Festività patronali a Trecastagni, l’Arcivescovo: «Portiamo a casa la luce e l’esempio dei santi»

di Alessandro Rapisarda

Riprendono vita dopo 2 anni di pausa a causa della pandemia i tradizionali festeggiamenti di Sant’Alfio, Filadelfo e Cirino nel comune di Trecastagni, dove sono ritornati i colori, le luminarie, gli odori, le bancarelle e soprattutto i numerosi devoti per rivivere una delle più caratteristiche espressioni di pietà popolare.

Sono migliaia i pellegrini che raggiungono il santuario dai comuni limitrofi di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Belpasso, Ragalna, Paternò, ecc. Fedeli che in modi diversi si avventurano nell’estenuante pellegrinaggio, lungo anche 20-30 chilometri con ceroni, abiti tradizionali e taluni anche a piedi scalzi.

È stato l’Arcivescovo Monsignor Luigi Renna a presiedere la celebrazione di giorno 11 maggio, nella sua prima visita ufficiale nel centro etneo, il quale nell’omelia ha detto «Vorrei che tutti noi tornando alle nostre attività, dopo il pellegrinaggio, conservassimo qualcosa di questa esperienza festosa e al contempo spirituale. Qui avete portato la cera, ma a casa cosa porterete? Dall’incontro con i tre i Santi non si torna indietro a mani vuote, ma con la grazia di Dio, con i Sacramenti, accompagnati dalla Parola di Dio che ci è stata proclamata».

Presenti alla celebrazione, insieme al clero locale, il sindaco Giuseppe Messina, le autorità civili e militari. Insieme a loro diverse rappresentanze di associazioni e confraternite provenienti dalle parrocchie del vicariato.

«Abbiamo coscienza che anche noi come Alfio, Filadelfo e Cirino siamo messi ogni giorno di fronte al rischio di essere separati da Cristo? -ha proseguito Mons. Renna – Se vogliamo portare a casa la luce scaturita dalla testimonianza dei Santi, dobbiamo farlo chiedendoci cosa ci separa dall’amore di Cristo. L’assenza della preghiera, che ci allontana dalla sacralità della festa; la mancanza di amore per il proprio coniuge, vera mina della fedeltà coniugale; o il venir meno del senso della genitorialità a causa della sempre maggiore deresponsabilizzazione nei confronti dei componenti più deboli della famiglia. Badate – ha poi aggiunto con tono severo – quando non mandate i vostri figli a scuola, non solo vi trovate in difetto con le leggi dello stato, ma commettete un grave peccato, perché li condannate all’ignoranza, offrite manovalanza alla mafia. Oggi vogliamo invocare i nostri Santi perché la nostra vita somigli sempre più alla loro. A cominciare da voi cari genitori, che dovete prodigarvi con tutte le forze per mantenere unite le vostre famiglie».    

Il culto dedicato ai tre fratelli è uno dei più diffusi in tutta la Sicilia orientale. A loro sono dedicati diverse chiese, dove la presenza di pellegrini è particolarmente numerosa. All’interno della sacrestia del santuario si trova anche un museo con moltissimi ex voto, donati dai fedeli sin dal 1867 ad oggi, comprendenti tavolette raffiguranti gli eventi miracolosi, arti e parti del corpo sanati, riprodotti in cera, plastica o in argento. E poi ancora lettere, fotografie, documenti, disegni, quadri, ricami.

«Visto che la nostra provincia è particolarmente nota per l’abbandono scolastico – ha concluso Mons. Renna- vorrei vedere tra gli ex voto anche qualche lettera che esprima gratitudine per il ritorno a scuola del proprio figlio. Preghiamo e portiamo a casa la luce della testimonianza dei tre santi che ha riscaldato il cuore di noi tutti in queste giornate di festa».

A seguire l’omelia completa:

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi presbiteri e diaconi,

illustrissimo Signor Prefetto, distinte autorità civili e militari,

in questi giorni in cui celebriamo il Mistero di Cristo morto e risorto per noi- stiamo vivendo la cinquantina pasquale-, ci rallegriamo per la nascita al cielo dei giovani santi Alfio, Filadelfo e Cirino, e in loro salutiamo il frutto più bello e più vero della Pasqua, ovvero la testimonianza donata a Cristo fino al sacrificio della vita. Abbiamo sentito risuonare in mezzo a noi, nella proclamazione della Parola di Dio, l’espressione di San Paolo nella Lettera ai Romani: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” (Rm 8,35). Potremmo aggiungere a tutti i supplizi elencati dall’Apostolo quelli che subirono i nostri giovani martiri: i calzari di ferro, le torture, la morte nel buio fondo di un pozzo. Anche Alfio, Filadelfo e Cirino hanno detto davanti al supplizio: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”, e come agnelli mansueti, seguaci dell’Agnello di Dio, si sono incamminati verso il martirio.

Vorrei che tutti, cari fratelli e sorelle, ritornando alle nostre attività, dopo il pellegrinaggio al nostro santuario, ci portassimo l’insegnamento per la vita quotidiana che viene dal Vangelo vissuto e testimoniato dai nostri santi e la Grazia che nei sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia ci permette di vivere nella volontà di Dio: a questo santuario si arriva portando l’offerta della cera, ma non dimentichiamo che ci riportiamo a casa un dono ben più grande, con la Grazia sacramentale e la Parola.

Vorrei soffermarmi su una sola espressione della seconda lettura: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” Chi si pone questa domanda è già unito a quell’amore e sente che esso è così forte che nulla potrà separarlo da esso. Ma in quale momento della nostra vita noi ci uniamo a Cristo? Rispondiamo subito: nel giorno del nostro Battesimo, quel giorno nel quale la vita nostra e la vita di Cristo sono diventate una sola cosa, tanto che siamo stati chiamati cristiani! Questo è avvenuto anche per i nostri tre giovani Santi, battezzati durante la Veglia pasquale di circa 1800 anni fa, come era in uso presso tutti i primi cristiani, dopo un lungo cammino di conversione e di preparazione, il “catecumenato”. Come noi oggi ci prepariamo al Battesimo, all’Eucarestia, alla Cresima, così hanno fatto i tre Santi, in un percorso molto esigente, nel quale per essere uniti al Signore, davvero si impegnavano con tutto il cuore ad aderire a Lui con tutto il cuore. I nostri Alfio, Filadelfo e Cirino sono diventati martiri perché il Battesimo, la Cresima e l’Eucarestia che hanno ricevuto, hanno cambiato la loro esistenza, al punto tale che non hanno voluto più separarsi da Cristo neppure di fronte alla prospettiva della morte violenta. Oggi voglio ricordare con voi come Alfio, Filadelfio e Cirino, nella notte di Pasqua nella quale sono divenuti cristiani, hanno rinunciato a Satana e a tutte le sue opere e sono stati immersi, cioè battezzati, in Cristo. Hanno anzitutto rinunciato al Maligno: il grande vescovo Cirillo a Gerusalemme, un pastore della Città santa alla fine del IV secolo, ci aiuta a comprendere in cosa consiste tale rinuncia:

 Per questo simbolicamente guardando verso occidente, avete rinunziato a quel principe oscuro e tetro. Che cosa, stando in quella posizione, disse a ciascuno di voi? «Rinunzio a te, satana, cattivo e crudele tiranno e non temo più la tua forza. Cristo l’ha distrutta, partecipando con me al sangue e alla carne. Egli ha abolito mediante le sofferenze la morte con la morte in modo che io non sia più soggetto alla schiavitù. Rinunzio a te serpente ingannevole e capace di tutto. Rinunzio a te che sei insidioso e simulando amicizia hai compiuto ogni malvagità. Tu hai ispirato ai nostri proto parenti, Adamo ed Eva, l’apostasia. Rinunzio a te, satana, autore e complice di ogni malvagità».

Ho letto questo lungo brano di una catechesi di un Vescovo dei tempi vicini ai nostri tre Santi, per ricordarci a cosa hanno rinunciato e da dove è cominciata la loro storia di santità, e con quali espressioni decise, rivolti verso l’occidente, simbolo delle tenebre che avanzano, hanno disprezzato le lusinghe del male.

Dopo la rinuncia al Maligno i nostri eroi della fede sono stati immersi nel fonte battesimale come Cristo fu immerso nella morte, per poi rinascere da quell’acqua di salvezza come creature nuove.

Carissimi fratelli e sorelle, i nostri Santi martiri nel giorno del Battesimo divennero una sola cosa con Cristo, e da allora non se ne allontanarono mai, sia nel loro modo di vivere, sia quando furono messi davanti alla scelta di separarsi dalla vita o separarsi da Cristo. E allora dico a voi, cari fedeli, dico a me stesso: abbiamo coscienza che anche noi siamo messi spesso davanti alla scelta di separarci da Cristo, non per rinnegarlo davanti ad un rappresentante dell’Impero romano come i nostri santi, ma per allontanarci a causa di tutto ciò che ci può portare lontano da Dio. Ci portano lontano da Dio le opere del Maligno: rubare, uccidere, odiare, fare del male agli altri. L’elenco di san Paolo, si può benissimo completare con una serie di azioni che effettivamente ci allontanano dal Signore. Cari devoti, ieri siete stati in tanti ad onorare i simulacri dei nostri Santi; oggi, in silenzio, vogliamo imparare da loro a vivere. Facciamolo chiedendoci: “Cosa ci separa dall’amore di Cristo? Forse la mancanza di fede e di preghiera, che non ci porta mai a santificare la festa? La mancanza di fedeltà al matrimonio e all’amore per il proprio coniuge, o il venir meno al senso di responsabilità per l’educazione dei figli? Approfittare dei beni degli altri con il furto o fare del male al prossimo con ogni forma di violenza, oppure non vivere di un onesto lavoro? Ma oggi vogliamo invocare Alfio, Filadelfo e Cirino perché la nostra vita sia come la loro: nulla ci possa separare dall’amore di Cristo.

A cominciare da voi, cari genitori, che dovete tenerci affinché i vostri figli si preparino a ricevere i sacramenti per essere uniti a Gesù Cristo come Alfio, Filadelfo e Cirino, e non solo per fare una bella festa di famiglia. Ai tempi dei nostri martiri non c’erano questioni di padrini, madrine, festicciole e regali, perché si diventava cristiani e basta, e il padrino era la propria coscienza e il catechista che accompagnava alla fede; la festa era quella della comunità, e dopo i sacramenti non si abbandonava la Chiesa, ma si continuava ad essere fedeli a Gesù Cristo. Chiedetevi, cari genitori: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Chi e cosa ci separa dall’amore di Cristo i nostri figli?”

E noi tutti, giovani e adulti, guardiamo ai Santi Martiri e impariamo da essi che la vita cristiana richiede coerenza e rinuncia al male, perché non si può aderire a Cristo senza dire dei no a tutto ciò che degrada la nostra esistenza di essere umani e di cristiani. Oggi c’è bisogno che la testimonianza di Alfio, Filadelfo e Cirino riviva in voi e che voi andiate fieri di un modo di essere che sia limpido e trasparente, che sia fatto di onestà e carità, che faccia sì che la nostra terra sia più bella e fiorente.

 Il brano di san Paolo si conclude in un modo bellissimo, e ci dice che “in queste cose”- e si riferisce alle prove che si subiscono per fare il bene e i nostri tre Martiri di Cristo hanno subito- “noi siamo più che vincitori grazie a Colui che ci ha amati” (Rm 8,37). Sì noi siamo vincitori quando somigliamo ai martiri, non ai loro carnefici; quando siamo miti come questi “tre casti agnelli”, non come quando siamo violenti ed arroganti; quando sappiamo porgere l’altra guancia e perdonare, e non quando ci vendichiamo, perché il perdono è di chi appartiene a Dio, la vendetta è di chi appartiene a satana; siamo vincitori quando non permettiamo a nessun cattivo sentimento di sporcare il nostro matrimonio, la nostra vita consacrata, la bellezza dei sentimenti più umani.

 Ecco, tornando a casa preghiamo così: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Nulla Signore, nulla mi separi da quell’amore che nel battesimo mi ha reso una sola cosa con te. E che come i santi Alfio. Filadelfio e Cirino, desideri piuttosto sofferenza e sacrificio, piuttosto che tradire i tuoi comandamenti di amore.”

Lascio un compito particolarmente urgente a voi genitori: teneteci alla formazione dei vostri figli, che crescano buoni e santi come i nostri tre giovani Martiri. Così sia.

+ Luigi

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