La memoria, a volte, resta sotto strati di intonaco e silenzio. A Santa Maria di Licodia è riemersa, incisa nella pietra.
Nella solenne festa di San Giuseppe, l’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, ha presieduto la celebrazione nella chiesa madre del Santissimo Crocifisso e ha inaugurato la nuova epigrafe collocata nella cappella di San Leone, benedicendola davanti alla comunità.
L’iscrizione raccoglie nomi e date: sacerdoti, parroci, cappellani sacramentali che in quel luogo hanno vissuto il loro ministero e lì sono stati sepolti. Un elenco ordinato che restituisce continuità a una storia dispersa nel tempo.
La cappella di San Leone, adiacente alla matrice, conserva radici medievali ed è legata al culto del vescovo catanese Leone. Dopo la distruzione del cenobio di Monte Pannacchio a causa delle eruzioni dell’Etna, l’effigie del santo e la sua devozione furono trasferite a Licodia, dove si radicarono stabilmente .
Per secoli la cappella è stata spazio di preghiera e luogo di sepoltura del clero, oltre che sede della salmodia quotidiana della comunità monastica. Nel corso del Novecento, interventi strutturali hanno modificato profondamente l’ambiente: rimossi elementi marmorei, smontati arredi liturgici, coperti apparati originari .
L’epigrafe inaugurata si inserisce in un lavoro più ampio di ricognizione storica e recupero. Studi e ricerche hanno consentito di ricostruire i nomi e le vicende legate alla cappella, fino alla scelta di affiancare una nuova iscrizione a quella antica sopravvissuta. Un segno concreto che restituisce ordine e leggibilità.
Il percorso ha coinvolto studiosi, parroci, diaconi, amministrazione comunale e cittadini, con il sostegno dell’arcivescovo Renna. L’obiettivo resta quello di rendere nuovamente fruibile un luogo che custodisce stratificazioni di fede e storia della Chiesa catanese .
Durante la celebrazione, la presenza dell’arcivescovo si è fatta vicina: il passaggio tra i fedeli, uno scambio con i ragazzi, gesti semplici dentro una liturgia partecipata. La benedizione dell’epigrafe ha segnato il momento conclusivo, consegnando alla comunità una memoria ritrovata.
La cappella di San Leone torna così a parlare con maggiore chiarezza. Un luogo che conserva tracce antiche e che oggi si apre a una nuova possibilità di racconto e di consapevolezza.

