Di solito sono loro ad accompagnare, a spiegare, a indicare un dettaglio. Questa volta i ruoli si sono invertiti: davanti alla reliquia del capo di Sant’Agata e al Busto reliquiario che la custodisce, i dipendenti di ArtEcclesiae – guide, storici dell’arte, archeologi, abituati a raccontare per mestiere il patrimonio ecclesiastico – sono rimasti in silenzio, quasi immobili, in profondo raccoglimento. Accolti e guidati dal parroco della Cattedrale, mons. Barbaro Scionti, si sono lasciati emozionare da un incontro che tiene assieme devozione e arte sacra. E in loro sono emersi l’interesse da operatori culturali e la condizione del fedele, tra meraviglia e preghiera.

L’occasione è l’ostensione straordinaria della reliquia del capo di Sant’Agata e del Busto reliquiario, restaurati per volontà dell’Arcidiocesi di Catania in vista del IX Centenario della traslazione delle reliquie, quando nel 1126 la Patrona tornò a Catania da Costantinopoli, dove era stata portata poco meno di un secolo prima. Un’esposizione che agli operatori del percorso è stata mostrata stamattina, prima dell’avvio del loro servizio, in vista delle due giornate dell’ostensione dedicate ai fedeli che si chiuderanno domani.

Una visita dedicata ai professionisti della cultura che ogni giorno accompagnano fedeli e turisti tra i luoghi sacri della città: ArtEcclesiae è, infatti, il percorso integrato, avviato lo scorso dicembre da AR.CA, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Catania, che mette in rete alcuni luoghi di particolare significato devozionale e culturale: la Basilica Cattedrale, le Terme Achilliane, la Basilica Collegiata, il Museo diocesano e il Trittico Agatino. Gli operatori che accompagnano i visitatori lungo questo itinerario sono in gran parte giovani, con una formazione specifica e competenze linguistiche per accogliere turisti e fedeli che per il 40% arrivano da fuori Italia.

Davanti alle reliquie e ai gioielli della patrona di Catania, mons. Barbaro Scionti si è rivolto direttamente agli operatori di ArtEcclesiae: li ha definiti custodi di questi luoghi, sottolineando come il loro compito non sia solo accompagnare i visitatori, ma avere cura di uno spazio che è prima di tutto luogo di fede. In quest’ottica ha richiamato anche il valore della bellezza conservata negli spazi sacri, che rimanda alla bellezza di Dio.

Molti degli operatori raccontano ogni giorno la storia di Agata a chi arriva da ogni parte del mondo, ne indicano i luoghi del martirio, ne spiegano i simboli. Vedere da vicino le reliquie restaurate che stanno al centro di quel racconto ha rappresentato un momento di grande dimensione spirituale. L’emozione, raccontano, è stata quella di osservare, per una volta con gli occhi di un visitatore, le opere e i segni di quella fede che ogni giorno sono chiamati a raccontare. L’ostensione si inserisce nel percorso di avvicinamento al calendario degli eventi per i novecento anni del ritorno delle reliquie, in programma ad agosto.

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