Catania ricorda il 30° di Episcopato dell’Arcivescovo emerito Mons. Gristina: discreto e paterno

La Chiesa di Catania, nella persona dell’Arcivescovo Mons. Luigi Renna, ha reso omaggio in una solenne Concelebrazione Eucaristica a Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo emerito, per il 30° anniversario di Episcopato. A conclusione della liturgia Eucaristica è stato fatto dono a Mons. Gristina del proprio ritratto che verrà collocato nel Salone dei Vescovi dell’Arcivescovado, accanto agli altri dipinti dei Pastori che hanno guidato l’Arcidiocesi etnea.

Di seguito il saluto iniziale di Mons. Renna, al quale seguirà l’omelia di Mons. Gristina:

Carissima Eccellenza,

sono passati trent’anni da quando il cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, ti ha consacrato Vescovo: hai iniziato il tuo ministero pastorale come ausiliare, in anni difficili per il capoluogo siciliano, ma intrise di tanta profezia di una Chiesa che ha saputo vivere il martirio e donare speranza. Poi il tuo ministero episcopale la Diocesi di Acireale, dove hai vissuto la responsabilità pastorale in prima persona per un breve periodo, perché il Santo Padre ti ha chiamato a guidare la nostra Chiesa di Catania. In circa vent’anni la tua vita è stata un dono per questa grande comunità, ed è per questo motivo che sento anzitutto io, in qualità di tuo successore sulla cattedra di San Berillo il dovere di ringraziare il Signore e ringraziare te. Ci sono doveri che si vivono in modo formale: non ci è consentito questo stile quanto siamo davanti a Dio e trattiamo “cose di Dio”. Per questo il mio grazie al Signore sincero ed è quello della liturgia, che nella Preghiera Eucaristica II ringrazia Dio Padre perché ci ammette di stare alla Sua presenza e compiere il servizio sacerdotale.

Grazie perché sei stato alla presenza di Dio, portando le ansie e le gioie della nostra Chiesa: nella Eucarestia celebrata in questa Cattedrale e in tutte le comunità parrocchiali della Diocesi hai elevato le mani al Signore per intercedere, hai imposto le tue mani per consacrare, hai levato la tua mano per benedire. Grazie perché hai guidato una Diocesi dalle tante potenzialità e a cui non mancano le criticità, che nel cuore del pastore hanno trovato soprattutto un atteggiamento prudente, mai affrettato, desideroso sempre di trovare vie di concordia. Grazie per il modo con cui stai vivendo questa nuova fase del tuo ministero: con discrezione nei miei confronti, con paternità verso presbiteri e laici!

Il tuo sguardo proteso a Cristo Pastore si illumini ogni giorno di meraviglia, nel vedere il Signore all’opera nella tua vita e in quella della Chiesa, soprattutto Catania, per le quale sei stato “Pastor et nauta”!

Ora ti benedice questo tuo popolo con le parole del Salmo: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vecchi e rigogliosi!” (Sal 92,15).

Possa tu portare questi frutti che sono eterni e sulle tue labbra fiorisca sempre la preghiera di un abate medievale Aelredo di Rielvaux, che chiedeva a Dio: “Ti prego per la generosità della tua misericordia, che li edifichi la mia umiltà, la mia carità, la mia pazienza e la mia misericordia. Li edifichino le mie parole e i miei insegnamenti, e giovi sempre a loro la mia orazione”!

Auguri!

+ Luigi

Il testo dell’omelia di Mons. Gristina:

Sorelle e fratelli nel Signore,

1. La celebrazione eucaristica alla quale stiamo partecipando, contiene la stessa pienezza di significato e di grazia tante volte da noi già sperimentata.

Tale pienezza costituisce anche il provvidenziale contesto della circostanza che questa sera motiva particolarmente la nostra presenza qui in Cattedrale: il ricordo del trentesimo anniversario della mia ordinazione episcopale.

Sono veramente lieto di incontrarvi nella comune dignità di invitati alla mensa della Parola e dell’Eucarestia e nella specifica ministerialità ecclesiale e civile da ciascuno di noi esercitata. Ringrazio di cuore tutti voi qui presenti ed anche coloro che lo sono tramite i buoni e graditi sentimenti manifestati in vario modo.

Desidero porgere un fraterno ed affettuoso ringraziamento al nostro carissimo Arcivescovo Monsignor Luigi Renna che ha voluto questa celebrazione. A lui associo subito gli altri Presuli concelebranti:

Il Signor Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo emerito di Palermo;

S.E. Monsignor Salvatore Pappalardo, Arcivescovo emerito di Siracusa;

S.E. Monsignor Michele Pennisi, Arcivescovo emerito di Monreale;

S.E. Monsignor Francesco Lomanto, Arcivescovo Metropolita di Siracusa;

S.E. Monsignor Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta;

S.E. Monsignor Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù;

S.E. Monsignor Rosario Gisana, Vescovo di Piazza Armerina;

S.E. Monsignor Guglielmo Giombanco, Vescovo di Patti;

S.E. Monsignor Giuseppe Schillaci, Vescovo di Nicosia;

S.E. Monsignor Giuseppe La Placa, Vescovo di Ragusa.

Anche a nome di questa eletta assemblea liturgica, li ringrazio sentitamente, comprendendo bene l’impegno che ha loro richiesto il trovarsi qui con noi questa sera.

Esprimo anche cordiale gratitudine alle distinte Autorità.

Per voi qui presenti e per tutte le persone con le quali condividete la responsabilità della promozione del bene comune, assicuro volentieri un ricordo quotidiano nella preghiera.

Un pensiero speciale per tutte le persone chiamate a gestire la complessa vicenda delle navi presenti nel nostro porto e coinvolte nell’operazione di salvataggio dei migranti fuggiti da luoghi dove ci sono guerre, violenza di ogni genere e calamità naturali, e che cercano condizioni migliori di vita presso di noi.

Un saluto ricco di ricordi particolarmente cari alla rappresentanza proveniente da Sciara, mio paese di origine.

2. Questa celebrazione avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 3 ottobre, ma, e molto opportunamente, è stata rinviata perché l’indomani, 4 ottobre, i vescovi dovevamo trovarci a Noto per l’ordinazione del vescovo eletto di Mazara del Vallo, S.E. Monsignor Angelo Giurdanella.

Lo spostamento di data evidentemente non impoverisce il significato della nostra celebrazione come rendimento di grazie al Datore di ogni dono. Inoltre, il trasferimento alla data odierna ha per me un bell’effetto perché mi permette di ricordare una persona che ha fortemente segnato gli anni della mia formazione nel Seminario di Palermo. Infatti, tra i santi oggi ricordati nel Martirologio romano c’è S. Ernesto, nome del Cardinale Ruffini, Arcivescovo di Palermo nel periodo 1946-1967. Quindi, il 7 novembre, suo giorno onomastico, in Seminario avevamo il dono della vacanza scolastica ed altri segni di festa che rendevano attesa e gradita la ricorrenza.

Non potendo dilungarmi nei riguardi del Cardinale Ruffini, sono lieto di poter almeno esprimere pubblicamente i filiali sentimenti di affetto e di gratitudine che nutro verso la sua venerata persona. Esprimo pure l’auspicio che il grato ricordo della Chiesa palermitana verso questo suo grande pastore, renda possibile un più ponderato e sereno giudizio da parte dei vari ambienti che vogliono occuparsi della persona e dell’opera del Cardinale Ruffini.

Stessi sentimenti di affettuosa gratitudine rivolgo anche al suo successore, il Cardinale Francesco Carpino, che guidò sapientemente e paternamente i miei ultimi passi verso il sacerdozio.

3. Il 3 ottobre 1992 nella Cattedrale di Palermo ricevevo l’ordinazione episcopale. Imponevano le mani sul mio capo ed elevavano al Signore la preghiera di ordinazione il Card. Pappalardo e gli altri vescovi che partecipavano, numerosi, alla celebrazione.

Mi pare opportuno ricordare quell’evento di grazia con un breve riferimento alla prima lettura di questa santa messa (Tito 1,1-9). San Paolo, servo di Dio e Apostolo di Gesù Cristo, ricorda a Tito, suo vero figlio nella fede, di averlo lasciato a Creta per stabilire responsabili in ogni città. L’Apostolo usa nei loro riguardi i termini di presbiteri e vescovo, e si dilunga circa le qualità che essi devono possedere per essere amministratori di Dio e in grado di esortare con la loro sana dottrina. Con un linguaggio più aderente ai nostri tempi, potremmo dire che Tito fu incaricato di cercare buoni candidati all’episcopato e di costituirli capi della comunità tramite l’imposizione delle mani con il dono dello Spirito Santo, elementi essenziali e perenni di ogni ordinazione episcopale, sacerdotale e diaconale.

Le istruzioni che Paolo diede a Tito risuonano nel dialogo tra il vescovo ordinante ed il presbitero che sta per essere ordinato, il quale assume pubblicamente solenni impegni. Noi vescovi ricordiamo in modo indelebile quel momento. Ricordo con quale solennità e chiarezza di voce il Cardinale Pappalardo mi interrogava e con quale emozione io pronunziavo i miei “Si, lo voglio”.

4. L’ordinazione episcopale produce, fra l’altro, un particolare vincolo tra l’ordinante e l’ordinato, che si esprime nella cosiddetta “genealogia episcopale” che ricostruisce e tramanda le origini e le discendenze tra gli ecclesiastici vescovi. Ogni vescovo può esibire la propria genealogia. Per quanto mi riguarda, io posso riferirmi al Cardinale Salvatore Pappalardo, a sua volta ordinato dal Cardinale Amleto Giovanni Cicognani, ordinato dal Cardinale Raffaele Carlo Rossi…fino al cardinale Scipione Rebiba, nato a San Marco d’Alunzio (ME e diocesi di Patti), il 3 febbraio 1504, ordinato Vescovo il 14 maggio 1541 e morto a Roma il 23 luglio 1577. Gli esperti, alla luce dei dati storici oggi disponibili, si fermano a lui, ponendolo al vertice della genealogia episcopale di più del 90% dei vescovi viventi.

Questi accenni non costituiscono semplice erudizione, ma vogliono spingerci più in alto per comprendere meglio il mistero della Chiesa. Essa, infatti, “si presenta come un popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (LG 4). Dall’origine trinitaria della Chiesa deriva anche la sua apostolicità. Infatti, Gesù, scelse e costituì i Dodici Apostoli e chiamò anche Paolo. Gli Apostoli, guidati dallo Spirito Santo, hanno preparato e costituito i loro successori. Questa catena arriva fino a noi nelle persone e nel ministero dei vescovi di oggi, come illustrato nel prefazio I degli Apostoli di questa celebrazione.

5. Queste sono le certezze da cui partire per comprendere l’identità e la missione dei Vescovi. In particolare, la missione è luminosamente evidenziata negli impegni da noi assunti durante l’ordinazione: totale dedizione al ministero; annunzio del Vangelo; custodia e trasmissione del deposito della fede; comunione con i fratelli vescovi e “fedele obbedienza” al successore dell’Apostolo Pietro, oggi Papa Francesco; valorizzazione della collaborazione dei presbiteri e dei diaconi nella cura paterna del popolo santo di Dio; accoglienza misericordiosa dei poveri e di tutti i bisognosi di conforto e di aiuto; essere buon pastore che va in cerca delle pecore smarrite; pregare senza mai stancarsi per il popolo santo di Dio.

Questo elenco, sorelle e fratelli nel Signore, è talmente impegnativo da giustificare l’augurio e l’assicurazione che l’ordinando riceve: “Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento”. Questo compimento lo vediamo realizzato nei santi vescovi che mai mancano nella Chiesa. I fedeli hanno sempre potuto constatarlo, ed anche ciascuno di noi ha avuto la gioia di incontrare figure esemplari ed indimenticabili di vescovi. Ne ringraziamo il Signore, al Quale incessantemente chiediamo di arricchire i nostri vescovi di ogni dono necessario allo svolgimento della missione loro affidata.

6. Ogni volta che richiamo a me stesso gli impegni che ho assunto il 3 ottobre 1992 ed anche adesso che li ho ricordati, sorge in me la domanda: “sono stato fedele a tali impegni?”. La risposta, sorelle e fratelli carissimi, è data dall’atto penitenziale che con voi ho compiuto all’inizio della celebrazione: “Confesso a Dio onnipotente ed a voi fratelli e sorelle che ho molto peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni…” Il Signore sa che non sto facendo retorica, per questo mi conforta con la sua misericordia ed il suo perdono.

7. Da peccatore continuamente perdonato, posso, ma senza alcuna pretesa di bilanci fuori luogo, condividere con voi la gioia di accennare all’impagabile onore che il Signore mi ha fatto chiamandomi a lavorare, da Vescovo, nella sua vigna.

Dapprima, come ausiliare degli Arcivescovi di Palermo, i Cardinali Salvatore Pappalardo e Salvatore De Giorgi, entrambi maestri affettuosi e bravi che mi hanno iniziato alla vita ed al ministero episcopale.

Successivamente, e seppur per il breve tempo di tre anni e qualche mese, ho esercitato il ministero episcopale nella Chiesa di Acireale. Anni indimenticabili anche per la imprevedibile, ma convinta eppur sofferta obbedienza alla designazione pontificia che mi ha trasferito a questa sede Arcivescovile. Ciò avveniva nel caldo pomeriggio del 6 agosto 2002 e nel pieno rispetto delle vigenti norme canoniche.

Posso affermare con umiltà e verità che da allora mi sono sforzato di vivere il ministero in questa santa chiesa catanese con quanta maggiore fedeltà possibile agli impegni assunti al momento della ordinazione episcopale. Alle mie deficienze ha largamente supplito la grande misericordia del Signore che pure mi ha dato tante gioie.

8. Anzitutto, la fraternità con i presbiteri ed i diaconi della chiesa catanese: vi ringrazio, carissimi fratelli, perché abbiamo potuto vivere ed operare insieme per il Signore e a vantaggio delle sorelle e dei fratelli affidati alla nostra carità pastorale.

Inoltre, continuando qui a Catania la bella usanza, iniziata a Palermo e ad Acireale, di valorizzare nelle domeniche la graditissima compagnia dei seminaristi, ho potuto anche così testimoniare l’attenzione verso il seminario, le cui vicende hanno sempre suscitato nel mio cuore le dovute risonanze.

Dono del Signore è stata l’edificazione ricevuta dalla testimonianza delle persone di vita consacrata incontrate in questa Arcidiocesi.

Altro dono particolarmente incoraggiante è consistito nella possibilità di gustare la bellezza e la gioia di stare insieme come fratelli e sorelle nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti, di cui è particolarmente ricca la nostra Chiesa.

Tutto questo l’ho sperimentato specialmente durante il tempo benedetto della prolungata Visita pastorale che ci ha fatti crescere come “popolo e pastori insieme”, come “Chiesa in uscita” per portare e testimoniare il Vangelo a tutti ed in ogni ambiente. Tanto fervore e tanta operosità ci sono stati possibili perché il Signore ha sempre agito insieme a noi (cfr. Mc 16, 20), arricchendoci dei doni dello Spirito Santo. Da parte mia, un affettuoso ringraziamento a tutte le persone che generosamente hanno fatto fruttificare nella nostra amata Chiesa catanese i doni, le grazie e i carismi ricevuti dalla Trinità Santissima.

La pandemia del covid-19 ha messo alla prova pure noi; tuttavia, abbiamo sperimentato che il Signore non ci ha abbandonato: tutt’altro…

9. E così siamo giunti alla data del 19 febbraio 2022. Nel pomeriggio e in questa cattedrale ha avuto inizio il ministero episcopale di Mons. Luigi Renna, da Papa Francesco nominato l’8 gennaio scorso nuovo Arcivescovo Metropolita di Catania. Queste circostanze mi hanno reso Arcivescovo emerito di Catania, facendomi entrare in una nuova stagione della mia esistenza.

In questo momento ancora una volta desidero ringraziare il Signore che nella sua provvidenza ha disposto le migliori modalità nel cambiamento del governo pastorale nella Chiesa Catanese. Infatti, ciò si è verificato nella nomina del nuovo arcivescovo ed è avvenuto nel tempo in cui si consolida il superamento della pandemia e, soprattutto, nel tempo dei primi impegni della stagione sinodale che il Signore concede ed affida alla Chiesa.

Come sapete, ho deciso di restare qui a Catania nella casa del clero canonico Tullio Allegra. Ringrazio il nostro Arcivescovo perché, nel primo saluto che ci ha rivolto l’8 gennaio scorso, ha fatto riferimento alla mia scelta nei seguenti termini: “…Caro don Salvatore, ci attende un cammino di comunione che sarà il più bell’annuncio di quello che è capace di «fare» il Vangelo nella vita degli uomini”. Grazie di cuore, carissimo fratello Luigi: il cammino è già felicemente iniziato nel nome del Signore e nella gioia della fraternità episcopale. Ringrazio anche i fratelli presbiteri con i quali condivido l’ospitalità nella casa del clero: sono lieto di sperimentare con loro come è squisito il dono che il Signore ci ha fatto tramite la realizzazione di questa iniziativa.

10. Per qualche ulteriore accenno alla nuova stagione della mia vita faccio riferimento alla pagina del Vangelo poc’anzi proclamato (Lc 17,1-6) e precisamente alla supplica che gli Apostoli rivolsero al Signore: “aumenta la nostra fede”.

Oggi e nel futuro sarò nella Chiesa di Catania unito ai fratelli e alle sorelle che dicono al Signore: “aumenta la nostra fede” affinché crediamo che Egli pastore eterno ci conduce sotto la guida di colui che è stato costituito nostro pastore, il Vescovo Luigi. Prego con tanta fiducia affinché la Chiesa di Catania possa vivere una proficua stagione sinodale nella fervorosa comunione e nella convinta partecipazione per una feconda missionarietà.

Chiedo al Signore di aumentare la mia fede nel suo amore che non mi abbandona e che, anzi, mi rende capace di gioire e di meravigliarmi ancora, come pure di potere esercitare, nella mia condizione di emerito, il dono del santo ministero ricevuto. Al riguardo, esprimo viva riconoscenza ai presbiteri e alle istituzioni che mi offrono graditissime possibilità di ministero.

Il Signore aumenti la mia fede affinché si realizzi in me quanto gli abbiamo chiesto nel salmo 89 delle odierne Lodi mattutine: “insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”, la sapienza di sapere che “non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13-14). La meditazione del settimo capitolo della costituzione dogmatica del Vaticano II “Lumen Gentium” (L’indole escatologica della Chiesa peregrinante e la sua unione con la Chiesa celeste) ci illustrerà la ricchezza di impegni che questa prospettiva comporta.

11. Gesù, agli Apostoli che chiedevano che Egli aumentasse la loro fede, rispose: “se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”.

Signore Gesù, non pretendiamo di verificare con un tale grande miracolo la nostra crescita nella fede. Ci basta che tu ci conceda di vederci sradicati dalla immobilità del nostro egoismo e protesi allo slancio di una vera figliolanza verso il Padre e di una autentica fraternità verso le persone che incontriamo nella vita di ogni giorno.

Ci animi sempre così il tuo Santo Spirito e ci accompagnino in questo perenne movimento la Vergine SS.ma Madre tua e nostra, la nostra patrona Sant’Agata, i santi e le sante che veneriamo nelle nostre comunità.

Così sia sempre per tutti noi.

+ Salvatore Gristina

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