Le luci del palco, i cori, gli striscioni delle parrocchie e migliaia di ragazzi seduti ai piedi dell’Etna. Nicolosi, per una sera, è diventata il cuore giovane della Chiesa catanese. Da tutta la diocesi sono arrivati gruppi, animatori, educatori, sacerdoti e famiglie per vivere la Pentecoste dei Giovani 2026, l’appuntamento promosso dalla Pastorale giovanile dell’Arcidiocesi di Catania, guidata da don Matteo Minissale, quest’anno intitolato “Jumping Hope.

Una festa fatta di musica, testimonianze, preghiera e incontri, culminata con la celebrazione presieduta dall’arcivescovo Luigi Renna. Sull’altare, in questo Anno Agatino, era presente anche la reliquia di Sant’Agata, segno del legame tra i giovani della diocesi e la patrona catanese.

Ma nel cuore della serata è risuonata soprattutto una parola: pace.

«Noi siamo quelli ai quali il Signore ha dato il suo Spirito: una forza non per armare ma per disarmare», ha detto l’arcivescovo nell’omelia, davanti a migliaia di giovani raccolti nella piazza. Un passaggio accolto in silenzio, mentre il vescovo richiamava le guerre che attraversano il mondo e il rischio di una cultura che abitua alla violenza.

«In un tempo nel quale tanti ragazzi hanno il mito delle armi, armi che autodistruggono, armi che fanno stragi anzitutto di se stessi e poi degli altri», ha detto Renna, parlando di un mondo nel quale spesso «non ci sono più giornalisti che raccontano ciò che avviene», richiamando i drammi contemporanei e i grandi orrori della storia.

L’omelia si è poi soffermata sulla figura di don Pino Puglisi, il sacerdote palermitano ucciso dalla mafia nel 1993, indicato come esempio concreto di un cristianesimo capace di seminare pace dentro territori segnati dalla morte. «Quel prete siciliano di cui dobbiamo andare fieri», lo ha definito l’arcivescovo, ricordando il suo lavoro tra i giovani nei quartieri dominati dalla criminalità e dallo spaccio.

Renna ha raccontato anche un episodio legato alla mostra dedicata a 3P: una madre che non riusciva a perdonare chi aveva ucciso il figlio. Don Puglisi non le chiese gesti impossibili, ma soltanto di continuare il cammino. «Torna, non ti preoccupare, arriverà il momento». Da lì il richiamo allo Spirito Santo che «lavora dentro di noi come una goccia che giorno dopo giorno scava la pietra del nostro cuore».

Dopo la celebrazione la serata è proseguita tra musica, giochi a premi e momenti di animazione. Lo stesso arcivescovo si è fermato a lungo insieme ai ragazzi, partecipando ai balli di gruppo e ai meme più popolari del momento, fino all’ormai immancabile “Six Seven”, condividendo con i giovani sorrisi, fotografie e momenti di festa fino a tarda sera.

Tra canti, luci e piazze piene di ragazzi, la Pentecoste dei Giovani ha riportato al centro una domanda: come costruire pace in un tempo che sembra abituarsi alla guerra.

E la risposta affidata ai giovani è arrivata proprio dal Vangelo della Pentecoste: «Pace a voi».

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