Un testo di quasi quattro secoli fa torna a parlare del legame tra Catania e Gallipoli nel nome di Sant’Agata. Esce in ristampa anastatica, con traduzione italiana a fronte, la “Congettura sull’approdo delle reliquie di S. Agata Vergine e Martire a Gallipoli” di Giovanni Battista Grossi, canonico catanese, pubblicata originariamente nel 1656. Il volume, a cura degli studiosi Elio Pindinelli e Mario Cazzato, è edito da Prospettive editore ed Edizioni ArtWork Cultura ed è stato presentato ufficialmente il 5 agosto nella Basilica Cattedrale di Sant’Agata a Gallipoli.

Al centro dell’opera c’è una questione di storia e di devozione: l’approdo a Gallipoli delle reliquie di Sant’Agata durante il viaggio di ritorno da Costantinopoli a Catania, nel 1126, all’origine della tradizione che lega alla città il rinvenimento, sul suo lido, della reliquia della Sacra Mammella della Santa. C’è però un nodo, ed è ciò che rende vivo il libro: la fonte più antica, la Historia Translationis del vescovo catanese Maurizio, colloca a Taranto, e non a Gallipoli, il miracolo del ritrovamento. A quella discrepanza Grossi dedicò, con gli strumenti della cultura del Seicento, una congettura erudita, un genere che tenta di colmare le lacune dei documenti.

“Con gioia, in questo Anno Agatino, anche con questa pubblicazione, contribuiamo a rinsaldare — spiega mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, nell’introduzione al testo — quei vincoli di comunione ecclesiale tra Catania e Gallipoli, e di stima tra le due Città che si affacciano sullo Jonio, consapevoli che questi legami sono già nati secoli fa nel nome di Sant’Agata”.

La ristampa affianca al testo latino la traduzione italiana, rendendo accessibile un’opera finora riservata agli specialisti. Per l’edizione i curatori si sono serviti della copia a stampa conservata alla Biblioteca Regionale Universitaria di Catania e del manoscritto n. 241 della Biblioteca Provinciale di Lecce. In copertina, la tela di Nicola Malinconico della Concattedrale di Gallipoli, con la consegna della reliquia della mammella al vescovo.

“L’opera scritta dall’erudito sacerdote siciliano — scrive mons. Fernando Tarcisio Filograna, vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli — è certamente una fonte autorevole nella ricostruzione del viaggio che le Reliquie di Sant’Agata compirono nel 1126. Essa fu data alle stampe nel 1656, proprio nel periodo in cui si andava compiendo l’edificazione della nuova Cattedrale della Bella Città, eretta con il titolo della Martire di Catania”.

Nato come progetto editoriale condiviso con l’Associazione Gallipoli Nostra per il IX centenario del rinvenimento della Sacra Mammella, il libro esce in occasione del gemellaggio tra le Chiese e le Città di Catania e Gallipoli, celebrato l’8 agosto 2026, nell’ambito del programma per il IX Centenario del ritorno delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli.

“Con questo volume — sottolinea Paolo Babbo, presidente di AR.CA, che a Catania promuove il percorso ArtEcclesiae, ed editore del libro con Prospettive editore e ArtWork — vogliamo dare il nostro contributo al legame tra Sicilia e Puglia nel nome di Sant’Agata: come editori abbiamo voluto riscoprire una narrazione che parla, da quasi quattro secoli, del vincolo tra le due città”. 

Il volume è in vendita a Gallipoli, al Teatro Garibaldi, in occasione della mostra di Fabrizio Villa “Sant’Agata. Tra emozione e identità”, aperta tutti i giorni dalle 18 alle 23 fino al 30 agosto; e nei bookshop e nelle biglietterie di ArtWork di Piazza Duomo e Palazzo Scarciglia a Lecce, al Portico dei Pellegrini a Bari e alla libreria Liberrima, nel centro storico del capoluogo salentino. A Catania sarà disponibile da lunedì 17 agosto, al bookshop del Museo diocesano e in Cattedrale.

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