di Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Carissimi Fratelli e Sorelle, San Paolo definisce la vita del cristiano impegnato come una battaglia che ingaggia contro un agente interno (la concupiscenza) e due agenti esterni (il mondo e il diavolo) e ci fornisce le armi di questo combattimento spirituale, scrive:

“Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando” (Ef 16,11-18).


Le virtù cristiane sono dunque le armi di luce che il soldato di Cristo è chiamato a rivestire, soprattutto è la fede in Cristo a vincere il maligno e il mondo. La fede è un dono che Dio fa all’uomo gratuitamente. Noi però possiamo perdere questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: “Combatti la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio
nella fede” (1 Tm 1,18-19).


Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio: dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla; essa poi deve operare per mezzo della carità (Gal 5,6), essere sostenuta dalla speranza ed essere radicata nella fede della Chiesa.

L’origine del combattimento spirituale

Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Esso consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, tuttavia la natura umana non è interamente corrotta (non esiste un uomo completamente cattivo che non abbia in sé alcuna parte sana o comunque per il quale non ci sia speranza di conversione): essa però è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e incline al peccato, questa inclinazione al male è chiamata “concupiscenza” .

Il Battesimo, donando al cristiano la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l’uomo verso Dio; ma le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale. Prima dell’Ascensione, Cristo ha affermato che non era ancora il momento del costituirsi glorioso del Regno messianico atteso da Israele, Regno che doveva portare a tutti gli uomini,
l’ordine definitivo della giustizia, dell’amore e della pace.Il tempo presente è ancora segnato dalla “necessità” (1 Cor 7,26) e dalla prova del male, che non risparmia la Chiesa. E’ un tempo di attesa e di vigilanza.

“Con l’acqua battesimale, viene concesso un perdono talmente ampio che non rimane più alcuna colpa – né originale né ogni altra contratta posteriormente – e viene rimessa ogni pena da scontare. La grazia del Battesimo, però, non libera la nostra natura dalla sua debolezza; anzi non
vi è nessuno che non debba lottare contro la concupiscenza, fomite continuo di peccato.

In tale combattimento contro l’inclinazione al male, chi potrebbe resistere con tanta energia e con tanta vigilanza da riuscire ad evitare ogni ferita del peccato? Nessuno. Proprio per questo fu necessario che nella Chiesa vi fosse la potestà di rimettere i peccati anche in modo diverso dal sacramento del Battesimo. Per questa ragione Cristo consegnò alla Chiesa le chiavi del Regno dei Cieli, in virtù delle quali potesse perdonare a qualsiasi peccatore pentito i peccati commessi dopo il Battesimo, fino all’ultimo giorno della vita” (Cfr CC 978\979).

Per mezzo del Battesimo sono dunque rimessi tutti i peccati: il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure le pene del peccato. In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel Regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio.

Rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ecc., e anche una inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o, inclinazione al peccato. Essendo questa concupiscenza lasciata per la prova, non può nuocere a quelli che non vi acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù Cristo. Anzi,

“non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole“

In questo combattimento non siamo soli. Dio stesso è con noi, lo attesta San Paolo: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”; la Vergine Maria, invocata (tra gli altri titoli) come Madre del Perpetuo Soccorso è sempre disposta a venirci in aiuto e anzi ci previene; il nostro buon Angelo Custode ci è stato donato per questo; abbiamo inoltre una schiera di Santi pronti a soccorrerci, appena glielo chiediamo, in virtù della comunione che regna tra la Chiesa militante e quella trionfante (tra questi possiamo anche sceglierne qualcuno o qualcuna cui chiedere una speciale protezione).


Incoraggiati dunque dall’esempio dei Santi, nostri fratelli, che hanno sostenuto le stesse nostre battaglie e le hanno vinte, adoperiamoci anche noi a lottare da prodi ben sapendo che

“la fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa è eterna.”
(San Francesco)

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