Natale: momento per vivere “Una grande gioia”, ci prepariamo a rispondere ma siamo davvero pronti?

di P. Andrea Lifrieri  passionsita

Come da calendario, a dicembre, nella casa di esercizi passionisti in Mascalucia, l’evento programmato per condividere la gioia del Natale non potrà svolgersi. Colgo l’occasione per inviare a tutti gli amici del “Cortile dei Gentili” quanto avrei  comunicato nell’occasione stabilita insieme alla presentazione del nuovo anno  che qui sorvolo. Possa essere questa riflessione un invito alla speranza nella difficile situazione che viviamo.

Con il cuore pieno di gioia ci viene annunciata “Una grande gioia”.

Con lo stesso cuore ci prepariamo a rispondere a questa gioia, siamo davvero pronti?

La storia dell’umanità è stata sempre attraversata da una domanda: ma Dio è in mezzo a noi? Se l’era posta Israele nel deserto, ce la poniamo anche noi, e non una volta soltanto, allorquando siamo tentati di negare che la nostra storia interessi a qualcuno, soprattutto in questi ultimi tempi.

Credo non ci sia ferita più grande nel sentirsi dire:”non mi interessi più”.

Il segno è certo paradossale e fragile, perché il bambino non è una garanzia di una vittoria militare, ma è il segno di Dio, il segno della potenza della vita.

Quel bambino si chiamerà Emanuele a dire che nella fortuna come nella disfatta, nel peccato come nella fedeltà, nella vita come nella morte, Dio sarà sempre un Dio con l’uomo e un Dio per l’uomo.

Ecco la nostra speranza, la nostra certezza. Se solo imparassimo a leggere le vicende della nostra storia alla luce di questa consapevolezza, e cioè che Dio non si pente, non ritira la sua promessa e la sua fedeltà, tante nostre situazioni di vita sarebbero vissute diversamente. Tuttavia proprio Dio ha bisogno di uomini e donne capaci di fidarsi, e anche se tarda, verrà.

Penso all’atteggiamento di Giuseppe, e oggi di Andrea, di Marika, di Giovanni, di Adele, che nello scandalo di una vita riesce a riconoscere le vie di Dio e il compiersi di un progetto molto più grande. Non scontato questo atteggiamento che ci insegna a tenere insieme il cuore e la ragione, l’amore per la persona amata e l’adempimento della giustizia. Un conflitto che ha turbato e continua a turbare le notti insonni di Giuseppe, e oggi di  Andrea, Marika, Giovanni, Adele.

La visita di Dio non è mai il prolungamento del presente secondo i nostri progetti, ma è sempre segno di una diversità che accade sotto i nostri occhi. Ed è quella diversità che ha trovato pronto Giuseppe ieri e oggi chissà chi.

Oggi quella diversità aspetta ciascuno di noi lì, al varco di questo Natale ormai prossimo con connotati nuovi e accenti differenti. “Venite, vedrete un bambino…” un bambino che mi ha rivestito di veste luminosa, che mi ha fatto sedere con lu… e il mio cuore è pieno di gioia e pace. Cosi sia il Natale.

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