Ormai è realtà. ChatGPT scrive articoli in pochi secondi grazie all’attivazione di una serie di prompt, istruzioni sempre pronte all’uso. Siamo ai titoli di coda per il mestiere di giornalista?
Lo abbiamo chiesto a Giorgio Romeo, che vive di giornalismo. E non solo. Direttore responsabile del Sicilian Post, collabora con il quotidiano “La Stampa” e pubblica su diverse testate come “La Repubblica” e “La Sicilia”. Romeo tiene subito a precisare di non essere un esperto del settore IA. Ma sul piano dell’innovazione è attivo da anni essendo tra gli ideatori di “ARIA” (“ARticleInfographic Assistant”), tool per giornalisti che utilizza il machine learning per convertire automaticamente testi in infografiche. Come ci racconta lo stesso Romeo «si tratta di un progetto finanziato da Google all’interno dell’iniziativa Digital News Innovation Fund ed incentrato sulla realizzazione di un tool progettato per essere non un mero sostituto del giornalista ma un valido assistente». ARIA, insieme ad altre applicazioni innovative, è un inizio di risposta alle continue innovazioni dell’IA perché costituisce un esempio virtuoso di applicazione del machine learning nel campo dell’informazione. Un esempio di come l’intelligenza artificiale può rendere alcuni aspetti del lavoro del giornalista più agili.

Ma di fronte alle grandi sfide accese dalle continue novità, la differenza è tutta in una questione di atteggiamento. Non ha dubbi il direttore del Sicilian Post quando afferma «che l’unico tempo che noi possiamo vivere è il presente. Quindi possiamo scegliere se ignorare il cambiamento ed esserne succubi oppure provare ad interpretarlo». Subire o cogliere l’occasione, tenendo alta l’asticella per intercettare e valorizzare tutte le opportunità preziose che l’IA riserva.
Con una certezza che nasce dall’esperienza di tutti i giorni e che Romeo testimonia senza esitazioni: «Io da giornalista non temo di essere sostituito dall’intelligenza artificiale ma penso che possa offrire degli strumenti da cui trarre beneficio. Questo avviene soltanto se la mia idea di giornalismo è un’idea per cui io sto servendo una comunità perché il giornalismo è servizio».
Servire una comunità mette a fuoco il senso del giornalismo oggi. E ci aiuta a guardare il progresso tecnologico in atto da una prospettiva non allarmistica, in modo da affrontare le molteplici sfide che continueranno a sorgere dal rapporto tra IA e informazione, alla luce di una chiara divisione dei ruoli e compiti tra giornalista e macchina IA: «Se il mio lavoro dev’essere ridotto appena ad un continuo copia e incolla, ad esempio di un comunicato stampa, forse ci può stare che questo lo faccia una macchina» continua Romeo «perché un giornalista non è tale soltanto perché riporta delle notizie lette altrove».

Un giornalista è più di un copia e incolla. Dunque, ricorrere all’IA significa approfittare di uno strumento di assistenza piuttosto che di sostituzione al giornalista. Strumento che aiuta, “attrezzo” nelle mani dell’uomo che sgrava il giornalista da tutto il lavoro compilativo e spesso ripetitivo, liberando così tempo prezioso da investire su attività di creatività e di giudizio critico, per andare o ritornare sul campo della notizia, intervistare e incontrare fonti.

Attività peculiari per chi lavora con l’informazione che il direttore del Sicilian Post riconosce come insostituibili del fattore umano quando si chiede: «Cosa non può fare un’IA? Sicuramente non può essere testimone di un fatto. E non può pensare come un essere umano. Perché in realtà questi tool hanno molto di artificiale e poco di intelligente. In fondo il machine learning cos’è? È un addestramento, un training che viene fatto per similitudine. Ma questo non è intelligenza, questo è fare un’associazione».
Essere testimoni di un fatto. In fondo la notizia partecipa di questa attività che vede nel giornalismo la sua peculiarità genetica, inscritta da sempre nel DNA dell’uomo che nel conoscere informa. Perché solo l’umano può essere testimone, presente cioè non soltanto al fatto ma presente anche a sé stesso. Chiedendosi sempre il perché accade un determinato fatto.


Così per affrontare le mutevoli sfide che ci attendono – una su tutte la stessa «accelerazione dei cambiamenti” rilevata da Romeo – non è sufficiente appena l’applicazione di regolamenti e di conseguenti limitazioni, seppur necessarie. Ma in primo luogo occorre educare all’umano.
Preoccupazione approfondita quest’anno da papa Francesco che ci consegna a riguardo il suo pensiero nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.
Francesco riconosce che «benché il termine intelligenza artificiale abbia ormai soppiantato quello più corretto, utilizzato nella letteratura scientifica, machine learning, l’utilizzo stesso della parola “intelligenza” è fuorviante. Le macchine possiedono certamente una capacità smisuratamente maggiore rispetto all’uomo di memorizzare i dati e di correlarli tra loro, ma spetta all’uomo e solo a lui decodificarne il senso».
Soltanto l’uomo potrà ricercare e trovare nei fatti il perché del loro accadere, decodificarne il senso. Considerazione che richiama la riflessione finale dello stesso direttore Giorgio Romeo, che sgombra il campo da tanti luoghi comuni ancora presenti a riguardo: «l’intelligenza artificiale è un ostacolo? Non necessariamente. Se riportiamo al centro l’umano, dona opportunità».
Continuiamo a coglierle.

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