Sant’Agata e la sua più che speciale spiritualità nuziale: «Io sono la sposa di Cristo»

di Don Antonino De Maria

Mi è stato chiesto: qual è la spiritualità di sant’Agata? Al di là della risposta ci sono due punti da chiarire: cosa intendiamo per spiritualità e come facciamo a parlarne visto che la Passio è più recente della vita di sant’Agata stessa di almeno due secoli.

Nel primo caso potremmo dire che spiritualità è il particolare accento posto sulla vita del cristiano in Cristo e nello Spirito. Questa spiritualità segna in vario modo la vita di ogni credente, sottolineandone quel modo proprio, di un singolo o di un gruppo, frutto di un carisma cioè di un dono dello Spirito. Per questo c’è un modo proprio di san Francesco o di santa Teresa di vivere la propria sequela di Cristo e che segna la vita dei loro discepoli e che è riconosciuto dalla Chiesa come presente nel caleidoscopio della comunione cristiana: lo riconosce proprio come espressione particolare del mistero dell’Incarnazione. Allora cosa emerge nel modo proprio di vivere e di intendere la sequela di Cristo, proprio di Agata?

 L’altra difficoltà sta nel fatto che la Passio agatina è successiva ai fatti e al tempo vissuto dalla Martire (infatti non si tratta di un Bios scritto nel contesto temporale dei fatti narrati ma di una memoria perdurante). Essa, dunque, esprime la percezione ecclesiale della vita e della testimonianza della Martire, come un suo proprio, espressione della vita di Cristo e dello Spirito in Lei.

Fatta questa precisazione allora potremmo tentare una risposta: la spiritualità che emerge è una spiritualità nuziale.

Cosa vuol dire? Vuol dire che la cristiana Agata viveva ed esprimeva il suo rapporto con Cristo come nuziale. Ella sentiva la sua vita talmente unita a Cristo come la sposa sente e vive il suo rapporto, la sua comunione, con lo sposo.

Nel V secolo, epoca presumibile della formazione della Passione, il tema nuziale si è già definito come forma della vita della vergine consacrata e lo ritroviamo nei testi rivolti alle Vergini dai Pastori della Chiesa. Certamente anche questo fa parte della vita di Agata: però sarebbe espressione di una forma di vita troppo particolare per attirare l’attenzione di tutti e segnare il cammino ideale di tante generazioni di cristiani, d’Oriente e d’Occidente, che la venerano e guardano a Lei come esempio di cristianesimo incarnato. Come posso identificarmi con Lei senza essere una vergine o un vergine consacrato?

In realtà la spiritualità nuziale è una chiave di lettura universale per comprendere la vita di un cristiano, di un battezzato e della Chiesa di cui fa parte.

Questa spiritualità nuziale è fortemente presente nella Scrittura e al tempo di Agata già presente anche nei testi dei Padri della Chiesa e nella sua catechesi: basterebbe leggere il commento al Cantico dei Cantici ( si tratta di una serie di omelie ) di Origene dove la sposa del Cantico è contemporaneamente la Chiesa nella sua totalità e ogni anima, cioè ogni singolo cristiano e, in modo amplificato, ogni uomo.

Lo stesso troviamo negli scritti paolini o giovannei: per esempio, in Efesini, leggendo il capitolo 4 insieme al 5. O la I Corinti nei capitoli dal 5 all’8. Anche il concetto di comunione in Giovanni è sponsale: comunione di ogni credente con la Chiesa apostolica e, finalmente, con la stessa Trinità.

Quindi questo rapporto sponsale che è sigillato dallo Spirito caratterizza il rapporto di ogni singolo cristiano, di ogni battezzato che vive realmente il proprio battesimo, e Cristo. Cristo è lo Sposo che dà la vita per la sua sposa, la Chiesa, cioè per ogni membro di essa il cui corpo è divenuto tempio dello Spirito Santo. La sposa si identifica con la libera obbedienza dello Sposo che si offre al Padre, sulla Croce, per la salvezza di tutti. La Croce è il talamo nuziale nel quale si compie questo atto nuziale d’amore: lo Sposo e la Sposa si uniscono nel darsi per la salvezza di tutti. Il martirio è il consumarsi di questo amore.

Solo così è possibile comprendere, dentro questa unità, il legame tra Agata e la sua città; tra lei e quella umanità che a lei si rivolge. Nel martirio Ella si offre allo Sposo nella totalità delle nozze per condividere con Lui la missione di amore e di salvezza nei confronti degli uomini.

È, dunque, una spiritualità che riguarda tutti, non solo le Vergini consacrate: senza creare finti conflitti tra le due forme di vita. Anzi solo il matrimonio è sacramento di questa unione perché esprime l’oggi del mistero dell’incarnazione e della salvezza del mondo; la verginità consacrata guarda all’eterno, alla definitività che è possibile solo nell’unione totale con Cristo. Il matrimonio vive nella risurrezione ancora crocifissa il darsi per la vita; la Vergine attende che la resurrezione della carne si compia nella gloria.

Agata, dunque, affascina perché Lei vive l’oggi della sua vita e della sua umanità in Cristo che la rende libera, viva, sciolta da ogni condizionamento ( risuona il detto di Paolo: non c’è più uomo né donna; schiavo o libero; giudeo o barbaro, perché siamo uno in Cristo ); che non rifiuta gnosticamente la carnalità della vita come qualcosa di immondo ma la offre come agnello condotto al macello dietro l’Agnello per la salvezza del mondo ed entrare con Lui nella gloria dei risorti che eternamente intercedono per l’umanità finché Egli venga. In Agata è chiaro che l’anelito di ogni uomo che cerca la verità della propria esperienza umana è Cristo e che solo nelle nozze con Lui si compie. In fondo “ solo l’amore è credibile”.

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