Insegnanti di Religione Cattolica: una ricchezza da interpretare e trasmettere

di Carmelo Mirisola

Recentemente è stata ripresa una vecchia mozione del 16 aprile 2019, a  firma PD – M5s – LeU – +Europa – Gruppo Misto, che chiede l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica sostituendolo con “insegnamenti laici, di storia delle religioni”.

Vorrei ricordare in questa sede che tale insegnamento si inserisce nel quadro delle finalità della scuola e concorre, in modo originale e specifico, alla formazione dell’uomo e del cittadino, favorendo lo sviluppo della personalità dell’alunno nella dimensione religiosa, secondo i principi enunciati nell’accordo di revisione Concordato Lateranense ( Legge n.  121/ 1985), e nella successiva Intesa tra Autorità Scolastica e Conferenza Episcopale Italiana ( D. P. R. n°  7541/ 1985) e nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato, in particolare dalle leggi specifiche per la scuola media (L. 3 1/12/1962) e successivi interventi legislativi e amministrativi.

Inoltre, diventa necessario ricordare che il principio di laicità dello Stato è ribadito dalla Corte Costituzionale con sentenza 203/ 1989. Qui il diritto alla laicità si esprime con la libertà di religione e non con l’indifferenza verso di esse. Con questa sentenza si vuole distinguere tra Stato e Chiesa senza per questo renderli antagonisti. L’insegnamento di tale disciplina, conclude la Corte Costituzionale, è obbligatoria nel momento in cui le famiglie si avvalgono e lo Stato italiano deve farsene garante, per via dell’accordo con la Santa Sede, ma naturalmente dando la possibilità ai genitori e agli  alunni di partecipare alle attività didattiche e formative. E’ importante precisare che tale disciplina, lungi dall’essere catechesi e dal voler ricercare nuovi fedeli è invece una opportunità preziosa che viene offerta a tutti i discenti al di la della loro appartenenza religiosa, per conoscere le radici ebraico cristiane dell’Italia e dell’Europa così come la storia evidenzia. 

L’abolizione dell’ora di religione cattolica comporterebbe una nuova legge costituzionale per la revisione della Costituzione Italiana all’articolo 7 senza il rispetto delle leggi internazionali che richiedono l’accordo tra le parti per ogni variazione di esse.

In conclusione possiamo affermare che tale insegnamento, secondo quanto affermato dagli accordi, dalle leggi, dalle sentenze e dai programmi approvati dallo Stato, concorre alla formazione del cittadino  attraverso i valori e la cultura propria dello Stato italiano; è offerta a tutti i discenti attraverso i docenti di religione che pure svolgono nelle scuole di appartenenza, oltre all’insegnamento, ruoli importanti che vanno dall’essere vicepresidi alle funzioni strumentali responsabile di progetti attestando in questo modo la fiducia nella loro professionalità da parte di dirigenti scolastici e collegi docenti. Lo Stato affida loro tale insegnamento in quanto si dichiara non competente in materia.

Vogliamo concludere con una riflessione: le migliaia di docenti che svolgono tale insegnamento, con un’abolizione dell’ora di religione che fine farebbero?  Padri e madri di famiglia che lavorano a scuola da molti anni, hanno superato un concorso o che sono stabilizzati e che hanno sulle spalle rate, mutui, figli dove e come sarebbero ricollocati? Oppure, in nome di una falsa laicità, rimarrebbero senza lavoro perdendo, quindi, la loro dignità sociale e personale?  Chiediamo ai politici che si fanno carico di simili proposte, di fare una riflessione seria e costruttiva su quanto scriviamo. 

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