Catania, il risveglio della devozione per Sant’Agata, esempio di fermezza contro ogni violenza

di don Giuseppe Longo

Con l’inizio della “Peregrinatio del Velo di S. Agata”, e con la Catechesi popolare dei mercoledì di gennaio, entrambe presiedute dall’Arcivescovo, Catania comincia ad assaporare il clima di festa in onore della Santa Patrona, che per oltre due anni è stato sopito a causa della pandemia.

L’insigne reliquia dalla Cattedrale ha raggiunto la Parrocchia Resurrezione del Signore a Librino, dove è stata accolta nel piazzale in viale Castagnola dal parroco, dai sacerdoti e diaconi, dalle autorità e dal popolo, per poi raggiungere in processione, guidata personalmente da Mons. Renna, la Chiesa parrocchiale per la celebrazione della Santa Messa, proprio nel giorno dell’immissione canonica del nuovo parroco don Duilio Melissa.

All’ingresso della Chiesa l’Arcivescovo fa una breve sosta soffermandosi sul senso della presenza del Velo della Martire Catanese, “Agata, uccisa per aver scelto Dio, diventa anche per noi un esempio quando ci troviamo davanti ad un bivio tra lo scegliere il Signore o tutto ciò che ci allontana da Lui”.

Mons. Renna esorta a fare attenzione a tre mali presenti nella città di Catania “contro i quali dobbiamo alzare il velo di S. Agata. Il primo è la cattiveria, la violenza, perciò vi raccomando di evitare atteggiamenti violenti con le parole o con i gesti soprattutto in famiglia, dove uno dei due coniugi potrebbe calpestare la dignità dell’altro.

Il secondo è l’ignoranza, figlia della dispersione scolastica, che rischia di soffocare il futuro soprattutto dei giovani. Bisogna andare a scuola anche se si è poveri, perché la scuola e la cultura sono l’unica modalità per sconfiggere tutti i mali. Qualcuno ha scritto che le montagne non si scalano con la forza dei muscoli, ma con la forza dell’intelligenza, che rende consapevoli delle modalità del procedere”.

Rivolgendosi ai genitori li esorta a mandare a scuola i figli, se possibile anche all’università, perché questa è la sfida che Librino deve accogliere per aprire le porte ad un futuro dignitoso.

“Il terzo male – continua l’Arcivescovo – è il lavoro, anche dovuto alla difficoltà nel trovarlo per l’endemica mancanza, pertanto non dobbiamo prendere scorciatoie e dobbiamo evitare di accettare ciò che sembra lavoro, ma poi ci porta in galera dove si soffre. Non è lavoro lo spaccio, anche se dà l’illusione di un facile guadagno in poco tempo.

Il lavoro anche se ti fa guadagnare poco, ma onestamente, ti fa stare sempre accanto alla tua famiglia e ti fa andare avanti piano piano.

Io non me la prendo solo con chi spaccia, ma anche con chi la droga la viene a comprare, il quale non va mai in carcere, perché dopo averla usata torna alle proprie attività come al solito, mentre chi la spaccia, la maggior parte delle volte, va in galera. Costoro si approfittano e sfruttano la povera gente.

Allora alziamo il velo di S. Agata perché la sciara del Mongibello, la violenza, l’ignoranza e la droga possa essere fermata”.

Appena il tempo di sistemare Il Velo accanto all’altare ed ha inizio la Celebrazione Eucaristica nella quale “si manifesta la grande misericordia di Dio che va oltre ogni confine ed ogni nostra chiusura”.

Mons. Renna ribadisce che “questa è una giornata bella, non solo per la presenza della reliquia, ma anche perché il nostro p. Duilio, già da voi conosciuto in questi mesi, viene immesso canonicamente, cioè il Vescovo lo benedice e gli affida i segni quali riconoscimento del suo ministero di parroco.

Il primo segno è la particolare benedizione, della quale p. Duilio, come tutti i parroci, ha bisogno per vivere il suo compito di pastore che vuole bene con il cuore di Cristo i suoi parrocchiani”.

Dopo aver espresso nell’omelia che sia il sacerdozio ministeriale e sia quello comune dei fedeli traggono la loro ragion d’essere dal battesimo, alla conclusione l’Arcivescovo invita don Duilio a prendere posto sulla sede della presidenza, quale ultimo segno dell’immissione canonica.

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