di Fausto Grimaldi*
Mentre volge a conclusione l’anno agatino tra gli ultimi trepidanti preparativi, la Chiesa catanese vive la memoria del santo diacono Euplio. Nell’abside della Basilica Cattedrale di Catania basta alzare gli occhi per venerare l’incoronazione di sant’Agata e il ciclo di affreschi del 1628 del pittore Giovanni Battista Corradini, raffigurante Euplio, Stefano protomartire e Berillo. Il “patrono dimenticato”, che silenziosamente affianca la celebre protettrice sant’Agata, è noto per aver sfidato apertamente i decreti anticristiani di Diocleziano.
Ogni predicatore del Vangelo doveva essere messo a tacere e i Vangeli dovevano scomparire: al silenzio della Parola sarebbe succeduta l’ignoranza dei cristiani, all’ignoranza l’apostasia e, infine, il ritorno del paganesimo. Ma l’araldo del Vangelo, obbediente a Dio e non agli uomini, venne arrestato mentre leggeva e commentava i Santi Vangeli, un atto severamente proibito dalle leggi imperiali del tempo, che ne imponevano la distruzione. Nonostante i tentativi del governatore Calvisiano, correttore della Sicilia, di fargli offrire sacrifici agli dei pagani, Euplio rifiutò e, dopo essere stato torturato con i flagelli e i cavalletti, morì martirizzato portando i Vangeli appesi al collo. Era il 12 agosto del 304.
Il peccato, tiranno dell’uomo, trova menti, ideologie e nazioni in cui incarnarsi, e i primi a essere presi di mira sono sempre gli ecclesiastici: “colpisci il pastore e si disperderà il gregge”. Il diacono Euplio destava le anime rendendo vivo il Vangelo. La Parola di Dio, che spesso rischia di essere dimenticata o, ancor peggio, usata come arma dai nemici della verità e della fede, ritrova la sua forza incorruttibile e il suo significato originario quando viene accolta con umiltà, studiata con rigore ed esercitata con carità e ricerca del Bene supremo.
La testimonianza del “santo ecumenico”, il cui culto è celebrato sia nella Chiesa Cattolica (12 agosto) sia nella Chiesa Ortodossa, è ampiamente documentata negli Acta Sanctorum e nei sinassari bizantini. Uno dei più grandi poeti bizantini e innografi del cristianesimo, San Giuseppe l’Innografo (816-886), definito “la dolce voce d’usignolo della Chiesa”, così scriveva di Euplio: “Patriam tuam protege… Multum in te gloriatur Catanensium Metropolis, quippe quae inclitum te Eupli civem habuit, quam ex omni barbarorum irruptione, tuis precibus salvas incolumem”. Il santo viene così invocato affinché protegga la città dai pericoli e dalle invasioni attraverso la sua intercessione.
La festa del martire Euplio ci spinge, anche quest’anno, ad interrogarci nel profondo: “In quale Dio riponiamo la nostra fiducia?”
È un quesito che ci sollecita a compiere un cammino: scoprire sempre di più il volto del Padre che Gesù ci manifesta nei Santi Vangeli. Se vogliamo crescere come comunità partecipe e sincera, dobbiamo prima di tutto svuotare il cuore dai nostri preconcetti e dai nostri schemi umani. Solo così potremo accogliere il disegno di Dio e metterci in ascolto di chi ha fatto esperienza del Risorto, di chi ha testimoniato la verità a viso aperto e non ha tenuto solo per sé un dono così grande.
Guardando attraverso gli occhi di Gesù, scopriamo di essere amati da un Padre che ci rende capaci, a nostra volta, di donare amore. Credere significa infatti attingere a questo amore divino per restituirlo a quanti hanno smarrito la fiducia e la gioia.
La Croce di Cristo e il sacrificio di sant’Euplio ci tracciano la strada per un’esistenza autentica, serena e profonda. Invochiamo il nostro Santo martire affinché ci infonda l’audacia di proclamare il Vangelo senza timori, la forza di camminare controcorrente e la grazia di amare senza riserve.
O sant’Euplio, conforta e incoraggia i cristiani in questa epoca moderna così tormentata. Illumina e libera dalle false ideologie coloro che ignorano la vera libertà e la vera sapienza, affinché loro e noi, come te, possiamo fare nostre le parole del profeta Geremia (15, 16): “Le tue parole erano la mia gioia e la letizia del mio cuore”
*Parroco della parrocchia Sant’Euplio in Catania
