C’è un corpo che torna. Nel 1126, dopo un viaggio che segna la storia di un popolo intero, le reliquie di Sant’Agata rientrano a Catania da Costantinopoli. Non un’idea, non un simbolo: un corpo. Un corpo giovane, ferito. Un corpo che muore per amore. Un corpo che attraversa il mare e le epoche, che torna nella sua città, che da sempre l’attende.
E adesso, nel 2026, quel ritorno compie nove secoli. Ma quel corpo che torna – anche dopo novecento anni – continua a interrogare. A ciascuno di noi, storia per storia, chiede cose diverse. A tutti domanda se la speranza, oggi, in un mondo che si sgretola tra guerre, solitudini e volti spenti, abbia ancora un luogo dove posare lo sguardo.

È da questa provocazione che nasce il podcast “AgataViva!”. Un piccolo fuoco acceso da un gruppo di amici del Centro Culturale di Catania nel Giubileo Agatino del IX centenario, per ricordare che la tradizione non è reperto, ma voce viva. Che accade.
Agata torna ancora oggi. E nel suo tornare ci indica un altro ritorno: quello dello sguardo a Cristo. Lei che, ancora ragazzina, ha custodito la sua libertà come si custodisce un bene fragile e prezioso. Lei che, tornando, ci ricorda che la speranza non è un concetto astratto, ma fedeltà concreta a una presenza che accade.

Anche per questo Papa Leone XIV, nelle sue parole più recenti, torna spesso su una preoccupazione che non è tecnica, ma esistenziale: i nuovi linguaggi. Non li nomina come strumenti da imparare, ma come terre da abitare. La stessa inquietudine attraversa l’ultima lettera pastorale del nostro Arcivescovo, mons. Luigi Renna: non adorare le ceneri, ma custodire il fuoco. Cercare forme nuove per raggiungere cuori che hanno cambiato modo di ascoltare. Cambia il modo, ma il cuore dell’uomo resta lo stesso. E allora la tradizione è chiamata a farsi voce viva, non reperto. Per questo il tentativo di un podcast: perché in questi tempi così social e al tempo stesso segnati dall’individualismo, la voce arriva dove la parola scritta spesso non giunge.
Quattro puntate per attraversare le parole dell’epitaffio inciso nella tavoletta custodita nel busto reliquiario: mentem sanctam spontaneam honorem Deo et patriae liberationem. Quattro passi per capire come una ragazza del III secolo possa ancora parlare alla città e al cuore degli uomini.

La prima puntata, curata dal prof. Tancredi Bella e dall’illustratore Paolo Piccinini, riporta Agata nel suo mondo: la Catania romana e le prime comunità cristiane. Un approfondimento che attinge a fonti storiche accreditate, come gli studi di mons. Gaetano Zito, e che mostra come il cristianesimo sia arrivato in Sicilia e quale contesto abbia plasmato la giovane Agata.

La seconda puntata, che ho curato personalmente, affronta la prima parte dell’iscrizione: mentem sanctam spontaneam. L’intelligenza di Agata è salda perché si lega a ciò che conta davvero. Per questo è libera: non si lascia piegare, non si lascia sedurre, non si lascia comprare. Libertà — parola oggi spesso fraintesa — in lei torna a brillare e a pesare come ciò che non si svende. Con la poeta Paola Tricomi si prova a toccare il nervo scoperto della questione: cosa rende davvero libera la libertà, quale forza la tiene desta, quale bene la custodisce senza spegnerla?

La terza puntata entra nel centro luminoso della storia di Agata: Honorem Deo. Nancy Ventura e Chiara Grosso dialogano con la prof.ssa Carmela Carruba Toscano, che racconta la fede come sorgente del coraggio. Una presenza che inquieta e consola, come ricordano le parole di San Giovanni Paolo II.

L’ultima puntata, curata da Chiara Pasquali, indaga il legame fisico e spirituale tra Agata e Catania. Un legame che affiora nei luoghi, nelle pietre, nei gesti della festa, e che don Francesco Ventorino ha saputo riconoscere con sguardo profondo e appassionato.

Il podcast, prodotto in collaborazione con il giornalista Giuseppe Russo, sarà disponibile gratuitamente su Spotify a partire da giovedì 30 luglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *