Lettera apostolica a 400 anni dalla morte di S. Francesco di Sales: Tutto appartiene all’amore

di Giuseppe Adernò

Una delegazione della Comunità parrocchiale dei Martiri Inglesi di Sant’Agata Li Battiati, guidata dall’Arcivescovo Mons. Luigi Renna, dal parroco Don Daniele Lo Prinzi e dal sindaco del comune Marco Nunzio Rubino ha partecipato a Roma alla prima udienza pontificia del mercoledì dopo Natale ed ha offerto a Papa Francesco una splendida pergamena con l’effige di Sant’Agata. Il Papa ha benedetto le artistiche quattro croci scolpite in pietra, che saranno collocate nell’erigenda chiesa dei Martiri Inglesi a Sant’Agata Li Battiati, della quale prossimamente sarà benedetta la prima pietra.

All’udienza Papa Francesco ha annunciato la lettera apostolica “Totum amoris est”, Tutto appartiene all’amore – nel quarto centenario della morte di S Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Francesco di Sales (1567 – 1622) era un nobile sabaudo, e fece studi giuridici a Parigi e Padova prima di scegliere la via del sacerdozio. Fu mandato pastore nello Chablais, in una regione prevalentemente calvinista. La sua attività pastorale fu instancabile, prima come coadiutore del Vescovo di Ginevra, e poi da Vescovo della diocesi dal 1602 al 1622.

Il suo zelo apostolico lo ha reso appassionato missionario del Vangelo, utilizzando la carta stampata e i messaggi che giungevano ai fedeli.

Aveva avuto la nitida percezione del cambiamento dei tempi” e si è reso protagonista di una modalità nuova per annunciare la Fede, antesignano della free press per il lavoro di informazione per contrastare la Riforma calvinista. Papa Benedetto XVI lo ha definito “un testimone esemplare dell’umanesimo cristiano”.

L’annuncio del Vangelo si apre a nuovi e imprevedibili orizzonti, in un mondo in rapida transizione”, e S. Francesco di Sales divenne il precursore di una Chiesa non autoreferenziale, capace di rispondere ai “bisogni concreti e alle attese spirituali del nostro popolo”, “libera da ogni mondanità ma capace di abitare il mondo, di condividere la vita della gente, di camminare insieme, di ascoltare e accogliere”.

Sull’esempio di San Francesco di Sales, Papa Francesco ammonisce a stare attenti “a non scivolare nella caricatura mondana del Natale, ridotta a una festa consumistica e sdolcinata. Ci vuole fare la festa. Ma questo non è Natale. Il Natale è gioia e festa, ma è una lezione di umiltà e di bontà, “Non è un buonismo ipocrita che nasconde la ricerca dei piaceri e delle comodità”.

Il mistero di Dio che si umilia e diventa uomo per noi è visto “concretamente nel punto focale del presepe, cioè nel Bambino che giace nella mangiatoia”, che è il segno che “Dio ci dà a Natale”, e che mostra “lo stile di Dio” che si manifesta nei valori delle “vicinanza, compassione e tenerezza. Con questo suo stile, Dio ci attira a sé. E citando la metafora adoperata da S Francesco di Sales “La calamita attira il ferro e l’ambra attira la paglia e il fieno, cioè, sia che siamo ferro per la nostra durezza, sia che siamo paglia per la nostra debolezza, dobbiamo farci attirare da questo celeste piccolo Bambino” rinnova il messaggio sullo stile di Dio che “Non ci prende con la forza, non ci impone la sua verità e la sua giustizia. Vuole attirarci con l’amore, con la tenerezza”.

Concludendo il discorso dell’udienza, Papa Francesco ha raccomandato: “Non desiderare nulla e non rifiutare nulla, accettare tutto quello che Dio ci manda. Ma attenzione! Sempre e solo per amore, perché Dio ci ama e vuole sempre e solo il nostro bene. Guardiamo Gesù predicare, guardiamo Gesù nella mangiatoia. Questa è la strada che Gesù ci offre, è la strada della felicità”.

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