, capace di chiamare le cose per quello che sono con la crudezza e la grettezza, con la prontezza e la fortezza di un capo per essere fedele al Vangelo, senza tradirlo. Per questo al mattino prima della messa vi era la recita  per intero del breviario e il primo rosario, poi tra ammalati da visitare o la scuola da assolvere cominciava la sua giornata. E il pomeriggio già alle 15,00 seduto in cortile, a pendoloni sulla sedia, per fare da controllore “spietato” ai ragazzi che giocano a calcio o alla pallacanestro nella VIRTUS. E in quelle giornate c’era di tutto: la sua era un’eloquenza libera perché parlava chiaro, sbagliava a parlare, diceva tutto in faccia e dietro, e ti portava rancore. Per questo tante volte non fu capito e fece soffrire. Ha sofferto anche lui, molto. Eppure siamo tutti qui. Se la Chiesa è una grande madre, è come un antico e solido albero il cui tronco è pieno di incisioni e ferite, ma sul quale a primavera spuntano sempre gemme nuove e foglie fresche. Certamente ciò che p.Greco ha proposto con la sua vita è come una foglia fresca che è andata sempre più diventando un ramo frondoso del grande tronco della Chiesa. Per questo motivo egli si dimostra molto attento alle realtà sociali: crea posti di lavoro con i cantieri edili per la costruzione dei locali parrocchiali; offre la possibilità agli insegnanti di fare scuola in parrocchia, tramite il suo ruolo di membro del consiglio dell’ospedale cittadino valorizza le professioni sanitarie, si spende nell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica “Luigi Sturzo”.

La sua è una natura come quella del fuoco, passando terribilmente da quello dell’amore a quello che ti incenerisce!  Un fuoco che ti riscalda perché amichevole e tenero se ci stai lontano, un fuoco le cui faville sanno essere brusche e ti incendiano se non ti allontani. Così infatti era il suo “non salutarti” e il suo clamore. Ma era un fuoco che desideravi, in quanto se non ti vedeva, perché ti aveva cacciato fuori, subito ti mandava i messaggeri per riavvicinarti; per questo fu definito dai confratelli il burbero benefico! Chi non ricorda quel capo spettinato in quel viso dal tono austero: “Ci isti a Missa a duminica?” o quell’invito annuale: “Ta facisti a tessera?”

O quell’ammonimento severo se a scuola ti comportavi male, la sospensione dall’oratorio per le brutte azioni o se eri scappato dai locali al momento della passeggiata serale per la recita del Rosario. Ti urlava dall’altare per le maniche troppo corte che indossavi o se capiva che guardavi una ragazzina per poi incontrarla fuori dalla chiesa. Questo perché era un fuoco che ti guardava, spiava, sorrideva e si inteneriva con una vibrazione che non capivi cos’era, ma sentivi che c’era una cosa più grande di lui: dentro la carne di un uomo c’era il Divino.

Dal 1981, la sua forte natura scrupolosa lo porta a interrogarsi seriamente sull’opera da lui svolta nel ministero, non sa se ha fatto bene nella sua vita e se  il Signore è contento di lui, racconta ai più intimi di sentirsi da solo pur avendo tutto, comincia a isolarsi, dimentica spesso le  cose perché il pensiero dei debiti che lo assalgono è grave, si chiede se ha pagato bene  l’operaio di turno, è in preda ad un esaurimento nervoso, la sera dopo aver chiuso la chiesa ritorna indietro per vedere se la lampada del SS.mo è rimasta accesa… Desidera vivere in modo più radicale il suo apostolato sacerdotale ed entra a far parte della Famiglia dell’Amore Misericordioso di Madre Speranza, a Collevalenza e, successivamente proprio perchè “ha bisogno di capire se ha fatto tutto bene nella sua vita e se ha agito veramente per la gloria di Dio” – così egli scrive – aderisce  al ramo sacerdotale dell’Opera della Regalità.

La sua azione pastorale, purtroppo, fu alla fine tragicamente frenata, e poi interrotta, dalla malattia del diabete che intanto lo erodeva. E dall’autunno del 1994 lo si vedeva stentato nel camminare, stanco, trascinando i piedi, mal sorretto dal suo bastone di legno quasi inservibile; si poggiava tra i banchi della chiesa per andare in sacrestia, il suo passo segnato dal ticchettio delle scarpe di suola. Un’impressione vedere quell’uomo nella sua corta veste talare dentro quello splendore di luci delle vetrate della chiesa, come in una bomboniera! Nel 2000 lascia la parrocchia dopo 42 anni.  A casa, tra un ciclo di dialisi ed un altro, sorregge sempre il breviario e tra le mani stringe la corona del Rosario cosi come per tutta la vita l’ha portata al collo durante la notte. Muore in ospedale, a Catania, il 4 giugno 2004, primo venerdì del mese del Sacro Cuore al quale aveva donato la sua vita.

Dall’11 novembre 2022 la presenza dei resti mortali di p.Greco nella nostra chiesa ci vuole ricordare il suo zelo, la sua passione e il suo impegno per l’edificazione del Regno di Dio e sia da esempio e modello da imitare.  Perché, come scrive il Foscolo:

A egregie cose il forte animo accendono

l’urne de’ forti, o Pindemonte;

e bella e santa fanno al peregrin

la terra che le ricetta.

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