Messa dell’Aurora, il primo abbraccio della Città alla Santa Patrona: ecco le parole dell’Arcivescovo

Il giorno dell’abbraccio dei catanesi con la loro Santa, il 4 febbraio, vigilia della festa di Sant’Agata, nel cuore della notte i devoti della Santa giungono in Cattedrale per la tradizionale “messa dell’aurora”. Con il devozionale sacco bianco e berretto nero, una folla di persone riempie la principale chiesa della Diocesi.

Un tempo si attendeva dietro il portone chiuso per alcune ore per poi correre ad occupare i posti più vicini alla Santa. Negli anni ’70 la messa dell’aurora era riservata ai soli Canonici della Cattedrale, che nella Cappella di Sant’ Agata assistevano alla Messa celebrata dal Canonico responsabile della gestione e dell’organizzazione della festa per conto del Capitolo e del Vescovo, e partecipavano all’uscita delle Reliquie dalla “cameretta”.

Col passare degli anni la celebrazione si è allargata ad un pubblico sempre più vasto di fedeli, sino ad una apertura a tutti i devoti.

Intorno alle ore cinque del mattino la Cattedrale è stracolma di fedeli, da alcuni anni è stata introdotta anche la tradizione della recita del Santo Rosario, intercalato dall’inno di Sant’Agata. All’uscita del busto dalla “cameretta”, la preghiera lascia spazio alle grida festanti dei devoti “Cittadini, Viva Sant’Agata”, i festosi applausi, lo sventolio dei fazzoletti bianchi in segno di saluto alla Santa.

Le emozioni s’intensificano fino al momento in cui il Busto Reliquario, ricco dei preziosi gioielli, appare dai cancelli della cappella di Sant’Agata per essere collocato al centro del presbiterio, dove verrà celebrata la Messa in un’atmosfera di surreale silenzio (visto il gran numero di persone presenti) e raccoglimento.

La partecipazione dei fedeli va ben oltre gli aspetti folcloristici e di pietà popolare che caratterizzano la festa. Al termine della celebrazione le Reliquie vengono deposte sull’artistico Fercolo d’argento per il “giro esterno”. La piazza, straripante di fedeli, saluta con applausi e grida. I fuochi d’artificio e campane annunciano a tutta la cittadinanza l’inizio della festa.

Nel saluto di avvio della “processione” il Parroco della Cattedrale Barbaro Scionti illustra il significato valoriale della “consegna delle sacre Reliquie ai cittadini devoti”. Così si forma il lungo fiume di devoti, i quali con il sacco bianco tirano il cordone del Fercolo.

Omelia Arcivescovo Salvatore Gristina

Fratelli e Sorelle nel Signore,

            1. Le affermazioni di San Paolo che abbiamo oggi ascoltato nella prima lettura (1Cor 1, 26-31) e quelle di Gesù riportate nella pagina di Luca (9, 23-26), caratterizzano questa Celebrazione Eucaristica cui stiamo partecipando così numerosi e devoti: noi presenti qui in Cattedrale e voi collegati tramite i diversi mezzi di comunicazione.

         Questa celebrazione, oltre ad essere il dono che sempre possiamo ricevere dal Padre, è conosciuta e definita nel Programma dei festeggiamenti come “Messa dell’Aurora”, cioè di apertura delle due più intense giornate di grande festa e devozione nei riguardi della Concittadina e Patrona, la vergine e martire Agata.

         Partecipare a questa Messa dell’Aurora ci deve spingere, allora, non solo ad essere gioiosi ed orgogliosi per quanto la nostra Città sta per vivere, ma, soprattutto e in primo luogo, ci deve indurre ad imitare Agata nell’accogliere e nel mettere in pratica la Parola che abbiamo ascoltato.

         2. Anche Agata ascoltò quanto Paolo affermava circa la condizione sociale delle persone alla quali egli annunciava il Vangelo: non c’erano molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili nella comunità di Corinto.

         Al contrario lei, secondo la tradizione, apparteneva ad una classe sociale agiata e quindi culturalmente elevata, ricca ed influente.

         Tuttavia, Ella non si chiuse in se stessa, ma si aprì alla chiamata del Signore ed accolse il modo con cui Dio si manifestò in Cristo Gesù Crocifisso, Risorto e perciò sapienza, giustizia, santificazione e redenzione per noi.

         Agata testimoniò coraggiosamente questo stile cristiano e comprese che tutti coloro che credono, stolti o saggi, ricchi o poveri “sono in Cristo Gesù”, cioè grazie a Lui partecipano della salvezza che va oltre la semplice scala dei valori umani.

         Questa comprensione costituisce la luce e la rivelazione che ogni cristiano deve invocare dal Signore, come certamente fece ed ottenne la nostra Patrona. La vita, infatti, è tutto un contrappunto tra la sapienza dell’uomo e la sapienza di Dio, la potenza dell’uomo e la potenza di Dio, il valere dell’uomo e il valere di Dio. Vivere cristianamente significa sovvertire quei criteri negativi che spesso noi abbiamo, quelle ragioni che noi frequentemente usiamo per realizzarci e che invece di realizzarci in realtà ci logorano e persino ci distruggono.

         Ecco perché noi guardiamo oggi ancora ad Agata, ecco perché siamo venuti ad incontrarla stamane appena uscita dalla sua “cammaredda”: perché Lei non si è fatta distruggere dai falsi criteri mondani, capaci solo di assicurare un benessere temporaneo e mai la gioia vera, ma ha scelto di essere in Cristo Gesù.

         Al riguardo, è molto eloquente una pagina della sua Passione: Quinziano, ad un certo punto, le chiese “di che condizione sei tu? La beata Agata rispose: Non solo sono nata libera, ma di nobile famiglia … Il console Quinziano disse: e se attesti di essere libera e nobile, perché mostri di vivere e vestire da schiava? Sant’Agata disse: Perché sono serva di Cristo, per questo mostro di essere schiava. Quinziano disse: Ma se sei veramente libera e nobile, perché volerti fare schiava? S. Agata disse: la massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo”.

         Agata si gloriava di essere serva di Cristo, dimostrandoci come non abbiamo titoli e motivi per vantarci di fronte a Dio. Se vogliamo vantarci, facciamolo solo nel Signore, cioè riconoscendo che tutto è grazia ricevuta, dono di Lui, grazia e dono che noi dobbiamo far fruttificare per la Sua gloria e per il servizio verso il prossimo.

         3. Agata ragionava e si comportava da fervente cristiana proprio perché liberamente volle camminare dietro Gesù. E’ stata vera discepola, ha messo Gesù al primo posto e l’ha seguito prendendo ogni giorno la sua croce.

         Non possiamo negare, fratelli e sorelle, che le parole di Gesù ci scuotono. Noi non pensiamo in questo modo, impegnati come siamo spesso a gareggiare, più o meno pesantemente, per far prevalere il nostro punto di vista ed i nostri interessi. L’atteggiamento contrario non consiste nel praticare un generico buonismo o qualunquismo: Agata non fu qualunquista; fu, invece, donna buona ma coraggiosa e decisa nell’esigere rispetto per la sua dignità. Per questo redarguì fortemente Quinziano che le faceva torturare la mammella, apostrofandolo: “Empio, crudele e disumano tiranno, non ti vergogni di strappare in una donna ciò che tu stesso succhiasti nella madre tua?”.

         La mitezza e la cura delle buone relazioni umane non escludono il giusto sdegno contro ogni violenza e in difesa della dignità e dei diritti dei deboli, dei poveri, dei minori indifesi. Noi possiamo dirci veri devoti di Sant’Agata se abbiamo cura di quanti soffrono e vivono la preoccupazione, la fatica e le problematiche che la vita comporta.

         Agata in questo seppe imitare Gesù, mite e umile di cuore, ma deciso nell’agire per purificare il Tempio materiale segno della presenza di Dio, e, soprattutto, nel difendere e promuovere ogni persona piagata nel corpo e nello spirito in quanto vera dimora umana di Dio.

         4. Anche noi siamo invitati a camminare dietro a Gesù. Non lasciamoci scoraggiare né da difficoltà esterne e nemmeno dalla consapevolezza delle nostre fragilità. Sant’Agata ci rivolge l’invito ad aprire continuamente le porte a Cristo.

         Dopo aver aperto il nostro cuore alla Sua Parola, abbiamo la possibilità, con la comunione eucaristica, di accoglierLo in noi, di spalancarGli le porte della nostra esistenza quotidiana.

         Egli come buon pastore, ci guiderà anche se andiamo per una valle oscura e noi, come Agata, potremo accorgerci che Egli è sempre con noi per superare la prova.

         Per questo, o Santa nostra Patrona, noi confidiamo nella tua intercessione. Ottienici il dono della fedeltà al Signore e del coraggio nella testimonianza a Gesù Cristo.

         Ti imiteremo e saremo veramente buoni, saremo una benedizione nel nostro territorio perché cittadini operosi nel bene e tuoi veri devoti.

         Così sia per tutti noi.

Pubblicato da Museo Diocesano Catania su Lunedì 3 febbraio 2020

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