Siamo tutti comunicatori ? Una riflessione obbligata ai tempi dei social network

di Vincenzo Caruso

A diffondere la buona notizia, se non lo fanno gli altri facciamolo noi! Mettiamo sul piatto prelibato dei nostri social la notizia bella, positiva, che immette fiducia in questo tempo di confusione, di smarrimento e di disperazione, anche, in tanta gente fragile (e non fragile!), anche solo emotivamente,  o per oggettive difficoltà di tenuta economica per sé e la propria famiglia.

Papa Francesco, recentemente si è rivolto ai giornalisti nel Messaggio del 23 gennaio scorso per la 55ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo significativo «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono, che si celebrerà il 16 maggio p.v., solennità dell’Ascensione del Signore. Ma già prima, in occasione dei 60 anni dell’Ucsi – Unione Cattolica Stampa Italiana – aveva detto chiaro e tondo (vedi rivista Desk 3-4/2019) che nella “gerarchia delle notizie” da dare  è necessario rovesciare l’ordine mettendo in primo piano quelle buone, per dare voce a chi non ce l’ha. Noi vogliamo cogliere quest’invito, che in verità coinvolge tutti, perché ciascuno di noi è propriamente un comunicatore, un diffusore/portatore di notizie  e, in quanto cristiani, portavoce della “Bella Notizia” dell’amore del Padre comune, in Gesù crocifisso, morto e risorto, per tutti gli uomini.

Ora, anche se non si è giornalisti professionisti o pubblicisti, possiamo comunque ricavare alcune indicazioni del Messaggio che ci aiutano nella nostra quotidianità di cristiani e di, consapevoli o no, comunicatori responsabili quando ci mettiamo sui social.

Tre gli inviti più importanti dell’appello del Papa.

Primo: “mettersi in movimento per andare a vedere”, che noi possiamo tradurre nel verificare, nei limiti delle nostre possibilità, l’attendibilità della notizia, la fonte da cui proviene prima di diffonderla o condividere sui nostri profili personali o di gruppo, verificare che la fonte sia autorevole, istituzionale e non quella della “vicina di casa” o peggio una fake news. Certo sarebbe auspicabile che, di persona, potessimo sapere dal vivo la notizia, incontrando le persone coinvolte …. Ma questo è molto difficile e spessissimo praticamente impossibile, specie in tempo di pandemia (con le limitazioni nei movimenti) e che comunque non è un compito per tutti.

Secondo: “comunicare la notizia in maniera trasparente, onesta”, senza secondi fini, senza tentare di manipolare il lettore, e mettendoci la faccia. Insomma, essere credibili quando comunichiamo sui social e nella vita!, portatori di verità e non di menzogne – guai a farci complici del principe della Menzogna! La Verità con la V maiuscola non la possiamo barattare, quelle piccole, umane saranno sempre frammiste ad ombre, e  questo non possiamo dimenticarcelo e dobbiamo averne consapevolezza. Vizi e virtù, ci raccontano papa Francesco e don Marco Pozza nel recente libro-intervista che porta lo stesso titolo, stanno insieme nella vita, come appunto le luci delle verità e le ombre delle menzogne ! Dobbiamo dunque fare, tra le notizie che vogliamo condividere e fare nostre, un saggio discernimento.

Terzo: invito a “consumare le suole delle scarpe”, che per i giornalisti significa non accontentarsi delle notizie dei palazzi né di quelle autoreferenziali, quanto piuttosto a dare le notizie che ti hanno fatto lavorare, impegnare il tuto tempo e fatiche per portarle alla luce nella verità delle cose. Per noi tutti impegnati nel sociale, nella comunità ecclesiale e in quella piccola familiare o di lavoro, può significare che il nostro comunicare e diffondere una notizia, una news, un post sul canale che preferiamo (in genere e per  la fascia d’età dai trenta-quarant’anni in su, Facebook, largamente diffuso), deve costituire un impegno responsabile, consapevole e profondamente personale, che rappresenti e dica di me, di quello che penso e la fiducia (e non la disperazione e pessimismo!) nel domani.

Nel volume “Dei vizi e delle virtù” (Rizzoli, 2021) già citato, papa Francesco ci ricorda che “Dio ci ha creati per la gioia e la felicità e non per crogiolarci in pensieri malinconici … In una storia come quella che stiamo vivendo, caratterizzata da violenza e avversità, l’atteggiamento del cristiano deve essere quello della speranza in Dio, il che consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, essi sono < occasioni di dare testimonianza> (Lc 21,13) … Non siamo soli a combattere contro la disperazione. Se Gesù ha vinto il mondo, è capace di vincere in noi tutto ciò che si oppone al bene … Nessuno ci ruberà la speranza. Andiamo avanti”.

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