Giubileo Domenicano per l’VIII centenario di san Domenico, fondatore dei Frati Predicatori

di Padre Giovanni Calcara, o.p.

Per molti aspetti, san Domenico, può essere considerato l’uomo “dei paradossi”, infatti è considerato: italiano in Spagna (visse e operò per la maggior parte della sua vita in Francia e Italia) e spagnolo in Italia. Dai suoi contemporanei viene descritto come colui “che in tutto era uomo del Vangelo”, altri lo ritengono “fondatore dell’Inquisizione”, nella realtà, non solo si dissociò, ma condannò l’azione violenta della Crociata guidata da Simone di Monfort (Humbert Vicaire).

Ritenuto il fondatore di un Ordine di “teologi, filosofi, intellettuali”, non ha lasciato niente di scritto (regole, trattati, memorie) dicendo che la regola da cui aveva imparato tutto, era la libro della Carità (cioè il Vangelo). Il beato Alano De La Roche (Della Rupe) racconta della consegna della corona del Rosario da parte della Vergine Maria, ma san Domenico non parla mai di questa preghiera, ma predica la Parola di Dio. Infatti nei primi secoli non viene mai raffigurato con il Rosario in mano, ma con il libro del Vangelo.

L’opera non si limita alla descrizione delle opere d’arte e dei loro autori che, ancora oggi, possiamo ammirare a Catania nella nostra chiesa conventuale. Invece l’autore, ci guida a considerare e a riflettere non solo sulla figura e la spiritualità di san Domenico, ma anche su vicende di particolare importanza come l’opera di evangelizzazione e della difesa dei diritti umani svolta dai Domenicani in Sud America e su figure significative a noi più vicine, quali il beato Pietro Geremia e il beato Bernardo Scammacca arrivando fino ai padri Leonardo Gristina e Girolamo Ciaramitaro, a noi contemporanei.

E’ come se, diligentemente, attraverso le opere descritte e ben illustrate, Antonio ci conducesse a riflettere da “chi, come, perché” le stesse siano state commissionate, realizzate e, che oggi, è possibile ammirare. Un itinerario avvincente, con particolari e spigolature che ci fanno comprendere come l’opera dei Domenicani a Catania, sia un pieno riflesso della ricchezza del nostro carisma: “pregare, contemplare e predicare”; perché la Parola di Dio sia “condivisa” non solo dal pulpito o da una cattedra, ma attraverso l’arte o l’azione pastorale nei quartieri sfortunati di Catania, in un asilo per bambini, o tra le corsie di un ospedale.

Lo sguardo si allarga oltre le mura della chiesa e del convento e attraverso le vicende che riguardano i due conventi dei Domenicani, quello di san Domenico (S. Maria la Grande, che visse la riforma domenicana) e quello di s. Caterina da Siena (il Rosario, non riformato). E poi il terremoto, la soppressione, la costruzione di un nuovo edificio, la riedificazione post bellica della seconda guerra mondiale o la permanenza di Ebrei, nascosti grazie alla volontà di padre Bernardo Scammacca e di cui la comunità dell’epoca si assunse tutti i rischi e pericoli.

L’opera ci permette di scoprire il san Domenico di Catania, come “scrigno d’arte” potendo ammirare autentici capolavori come quello di Antonello Gagini, opere di scuola rinascimentale e del settecento e ottocento siciliano, fino ad artisti di primo livello del panorama artistico catanese del secolo scorso, quali il Milluzzo, Frazzetto e Gristina.

Sarà possibile allora, vivere l’arte, come insegnava il grande Paolo VI “come annunzio del mistero di Dio” e dall’altra parte, come ricorda papa Francesco “via della bellezza che porta alla fede”. Oppure, come volle il cardinale Salvatore Pappalerdo nella sua opera di evangelizzazione a Palermo, un valore “di riscatto e di elevazione verso i valori della bellezza e della santità”, come ha ben ricordato in una recente opera Giovanni Bonanno “Pappalardo, cardinale dell’arte a Sagunto”.

Siamo allora riconoscenti ad Antonio Scifo che, ci permette, con la pubblicazione del suo libro, di celebrare il Giubileo Domenicano, il cui tema “A tavola con Domenico”, invita tutti alla familiarità con san Domenico per condividere con lui: la Parola di Dio, la comunione fra noi, la missione della predicazione.

Una memoria da ricordare, un’eredità da custodire, una profezia da vivere!

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