“Magnifica humanitas”, l’enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’IA, di Leone XIV si colloca nel solco della “tradizione vivente”della Dottrina sociale della Chiesa e del Concilio Vaticano II. Il problema dell’IA è affrontato nell’orizzonte che ha come riferimento ultimo l’inalienabile dignità della Persona umana. Il Papa riconosce che lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a migliorare le condizioni di vita dell’umanità; ma, allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato le sue ambiguità.
Quali le opportunità e quali i rischi? Leone propone due icone bibliche: la costruzione della Torre di Babele(Gen. 11,1-9), simbolo dell’arroganza umana che vuole edificare la Città senza Dio, oppure la ricostruzione di Gerusalemme (446-445 a.C., Neemia 1-2): “un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre, dove ognuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore” (MH n 8). Oggi, “questa magnifica umanità in Gesù Cristo” può scegliere: “far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile”. Oppure, al contrario, può “costruire un mondo disumano e più ingiusto”: Gerusalemme o Babele.
La necessità di un nuovo quadro spirituale, etico e politico
“Di per sé, le innovazioni dell’intelligenza artificiale, delle scienze cognitive, della nanotecnologia, della robotica e della biotecnologia possono diventare un grande aiuto per lo sviluppo umano integrale e per la cura della Casa comune. Infatti possono essere, in un certo qual modo, una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione” [vd Gen. 1,1 ss.](MH 111). Ma, dato l’inedito potere, le nuove tecnologie “hanno bisogno di un nuovo quadro spirituale, etico e politico”, perché la tecnica non diventi il criterio per stabilire che cosa conta e che cosa può essere scartato, secondo “la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto”(MH 92). Ormai, l’IA fa “parte del nostro quotidiano”, è presente “nei processi decisionali in tutti gli ambiti e a diversi livelli: nella comunicazione, nella gestione, nel controllo” (MH101), anche nellaScuola e nelle Istituzioni. Ad esempio, ad Acqui Terme vi è l’assessora (Eva Statiella) all’umanizzazione che è un’IA; al Sindaco si affiancherà un suo avatar. C’è anche una Legge Italiana ed Europea (2024/168) che regola l’uso dell’IA.
Si noti, però, che oggi non sono gli Stati a controllare “le piattaforme, i dati e la capacità di calcolo”, ma pochi grandi attori economici e tecnologici, che creano nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze(MH 95). Pertanto, la domandaè: “quale idea di persona e di società è inscritta nei dati e nei vari modelli di IA?”, qual è la visione ideologica di chi li programma? (MH 104). L’IA non è mai un fatto puramente tecnico e neutrale, anche se “lo scarto dei deboli viene ammantato di oggettività. E così, l’ingiustizia si fa silenziosa e la compassione, la misericordia e il perdono, come gesti politici, scompaiono dall’orizzonte” (MH 103). Perciò “servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito” (MH106). E a tal proposito, il Papa sottolinea che i princìpi fondamentali della Dottrina sociale oggi si devono tradurre davanti alle nuove sfide, connesse con l’IA. Ad esempio: la “destinazione universale dei beni significa trovare modi per assicurare l’accesso universale alle tecnologie e alla formazione. La sussidiarietà chiede di proteggere la capacità delle comunità di scegliere e correggere. Il principio di solidarietà obbliga a riconoscere il lavoro invisibile, spesso sfruttato, che alimenta gli algoritmi. La giustizia sociale diviene condizione previa nella programmazione dei modelli di IA, per evitare ingiuste esclusioni e garantire il bene comune” (MH 109).
La responsabilità delle comunità cristiane
Ma a questo punto è chiamata in causa la responsabilità delle comunità cristiane “che non devono aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà, per collaborare con tutti a edificare una società più umana e fraterna” (MH 91), alla luce del Vangelo. Ciò suppone qualche domanda: i sacerdoti, educatori nella fede (vd C. Vaticano II, P.O. n 6), davanti a queste res novae quale catechesi promuovono nelle loro comunità? Oppure continuano a crogiolarsi tra obsoleti devozionismi preconciliari? Tra pizzi e merletti? Ma non possiamo dimenticare, è il monito di Leone XIV, che “l’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti” (MH 110).
Senza volere assumere obsoleti atteggiamenti luddistici di più di un secolo fa contro le innovazioni tecnologiche, bisogna convenire che l’intelligenza artificiale qualche inquietudine la dà. Soprattutto, come dice Piero Sapienza, per quanto riguarda chi gestirà questo strumento complesso che, a mio parere, deve sottoporsi a rigide regole etiche e giuridiche. Mi pongo anche la domanda se l’ Umanità avesse assoluta necessità di questa innovazione. Io penso che, in un periodo in cui la disumanizzazione impera un ricupero di una sana vita individuale e sociale sia quanto mai necessaria. Teniamo conto, inoltre, dell’ uso spregiudicato che possono attuare i social, riuscendo a mistificare la realtà del singolo e delle comunità. Forse c’era qualcosa di più urgente da fare, come creare modelli di formazione validi per i nostri giovani che dovranno affrontare la società del domani.