Ci hanno riportato nei secoli più bui del Medioevo, le immagini di un gruppo di pastori/e protestanti che attorniavano un Trump, compunto e raccolto, mentre gli imponevano religiosamente le mani sul capo per chissà quale investitura divina per le sue scelte belliche, come la guerra di aggressione all’Iran in tandem con il suo ammiratore Netanyahu. Ci ripugna la sola idea che il Dio della Pace, possa benedire le decisioni del presidente USA, che dal primo giorno del suo governo ha creato divisioni e portato scompiglio con la guerra dei dazi e con le sue pretese di annettere l’uno o l’altro Stato, infischiandosene della sua autonomia e indipendenza. Nell’esercito Usa, in modo preoccupante, si diffonde un fondamentalismo cristiano evangelical secondo cui la guerra è una “missione religiosa”, alimentando un pericoloso “nazionalismo cristiano” che pesa anche sulla politica estera. La Military Religious Freedom Foundation, che protegge la libertà religiosa tra le forze armate USA, sin dall’inizio della guerra in Iran, ha ricevuto oltre 200 richieste di aiuto da militari che denunciano forti condizionamenti religiosi. Papa Leone mette in guardia da simili derive: “Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”. Su questa strada si è incamminata la Russia di Putin con il patriarca Kirill che garantisce che Dio sta con l’esercito russo; a sua volta, il governo d’Israele strumentalizza la Bibbia per giustificare le sue mire espansionistiche sul territorio: Dio ha dato quella terra ai loro padri.
Leone XIV: Forme di blasfemia da smentire attivamente, anzitutto con la vita
E adesso anche Erdogan arruola Dio alla sua causa, pregando: “Possa Dio schiacciare e distruggere Israele”. Anche in Italia, spesso qualche esponente del governo, in modo maldestro, tira la Chiesa a suo favore. Ma, senza mezzi termini, Leone XIV bolla tutto ciò come “forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio”, e affida ai veri credenti la missione di “smentire attivamente, anzitutto con la vita” questi comportamenti. Ad Abu Dhabi (4.2.2019), nello storico incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, il loro Documento congiunto sulla fratellanza universale dichiara: “[…]le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità […]. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni […]. Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente”.
L’attuale contesto storico tanto inquietante si caratterizza per l’uso arrogante del linguaggio e un “crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”, nota Leone. Se la filosofia del linguaggio analizzasse le parole di Trump, evidenzierebbe un ego smisurato, che annulla tutte le relazioni interpersonali. Infatti, molto spesso il Presidente parla in prima persona singolare, tipico da “un uomo solo al comando”. Ad esempio, egli dice: “Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi”, per dire che l’Iran è vicina alla resa. “Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere dell’isola”, ma “riconsidererò immediatamente tale decisione”, se qualcuno ostacolasse bloccasse lo Stretto di Hormuz. E per Cuba: “che la liberi o la prenda, penso di poterci fare tutto quello che voglio”. E il florilegio linguistico presidenziale potrebbe anche allungarsi.
Il poverello di Assisi e il Sultano
In occasione degli 800 anni dalla morte di S. Francesco, è opportuno ricordare che nel 1219, durante la Quinta crociata, egli, rischiando la vita, andò a Damietta per convertire a Gesù Cristo il Sultano al- Malik-al-Kamil. Il Santo riuscì a discutere con il Sultano, con dolcezza e rispetto, per diversi giorni. Falliti i tentativi, Francesco si congedò dal Sultano, il quale, come segno di amicizia, lo voleva ricoprire di preziosi regali, che il nostro rifiutò. Dopo questa esperienza Francesco nella Regola non bollata stabilì che i frati andando tra i saraceni “non facessero né liti né dispute”, ma avrebbero predicato la Parola del Signore, innanzitutto con il loro esempio di vita cristiana. La chiara testimonianza di S. Francesco ci sprona “ad avviare in noi stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse”, sono le parole di speranza di Leone XIV, che dovremmo assimilare in questo tempo in cui la parola “pace” sembra una brutta parola per tanti potenti del mondo.
Quando leggo gli articoli di Piero Sapienza capisco due cose: che ha una grande capacità di leggere il presente unita a una visione corretta di come l’ Umanità dovrebbe pensare e operare nel mondo, a prescindere dal credo religioso. E, quando esponenti di qualche confessione religiosa ” benedicono” autocrati che si “imbarcano” in conflitti criminali pur di espandere la propria nazione e il proprio “io”, allora mi preoccupo non poco e vedo il messaggio religioso calpestato, a cominciare da chi dovrebbe valorizzarlo perché l’ Umanità possa vivere la sua esistenza in maniera pacifica. “Gott mit uns” diceva , nel secolo scorso Hitler, trovando, purtroppo, credito nei suoi gerarchi, ma anche nella gente comune. Dio non può mai essere con noi quando compiamo tragedie umane spaventose, come ci riferisce la storia, a iniziare dalle conquiste nelle Americhe, per continuare con le guerre di religione europee. Il Padreterno ha creato il mondo come atto di amore, non come atto di distruzione, ma, evidentemente, la scarsa materia grigia che possediamo non ci consente di capire ciò. Tuttavia, non si pensi che agiamo inconsapevolmente, ma soffochiamo qualunque “rigurgito” spirituale che possa frenare il nostro progetto criminale. Per fortuna non tutta l’ Umanità è così e papa Leone, come i suoi predecessori, contando sulla disponibilità di chi può proporre un messaggio di grande respiro spirituale, aiuta gli stolti a uscire dal proprio atteggiamento cinico e becero, sperando che il suo messaggio di pace venga recepito.