«Coprirsi il volto significa smettere di guardare la realtà con i propri occhi e indossare gli occhiali di Dio, perché Lui guarda dove c’è un popolo oppresso». Questa frase di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio CEI per i problemi sociali e il lavoro, racchiude l’essenza della profonda catechesi quaresimale tenuta presso la Cattedrale di Catania.
Bignami, che è anche autore del saggio “Dare un’anima alla politica”, ha presentato la figura biblica di Mosè come l’archetipo di una vera e propria “vocazione politica” che nasce dall’incontro con il divino. Commentando il brano dell’Esodo, ha spiegato come il miracolo del roveto ardente costringa Mosè a cambiare radicalmente la propria prospettiva: deve smettere di essere un fuggitivo per trasformarsi in una guida consapevole del dolore del suo popolo.
«Solo così Mosè scopre la sua vocazione politica, cioè che quel popolo oppresso lo riguarda e lui deve smettere di stare lontano da quella situazione». L’impegno civile non nasce dunque dall’ambizione personale o dalla ricerca di potere, ma dalla capacità di scorgere la sofferenza degli altri. Bignami ha citato con ammirazione il siciliano Giorgio La Pira, lo storico sindaco di Firenze nativo di Pozzallo, che seppe mettere al centro della sua azione le categorie più fragili — dai disoccupati ai senzatetto — attraverso scelte spesso incomprensibili per la logica mondana ma radicate in una profonda spiritualità. In un’epoca in cui la politica è spesso screditata e vista come una gestione opaca di interessi privati, il messaggio di Bignami è un invito a recuperare lo sguardo di chi sa dare voce a chi non ne ha.
Affrontando la crisi di partecipazione che affligge le democrazie moderne, don Bignami ha ricordato con rammarico come oggi in Italia ormai «uno su due non va più a votare», un dato eclatante che riflette una sfiducia strutturale verso le istituzioni. Ha però ribadito con forza che «la politica è una realtà importante, positiva, bella, non si può vivere in una società senza politica», esortando i fedeli a riappropriarsi di questa dimensione senza cedere alla violenza verbale o al cinismo. Citando il Vangelo, ha operato una chiara distinzione tra l’obbedienza alle autorità e il primato della coscienza: «Date a Cesare quello che è di Cesare date a Dio quello che è di Dio… a Dio devi dare ciò che è autenticamente Suo, cioè la tua coscienza».
La politica, pur necessaria, non deve mai diventare un’idolatria, poiché nessuna scelta umana potrà mai coincidere perfettamente con il progetto divino; per questo, il cristiano deve abitare le istituzioni con spirito critico e libertà interiore.
Al cuore della riflessione è stata posta la lavanda dei piedi come modello supremo dell’agire pubblico: mentre i capi delle nazioni dominano e schiacciano, tra i discepoli di Cristo «non sia così. Chi è il più grande tra voi si faccia servo». Questa logica del servizio è alla base della “migliore politica” di cui scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, dove la fraternità diventa il criterio etico fondamentale per tenere insieme la comunità e costruire la pace universale. Bignami ha sottolineato che «la guerra è il fallimento della politica» e che il compito primario di chi governa deve essere tessere legami di unità.
Infine, don Bignami ha rivolto una sfida diretta alla città di Catania e alle sue comunità cristiane: «Qual è la vocazione di questo territorio per cui Catania è unica al mondo? Se lo scopro mi metto al servizio». Riprendendo il pensiero di La Pira, ha descritto due modi contrapposti di stare nella storia: fare surf sulla superficie delle onde agitate dai conflitti social o essere “subacquei”, capaci di scendere nel profondo della realtà. «Il credente sa stare dove ci sono le correnti profonde della storia perché esse tendono all’unità all’armonia».
Correnti che rappresentano il desiderio universale di pace e dignità dei popoli, che va intercettato studiando i problemi con competenza e serietà. Tale responsabilità riguarda ogni cittadino, poiché anche chi è fragile, malato o disabile possiede una particolare «competenza circa l’umano» indispensabile per giudicare se una società è davvero inclusiva.
Ricordando l’ottavo centenario di San Francesco d’Assisi, Bignami ha indicato nella sua capacità di incontrare il diverso il metodo per “disinnescare il dominio” e promuovere il dialogo.
In conclusione l’appello a non restare alla finestra, ma a partecipare attivamente alla cura della polis, affinché la città degli uomini diventi un riflesso visibile del progetto di Dio, superando la retorica del consenso per costruire una democrazia reale, solidale e capace di offrire speranza alle nuove generazioni.