«C’è bisogno dell’arte perché i linguaggi artistici riescono, quando sono veri, a spezzare la falsità». Mauro Mangano, dirigente scolastico dell’I.O.S. “Angelo Musco” di Librino, ha inaugurato così la mostra Liberi di creare: le guerre, la verità, la libertà, aperta questa mattina (il 25 marzo) al Museo Diocesano di Catania.
Non è solo una rassegna scolastica, ma un grido collettivo degli studenti del Liceo Artistico che, per quattro giorni, presidieranno uno dei luoghi più visitati dai turisti in città per offrire la loro “risposta estetica” ai conflitti del presente.
Il percorso è nato sei mesi fa, quasi per urgenza etica, in seguito a una petizione studentesca sui fatti di Gaza. Da lì, il progetto si è allargato fino a toccare i nervi scoperti della società contemporanea. «Sentivamo il bisogno di associare il tema della guerra a quello della verità», ha spiegato Mangano durante l’inaugurazione, «perché abbiamo la sensazione che la verità non la sappiamo mai, che ciòche ci dicono, sulla guerra e sul mondo, non sia del tutto vero».
Alcune opere in esposizione
Le sale del piano terra ospitano opere che spaziano dal pittorico al multimediale, ciascuna con un carico di introspezione profonda. Particolarmente magnetica è l’installazione “Spina”, che sposta il fronte del conflitto sul piano personale. L’autore, Agatino, la descrive come il racconto di una «guerra interiore, un rapporto tossico dove noi diamo tutto ma pretendiamo, anche inconsapevolmente, tanto indietro». L’opera utilizza uno specchio con incisi i versi di una canzone, scritta dallo stesso Agatino: «Ho deciso di abbellire questo specchio perché quando cerchiamo un confronto con noi stessi di solito ci guardiamo lì, per poi renderci conto che quello che ci circonda non è dentro di noi, ma ce lo portiamo dietro ovunque andiamo».
Poco distante, la narrazione si sposta sulla rinascita attraverso gli “abiti scultura” realizzati con materiali di riciclo. Come quello di Gabriella, un vestito di carta bianca e dischi rotti applicati sul corsetto: «una persona che rinasce dalle macerie e si abbellisce come può». La critica sociale si fa invece esplicita nella tela di Emanuela, dove una donna — simbolo della società — è stretta nelle spire di un serpente che rappresenta «la corruzione dell’umanità e la cattiveria umana».
Anche il linguaggio video trova spazio con opere come quella di Giorgia, che in un filmato di un minuto sceglie di focalizzarsi sull’infanzia: «Ho messo in primo piano i bambini perché sono fonte di speranza ovunque e bisogna preservarli. Un bambino può crescere e diventare qualcuno di importante per tutti».
«La nostra “guerra” è combattere contro la guerra»
L’esposizione, che ha visto la collaborazione dei docenti Myriam Scarpa, Laura Gionfriddo, Vincenza Bonafede, Sonia Giardina e Mario Mangione, resterà aperta gratuitamente fino a sabato 28 marzo alle 18. Come sottolineato dai docenti, l’obiettivo non è solo mostrare la qualità tecnica del liceo, ma lanciare un segnale: «Noi la guerra certamente non la vogliamo. La nostra “guerra”, oggi, è combattere contro la guerra». Un invito ai cittadini a riscoprire la verità attraverso gli occhi di chi, nonostante tutto, ha il coraggio di definirsi artista.
