«La violenza è cosa nostra, il consegnarsi è gesto di amore di Dio». Con questa sintesi potente, mercoledì 25 febbraio l’Arcivescovo Luigi Renna ha inaugurato nella Cattedrale di Catania il ciclo di catechesi quaresimali del 2026. Tema del suo intervento: “La passione di Cristo sorgente e modello di una pace disarmata e disarmante”. In un’epoca segnata da conflitti e tensioni, Renna ha sottolineato l’urgenza di recuperare il senso della pace non come mera teoria, ma come risposta ai bisogni più profondi dell’uomo. Il percorso spirituale tracciato parte da una rilettura della Scrittura: sebbene alcune pagine dell’Antico Testamento sembrino mostrare un Dio «tentato dalla violenza», la pienezza della rivelazione si compie solo in Gesù. Cristo diventa la «chiave ermeneutica» per interpretare l’intera Bibbia. Citando Sant’Agostino, l’Arcivescovo ha spiegato che «nell’Antico Testamento il mistero di Cristo è nascosto, nel nuovo è manifestato». Questo passaggio segna il superamento definitivo della legge del taglione; Renna ha ricordato le parole di Gesù sul monte: «Avete inteso che fu detto occhio per occhio e dente per dente ma io vi dico di non opporvi al malvagio». Non si tratta di un semplice consiglio, ma di un nuovo ordine di rapporti umani basato sull’amore incondizionato, l’agapao, un amore che non tiene conto delle qualità dell’altro ma porta benevolenza persino ai nemici.
Il mistero della “consegna” e la forza della resistenza morale
L’analisi dell’Arcivescovo si è poi addentrata nel cuore della Passione, focalizzandosi sul verbo «consegnare» (tradere). Gesù viene consegnato da Giuda, dai sacerdoti, da Pilato, diventando quasi «un pacco» nelle mani del potere. Tuttavia, Renna chiarisce che dietro questo atto umano vi è la consapevolezza divina: «Dio ha tanto amato il mondo da consegnare il suo figlio unigenito». Gesù non subisce passivamente la violenza, ma la attraversa con una forma di «resistenza» consapevole e morale. Esiste infatti una differenza netta tra l’essere remissivi e l’essere resistenti: «Il remissivo lascia fare, la persona resistente sa cosa gli si sta facendo». Questa fermezza si manifesta nel rifiuto delle armi al Getsemani — «Rimetti la spada nel fodero perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada» — e nel silenzio durante i processi. Il silenzio di Cristo davanti a Pilato non è debolezza, ma un atto «disarmante» che «smaschera un potere debole e corrotto». Cristo sceglie deliberatamente di non difendersi non perché privo di mezzi — potrebbe infatti invocare «12 legioni di angeli» — ma per obbedire alla strada della mitezza profetizzata dal «Servo sofferente» di Isaia. È una scelta che «fa paura» ai discepoli, i quali inizialmente fuggono, non essendo ancora pronti per una pace così radicalmente disarmata.
La tortura, il perdono e la sfida attiva della non-violenza
Il culmine della riflessione ha riguardato l’efferatezza della tortura. L’Arcivescovo, citando il cardinal Ravasi, ha paragonato i soldati romani ai «nazisti dell’epoca» per la crudeltà mostrata nel dileggiare e fiaccare il corpo di Gesù. Eppure, proprio in quel momento di massima vulnerabilità, emerge il vertice dell’atteggiamento cristiano: il perdono. Sulla croce, Gesù pronuncia le parole che sono la chiave di volta della salvezza: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Per Renna, il perdono è lo strumento per ricreare relazioni laddove l’odio ha distrutto tutto. Richiamando il pensiero di don Primo Mazzolari, l’Arcivescovo ha definito la non-violenza come un «rifiuto attivo del male» e non come un’accettazione passiva. «Il non-violento rifiuta di portarsi sul piano del violento, costringendo piuttosto questi a salire sul suo piano». Questa scelta richiede un coraggio superiore a quello della forza bruta, poiché implica la disposizione a «pagare in prima persona piuttosto che far pagare gli altri». In un mondo che fatica a essere pacifico, la Passione resta dunque il modello di una sfida che invita a non condannare le persone, ma a condannare il male attraverso la forza dell’amore e della verità.
I prossimi appuntamenti
Le catechesi quaresimali proseguiranno in Cattedrale secondo il seguente calendario:
Mercoledì 4 marzo, ore 19.45: Intervento di don Bruno Bignami (direttore dell’ufficio di pastorale sociale e del lavoro) sul tema della testimonianza cristiana in ambito sociale e politico.
Mercoledì 11 marzo, ore 19.45 Incontro con il professor Marco Impagliazzo (presidente della Comunità di Sant’Egidio) sulla testimonianza dei martiri nel nostro tempo.