Messaggio dalla “clausura” di Biancavilla: «Quella volta che litigai con l’Angelo Custode»

di Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Carissimi Fratelli e Sorelle,

oggi devo ricordare le mie colpe e fare una confessione pubblica: ho  litigato con il mio Angelo Custode… e anche con S. Antonio di Padova.

Le cose sono andate così: quella volta avevo affidato al mio Angelo Custode una certa incombenza, era urgente, avevo fretta di essere esaudita e ci tenevo tanto. Ecco: per me era importante! Lo pregavo intensamente, ma i giorni passavano e la grazia non arrivava. Non vedendomi ascoltata, mi rivolsi a colui che io ritengo mio amico speciale: S. Antonio di Padova, perché almeno lui mi esaudisse presto. Non c’era tempo da perdere.

…Pare che entrambi si fossero messi d’accordo, nessuno dei due mi ascoltava.

Mi lamentai (per la verità mi spazientii proprio), insomma l’affare era di una certa importanza ed essi sembravano disinteressarsene e non badare affatto a me.

Comunque la cosa andò a finire così, dopo circa un mese, trascorso da parte mia nell’altalena di questi sentimenti: speranza-impazienza-fiducia-stizza, finalmente i due portarono a buon fine l’incarico che avevo loro affidato e per il quale li avevo tanto pregati e superarono le mie aspettative, cioè, in conclusione, il ritardo nell’esaudimento della mia richiesta risultò molto provvidenziale.

Confusa e pentita mi andai a confessare per avere avuto “giudizi temerari” nei confronti del mio Angelo Custode e di S. Antonio e il Confessore, stupito e divertito per questa (forse insolita) Confessione, mi diede l’assoluzione.

Però, detto fra noi, mi permettete di dirvi sinceramente che cosa penso fino in fondo?

È MEGLIO LITIGARCI OGNI TANTO COL NOSTRO ANGELO CUSTODE, ANZICHÉ IGNORARLO O TRASCURARLO DEL TUTTO,COMPORTANDOCI COME SE NON ESISTESSE

Egli esiste e ci assiste, siamo stati affidati a lui perché si prenda cura di noi ed egli lo fa con zelo. Se talvolta sembra non ascoltarci è perché vede più lontano di noi (ho imparato la lezione!).

Riguardo ai Santi, io credo che ognuno debba avere e coltivare le proprie amicizie in Cielo. Io, ve lo confido, oltre a Gesù, Maria, S. Francesco e S. Chiara, in Cielo ho due amici speciali (pochi, ma buoni!): uno è appunto S. ANTONIO DI PADOVA e l’altro è il Servo di Dio NINO BAGLIERI.

Del primo non occorre che ve ne parli, chi non conosce S. Antonio? Il secondo invece forse è ancora poco conosciuto, di lui voglio parlarvi.

Il Servo di Dio Nino Baglieri, che io considero come un fratello e, appunto, come un amico speciale, è nato a Modica (RG) l’1.5.1951. Di mestiere faceva il muratore. All’età di 17 anni, mentre stava lavorando, cade da un’impalcatura e precipita giù dal quarto piano. Ricoverato d’urgenza, Nino si accorge di essere rimasto completamente paralizzato, riesce a muovere soltanto la testa. Sua madre si oppone ai medici che propongono l’eutanasia, confidando in Dio e dichiarandosi disponibile ad accudirlo personalmente per tutta la vita. Nino passa quindi da un centro ospedaliero all’altro, senza alcun miglioramento. Nel 1970 torna a Modica: trascorre gli anni successivi nella ribellione e in un totale isolamento, rifiutando ogni contatto per evitare di essere commiserato, cosa che malsopporta. Un Venerdì Santo del 1978, mentre alcuni membri del gruppo del Rinnovamento nello Spirito e un Sacerdote pregano su di lui, Nino avverte dentro di sé una nuova forza e apre il proprio cuore a Gesù, accettando la propria condizione di malato. Da quel preciso  momento inizia per lui un cammino all’insegna della speranza e contrassegnato dal bisogno di comunicare agli altri la gioia di avere incontrato Cristo. Un giorno scopre per caso di poter disegnare con la matita in bocca e, con lo stesso sitema, impara a scrivere e si appassiona al punto da elaborare preghiere e poesie che legge alla radio locale. Le sue parole parlano al cuore e tanta gente comincia a cercarlo. Arrivano le prime telefonate, le lettere e anche molte persone che si recano in pellegrinaggio al suo capezzale per incontrarlo. La sua casa e il suo letto diventano il crocevia della speranza. Ogni giorno accoglie in casa sua circa 80 persone e la sua testimonianza arriva ovunque: da ogni continente gli scrivono e lui risponde ad oltre 7000 lettere. Dal 1982, ogni anno, festeggia “l’anniversario della croce”, con la stessa intensità con cui si festeggia l’anniversario del Matrimonio o dell’Ordinazione, perché, dice: “Se non fosse stato per quella caduta dal quarto piano, tutta questa grazia di Dio non l’avrei mai conosciuta”.

Il 31 Agosto 2004 emette la Professione perpetua tra i Volontari di Don Bosco. Il 2.3.2007, ormai trasformato nell’amore, chiude gli occhi su questa terra per riaprirli in Cielo. Secondo le sue disposizioni viene rivestito con la tuta e le scarpe da ginnastica ai piedi perché possa, andare incontro a Dio, finalmente correndo liberamente.

Tutti noi, prima o poi, nella vita ci imbatteremo nelle prove un po’ più forti, alleniamoci a portare ogni giorno la nostra Croce quotidiana, uniti a Cristo, facendone un’offerta d’amore al Padre per il bene e la salvezza delle anime. La sofferenza, unita a Cristo, ha un valore immenso. Trasformiamo e diamo un senso a tutte le nostre quotidiane sofferenze, siano esse piccole o grandi.

Carissimi, vi lascio con un proverbio popolare ben noto:

“CHI È RICCO DI AMICI, È POVERO DI GUAI”

Voi avete degli amici in Cielo su cui sapete di poter contare sempre? Ebbene, se non ci avete mai pensato è giunto il momento di farlo. I Santi sono pronti ad offrirci la loro amicizia, il loro aiuto, la loro protezione. Nino Baglieri era solito dire: “Non lasciatemi in Cielo senza far niente!” Insomma sono essi stessi che ci sollecitano ad avere fiducia in loro, a cercarli e ad invocarli.

Cosa aspettiamo?

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