Di Marco Oddo

Ci sono domeniche che sembrano uguali a tutte le altre. Le campane, la strada verso la chiesa, i volti conosciuti, magari anche il posto sulla solita panca. In realtà, ogni Domenica accade qualcosa di straordinario a cui forse non pensiamo abbastanza: mentre a Catania celebriamo l’Eucaristia, lo stesso fanno comunità cristiane in Africa, Asia, America Latina, Oceania. Con altre lingue, altri canti, altri volti. Ma attorno alla stessa mensa.

Domenica 18 Ottobre 2026 saremo invitati a guardare con particolare attenzione proprio a quei fratelli lontani. È la Giornata Missionaria Mondiale (GMM) e quest’anno compie 100 anni. Papa Leone XIV ha scelto per questo anniversario un tema che dice già molto: «Uno in Cristo, uniti nella missione». (https://www.missioitalia.it/ottobre-missionario-2026). A Catania ci prepareremo alla Giornata mondiale con una veglia di preghiera che si terrà il 16 ottobre nella parrocchia Sant’Angela Merici di Misterbianco.

L’intuizione di Pauline

Ottobre è tradizionalmente il mese che la Chiesa dedica alla Missione. Per capire da dove nasce questa storia bisogna però tornare indietro di due secoli, nella Francia dell’Ottocento, e incontrare una giovane donna: Pauline Jaricot.

Pauline ebbe un’intuizione tanto semplice quanto audace. Per sostenere i missionari non occorrevano soltanto grandi benefattori. Si poteva fare diversamente: chiedere a molti di offrire poco, con costanza, e creare piccoli gruppi capaci di coinvolgerne altri. Gente comune che aiutava altra gente, lontanissima e sconosciuta. Da quella intuizione nacque l’Opera della Propagazione della Fede.

Una rete prima dei social network

Non si fermò lì. Pauline diede vita anche al “Rosario Vivente”: gruppi di persone che, pur distanti, si dividevano la preghiera del Rosario. Ognuno faceva la propria parte e la preghiera dell’uno si univa a quella degli altri.

A pensarci oggi, aveva costruito una rete prima dei social network. Senza smartphone, profili o connessioni internet, aveva trovato il modo di mettere in relazione persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate.

Duecento anni dopo siamo connessi come mai prima nella storia. In pochi secondi possiamo vedere cosa accade dall’altra parte del pianeta. Eppure l’intuizione di Pauline ci lascia una domanda tutt’altro che antica: essere connessi significa davvero essere uniti?

Una Chiesa si prende cura di un’altra Chiesa

L’Opera della Propagazione della Fede continua ancora oggi quella storia. Sostiene l’evangelizzazione e la vita pastorale delle giovani Chiese nei territori di Missione, aiutando comunità che spesso dispongono di pochissime risorse. Anche le offerte della Giornata Missionaria Mondiale confluiscono in un fondo universale di solidarietà: ciascuna comunità dona secondo le proprie possibilità e quanto raccolto viene destinato alle necessità delle Chiese di Missione. Non è semplicemente qualcuno che “dà” e qualcun altro che “riceve”. È una Chiesa che si prende cura di un’altra Chiesa.

Quattro Opere, quattro storie

Ed è soltanto il primo capitolo.

La Propagazione della Fede è infatti una delle quattro Pontificie Opere Missionarie. C’è un’Opera che coinvolge i bambini e li rende protagonisti della missione; una che sostiene la formazione dei seminaristi e delle vocazioni nelle giovani Chiese; un’altra che ricorda a sacerdoti, religiosi e laici che la missione non è affare di pochi specialisti.

Nelle quattro settimane di ottobre proveremo a conoscerle. Non partendo dalle sigle, ma dalle persone e dalle storie che quelle sigle custodiscono.

Il prossimo incontro

Forse scopriremo anche che la missione è molto meno lontana di quanto immaginiamo.

Pauline ci ha insegnato che non occorre essere ricchi per fare qualcosa di grande per qualcuno che vive dall’altra parte del mondo.

Nel prossimo appuntamento incontreremo chi ha scoperto che, per essere missionari, non occorre nemmeno essere grandi.

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