Cammino Sinodale Diocesano: realtà ecclesiale, antropologica e sociale

di Don Giuseppe Raciti

Da un po’ di anni si parla di sinodo, chiesa sinodale, chiesa in stile sinodale, parole che possono rimanere tali o trasformarsi in slogan pastorali senza contenuto se non li riempiamo di concretezza operativa e performativa di un cambio di mentalità ecclesiale e di prassi.

Sinodo significa camminare insieme ed è sinonimo di chiesa1, assemblea radunata per ascoltare, celebrare e servire, tutti insieme pastori e fedeli. Camminare insieme non significa che tutti dobbiamo fare la stessa cosa o tutti dobbiamo imboccare la stessa strada, l’unità non è da confondere come uniformità, ma camminare insieme in comunione, in unità di intenti, verso la stessa meta individuata insieme, condividendo comuni obiettivi e scelte, attuando lo stile del discernimento comunitario, non tramite maggioranze che si oppongono a minoranze e neppure costituendo cordate o gruppi di pressione. Il discernimento è dono dello Spirito e lo si ottiene ascoltando insieme e condividendo insieme.

Si avverte nella chiesa il bisogno di formarsi ad una mentalità sinodale, di discernimento comunitario: i laici invitati ad essere sempre più protagonisti attivi della vita della chiesa, chiedono di essere ascoltati e coinvolti anche negli “spazi” decisionali e di discernimento non solamente nella “manovalanza ecclesiale”.

Il Contesto esistenziale e culturale che stiamo vivendo nel mondo odierno pone diversi interrogativi a noi credenti e la risposta non può essere data da uno solo, ma dalla chiesa intera, pastori e fedeli insieme, dopo aver fatto discernimento comunitario, ascoltando ed ascoltandoci, come ci indica il Documento preparatorio redatto dal Sinodo dei Vescovi: «Una tragedia globale come la pandemia da COVID-19 «ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti: ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme» (FT, n. 32). Al tempo stesso la pandemia ha fatto esplodere le disuguaglianze e le inequità già esistenti: l’umanità appare sempre più scossa da processi di massificazione e di frammentazione; la tragica condizione che i migranti vivono in tutte le regioni del mondo testimonia quanto alte e robuste siano ancora le barriere che dividono l’unica famiglia umana. […]. Questa situazione, che, pur tra grandi differenze, accomuna l’intera famiglia umana, sfida la capacità della Chiesa di accompagnare le persone e le comunità a rileggere esperienze di lutto e sofferenza, che hanno smascherato molte false sicurezze, e a coltivare la speranza e la fede nella bontà del Creatore e della sua creazione. Non possiamo però nasconderci che la Chiesa stessa deve affrontare la mancanza di fede e la corruzione anche al suo interno. […]. La Chiesa tutta è chiamata a fare i conti con il peso di una cultura impregnata di clericalismo, che eredita dalla sua storia, e di forme di esercizio dell’autorità su cui si innestano i diversi tipi di abuso (di potere, economici, di coscienza, sessuali). È impensabile «una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio»2.

Da qui la convocazione in Sinodo di tutta la chiesa da parte di papa Francesco che per la prima volta non convoca un sinodo dei vescovi su un aspetto o dimensione di vita ecclesiale o socio- pastorale, bensì sullo stesso stile ecclesiale, sul nostro essere chiesa, che deve cambiare3, per discernere insieme il nostro cammino ecclesiale. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si aprirà solennemente il 10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare.

Già il titolo del cammino dice i percorsi: comunione (una parola un programma di vita) partecipazione (una delle traduzioni concrete della comunione è la partecipazione!) missione che nasce dalla comunione vissuta da una comunità che proprio perché in comunione diventa missionaria: la vera comunione è missionaria, aperta e mai chiusa)

Un duplice percorso di ascolto ad intra e ad extra

«Un interrogativo di fondo ci spinge e ci guida: come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?

Affrontare insieme questo interrogativo richiede di mettersi in ascolto dello Spirito Santo, che come il vento “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va” (Gv 3,8), rimanendo aperti alle sorprese che certamente predisporrà per noi lungo il cammino»4.

Tappe del cammino sinodale della chiesa italiana

La chiesa italiana ha recepito questo invito del Papa traducendolo in tre fasi con tre obiettivi divisi per anni.

La prima fase – narrativa – è costituita da un biennio in cui verrà dato spazio all’ascolto e al racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori. Nel primo anno (2021-22) faremo nostre le proposte della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per la XVI Assemblea Generale Ordinaria; nel secondo anno (2022-23) la consultazione del Popolo di Dio si concentrerà su alcune priorità che saranno individuate dall’Assemblea Generale della CEI del maggio 2022.

La seconda fase – sapienziale – è rappresentata da un anno (2023-24) in cui le comunità, insieme ai loro pastori, s’impegneranno in una lettura spirituale delle narrazioni emerse nel biennio precedente, cercando di discernere “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” attraverso il senso di fede del Popolo di Dio. In questo esercizio saranno coinvolte le Commissioni Episcopali e gli Uffici pastorali della CEI, le Istituzioni teologiche e culturali.

La terza fase – profetica – culminerà, nel 2025, in un evento assembleare nazionale da definire insieme strada facendo. In questo con-venire verranno assunte alcune scelte evangeliche, che le nostre Chiese saranno chiamate a riconsegnare al popolo di Dio, incarnandole nella vita delle comunità nella seconda parte del decennio (2025-30).

Il cammino sinodale non parte da zero, ma s’innesta nelle scelte pastorali degli ultimi decenni e, in particolare, nei Convegni Ecclesiali di Verona e Firenze. Proprio qui, papa Francesco ci esortò ad «avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium». Quel discorso del Santo Padre, insieme all’Esortazione apostolica, scandiranno la traiettoria del percorso.

La Fase diocesana o fase dell’ascolto ad intra e ad extra (ottobre 2021-aprile 2022)

«…lo Spirito Santo ha bisogno di noi. Ascoltatelo ascoltandovi»5.

Nel suo discorso introduttivo durante l’Udienza concessa alla Chiesa di Roma, Papa Francesco, aprendo di fatto il cammino sinodale diocesano, esordisce con l’esortazione di Apocalisse:

«Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap. 2,7)» intendendo qualificare questo Sinodo, che preferisce chiamare più specificatamente «processo sinodale»6, o «cammino di tutta la chiesa»7 come «dinamismo di ascolto reciproco condotto a tutti i livelli di Chiesa, coinvolgendo tutto il popolo di Dio […]. Non si tratta di raccogliere opinioni…Non è un’inchiesta ma si tratta di ascoltare lo Spirito Santo»8. E più avanti precisa che: «…lo Spirito Santo ha bisogno di noi.

Ascoltatelo ascoltandovi»9. Si tratta di una prospettiva ampia, di un cambio di mentalità, una vera conversione, riposizionando il primato che deve essere riconosciuto allo Spirito Santo che guida la chiesa e la storia. Si tratta di una vera e propria professione di fede sull’azione dello Spirito Santo.

Ma come parla lo Spirito Santo?

Ci sono dei canali privilegiati attraverso cui lo Spirito Santo parla ed il primo è certamente la Parola di Dio, perché egli non dice nulla da sé stesso ma prenderà da quel che è del Figlio Gesù e ce lo annuncerà10, ma lo Spirito parla anche attraverso le parole degli uomini e delle donne del nostro tempo, attraverso i processi culturali, la storia, gli eventi e attraverso la sua creazione che ancora oggi geme e soffre nelle doglie del parto.

Papa Francesco insiste molto affinché il Sinodo non si riduca a cose da fare, strutture da organizzare o organigrammi da predisporre, ma che sia un aprirsi allo Spirito Santo: «…in questo Sinodo andiamo sulla strada di poter dire “è parso allo Spirito Santo e a noi”, perché sarete in dialogo continuo tra voi sotto l’azione dello Spirito Santo, anche in dialogo con lo Spirito Santo. […]. Se non ci sarà lo Spirito, sarà un parlamento diocesano, ma non un Sinodo. Noi non stiamo facendo un parlamento diocesano, non stiamo facendo uno studio su questo o l’altro, no: stiamo facendo un cammino di ascoltarsi e ascoltare lo Spirito Santo, di discutere e anche discutere con lo Spirito Santo, che è un modo di pregare…C’è sempre, invece, la tentazione di fare da soli, esprimendo una ecclesiologia sostitutiva – ce ne sono tante, di ecclesiologie sostitutive – come se, asceso al Cielo, il Signore avesse lasciato un vuoto da riempire, e lo riempiamo noi. No, il Signore ci ha lasciato lo Spirito!»11.

Questa prima fase del cammino sinodale si qualifica come la fase dell’ascolto delle esperienze di sinodalità in atto nella nostra Chiesa di Catania, partendo da quanto già è stile di vita sinodale maturato e vissuto nelle nostre comunità locali (Parrocchie, Comunità di vita consacrata, associazioni, gruppi, movimenti ecclesiali ecc) attraverso tutti gli organismi che prevedono partecipazione ed ascolto reciproco a tutti i livelli (Assemblee pastorali, Consigli Presbiterale e Pastorale, Diocesano e Parrocchiale, Consigli delle singole comunità di vita consacrata, Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici ecc). La consultazione del Popolo di Dio, dotato di sensus fidei che mai si sbaglia in credendo, è lo stile ecclesiale che deve caratterizzarci: «L’obiettivo di questo processo sinodale non è una semplice serie di esercizi che iniziano e finiscono, quanto piuttosto un cammino di crescita autentica verso la comunione e la missione che Dio chiama la Chiesa a realizzare nel terzo millennio»12.

Nessuno di noi può ritenersi “detentore” della volontà di Dio, ma essa richiede un cammino di ascolto reciproco e dell’umanità, senza esclusione di nessuno, particolarmente i poveri, gli ultimi, le persone vulnerabili, coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale o la guardano con indifferenza o con sospetto. Gli scartati vanno accolti ed ascoltati, senza escluderli perché lo Spirito santo parla anche attraverso di loro:   «Quante   volte   gli   “scarti”   sono   diventati   “pietra   angolare” (cfr Sal 118,22; Mt 21,42), i «lontani» sono diventati «vicini» (Ef 2,13). Gli emarginati, i poveri, i senza speranza sono stati eletti a sacramento di Cristo (cfr Mt 25,31-46). La Chiesa è così»13.

Papa Francesco nell’indicare i due obiettivi della fase diocesana, ha detto che essi sono interconnessi perché si tratta di: «ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del Popolo e ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà di Dio che ci chiama»14.

Interrogativi: La prima tappa è quella dell’ascolto. Ci poniamo dunque alcuni interrogativi: La chiesa cammina ascoltandosi? La chiesa sa ascoltare lo Spirito santo che parla alle chiese? La

chiesa sa ascoltare il grido dei poveri, dei sofferenti? E cosa significa saper ascoltare? Sa ascoltare in maniera ecclesiale oppure sa ascoltare come singoli? In altri termini il Noi dello Spirito Santo e noi è radicato nella nostra Chiesa di Catania (Presbiterio, Parrocchie, Comunità di Vita Consacrata, Associazioni e gruppi ecclesiali, Movimenti)? Ascoltare è più che sentire perché coinvolge la mente ed il cuore. Ascoltare significa anche accogliere quanto ci viene detto, anche quando ciò ci mette in discussione o metta in discussione le nostre “certezze” acquisite. La chiesa sente o ascolta? La chiesa si sa ascoltare al suo interno? Sa ascoltare coloro che hanno lasciato la chiesa o si sono allontanati? Si pone la domanda del perché? Sa ascoltare il mondo ed i suoi movimenti, sa ascoltare il grido silente delle famiglie? Sa ascoltare l’indifferenza religiosa oppure si limita al giudizio (la gente è indifferente!) ma che significa tutto ciò? Siamo convinti che si devono ascoltare queste voci anche silenti ed indifferenti nei confronti del vangelo e della chiesa oppure pensiamo che possiamo andare avanti lo stesso camminando in maniera parallela?

Tappe della fase diocesana

  1. Preparazione attraverso una consultazione capillare di tutta la diocesi partendo dagli organismi di partecipazione ecclesiale Consiglio Presbiterale, Pastorale diocesano e parrocchiale, Consigli delle comunità di Vita Consacrata, Consigli Vicariali, Associativi e CPAE, Uffici di Curia, Consulta delle Aggregazioni laicali, Comunità accoglienza di poveri, Caritas diocesana (non solamente nei suoi responsabili) ma ascoltando i poveri.
  2. Individuazione dei Referenti sinodali che avranno il compito di fare da collegamento tra il centro diocesi e le periferie ed animare localmente le singole comunità per l’acquisizione di una mentalità sinodale e partecipativa.
  3. Costituzione di un’Equipe diocesana, possibilmente guidata in stile sinodale, cioè non da un solo rappresentante ma da due (preferibilmente un uomo ed una donna!)
  4. Formazione dei referenti sinodali insieme

Attitudini richieste per partecipare al Sinodo

Riportiamo per comodità sintetica le attitudini e le insidie da evitare che il Vademecum del Sinodo indica per coloro che sono chiamati al cammino sinodale. Qui sono soltanto elencati, ma richiedono approfondimento:

  • Dedicare del tempo alla condivisione: Siamo invitati a parlare con autentico coraggio e onestà (parrhesia);
    • L’umiltà nell’ascoltare deve corrispondere al coraggio nel parlare: Tutti hanno il diritto di essere ascoltati, così come tutti hanno il diritto di parlare. Il dialogo sinodale dipende dal coraggio sia nel parlare che nell’ascoltare.
    • Il dialogo ci porta alla novità: Dobbiamo essere disposti a cambiare le nostre opinioni
    • Apertura alla conversione e al cambiamento: Spesso siamo resistenti a ciò che lo Spirito Santo sta ispirandoci a intraprendere
    • Discernimento: Il discernimento si basa sulla convinzione che Dio è all’opera nel mondo e noi siamo chiamati ad ascoltare ciò che lo Spirito ci suggerisce.
    • Lasciarsi alle spalle i pregiudizi e gli stereotipi: Possiamo essere
    • Sconfiggere la piaga del clericalismo che il Santo Padre non esita a definire con un termine molto forte, «perversione»15: La Chiesa è il Corpo di Cristo arricchito di diversi

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1 Cfr. Giovanni Crisostomo «Chiesa e Sinodo sono sinonimi», in Explicatio in Psalmum 149: PG 55, 493.

2 Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione. Documento preparatorio, 5-6.

3 «Il padre Congar, di santa memoria, ricordava: «Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa» (Vera e falsa riforma nella Chiesa, Milano 1994, 193). E questa è la sfida» (Papa Francesco, Discorso per l’inizio del percorso sinodale.09.10.2021, in www.vatica.va

4 Idem, 2

5 Papa Francesco, Udienza ai Fedeli della Diocesi di Roma, 18.09.202.

6 Ibid.

7 Cfr. Ibid.

8 Ibid.

9 Ibid.

10 Cfr. Gv 16,13-14.

11 Papa Francesco, Udienza ai Fedeli della Diocesi di Roma, cit

12 Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: Comunione, partecipazione e missione. Vademecum per il Sinodo sulla sinodalità, 1.3.

13 Papa Francesco, Udienza ai Fedeli della Diocesi di Roma, cit.

14 Sinodo dei Vescovi, Vademecum, 2.2.

15 «Uno dei mali della Chiesa, anzi una perversione, è questo clericalismo che stacca il prete, il Vescovo dalla gente. Il Vescovo e il prete staccato dalla gente è un funzionario, non è un pastore» (Papa Francesco, Udienza ai fedeli della Diocesi di Roma, 18.09.2021, in www.vatican.va)

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