«Cristo si è fatto solidale ad ogni uomo, al dolore dell’uomo, non per lasciarlo tale, ma per una speranza di risurrezione». L’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, ha presieduto la Via Crucis dei lavoratori, un cammino di fede e riflessione che ha attraversato il lungomare di Ognina, trasformando la costa catanese in un moderno Calvario dove le stazioni della passione si sono intrecciate con le sofferenze del mondo occupazionale odierno.
L’evento, svoltosi il 20 marzo 2026, ha visto una partecipazione corale: accanto alla Chiesa, rappresentata dall’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro e dal Santuario di Santa Maria di Ognina, erano presenti diverse realtà sindacali e i volontari della Misericordia, a testimoniare un fronte comune per la dignità dell’uomo. Il senso della celebrazione è stato racchiuso nella consapevolezza che Gesù «non porta una croce sua, ma la croce che gli ha costruito l’umanità. La croce di dolore che l’umanità costruisce per tante persone fragili e vittime».
Il Mediterraneo e il peso della guerra
Sostando davanti al porticciolo, lo sguardo dell’arcivescovo si è allungato sul mare: «Questo Mediterraneo è un luogo che dovrebbe unire e invece in questo momento divide. È un luogo sul quale passano aerei, passano droni, è un luogo sul quale imperversa una guerra che può diventare dalle dimensioni mondiali». Renna ha denunciato come il conflitto ferisca direttamente il lavoro, citando l’aumento dei costi energetici che impedisce a molti di «sbarcare il lunario» e lodando, per contrasto, la coscienza dei portuali di Genova che si sono rifiutati di imbarcare armi: «Il riarmo è sempre una sconfitta della umanità… quando c’è la pace fiorisce il lavoro».
Sicurezza e legalità: la tappa del dolore
Il tema della sicurezza è stato centrale, ricordando anche i danni subiti dal territorio e dai pescatori durante il ciclone Harry. Don Alfio Carbonaro, direttore della Pastorale Sociale, ha ribadito l’impegno per il «lavoro dignitoso perché ogni lavoratore ha diritto alla sua ricompensa e nel modo giusto», affidando alla misericordia divina un territorio provato da «situazioni di morte sul posto del lavoro per mancanza di sicurezza».
In questo scenario, un momento di altissima tensione emotiva è stata l’undicesima stazione, che ha fatto tappa nel luogo dove, il 30 maggio 2025, è avvenuto l’omicidio di Santo Salvatore Giambattista Re. Il trentenne fu ucciso a coltellate nei pressi di piazza Mancini Battaglia da un parcheggiatore abusivo, una ferita ancora aperta che incarna le storture di un sistema dove la mancanza di legalità sfocia in tragedia.
Nuove schiavitù e riscatto
Monsignor Renna non ha risparmiato critiche alle nuove forme di sfruttamento, citando esplicitamente la lotta dei rider – definita «una nuova forma di caporalato» – e le piaghe del lavoro nero nelle campagne della Piana di Catania. Il richiamo a Giovanni Verga è servito a sottolineare la necessità di un riscatto che superi il fatalismo: «Crediamo profondamente nella forza della risurrezione e crediamo quindi che l’uomo possa reclamare i suoi diritti, che lo Stato e i datori di lavoro glieli possano riconoscere».
In conclusione, padre Angelo Mangano, parroco del Santuario, ha affidato il cammino dei lavoratori a Maria Santissima, auspicando che la Chiesa continui a essere presente nelle realtà del territorio. L’obiettivo della Pastorale, come sottolineato da Renna, deve essere quello di «stare sul pezzo», informando e coinvolgendo, affinché luoghi segnati dal dolore non diventino di disperazione, ma di speranza e identità per tutta Catania.
