Messaggio dalla “clausura” di Biancavilla: «Come gli uccelli del cielo»

di Sr. Ch. Cristiana Scandura osc

Carissimi Fratelli e Sorelle,
tra tutti gli animali che il Buon Dio ha creato, personalmente ho una predilezione per gli uccelli. Forse è per questa mia naturale simpatia per queste creature (simpatia ampiamente ricambiata) che mi viene spontaneo paragonare la nostra vita claustrale alla loro vita.

Il paragone può sembrare paradossale se si considera che gli uccelli volano liberi nel cielo e noi trascorriamo invece l’esistenza in clausura. Ma cos’è la libertà? “Dio ci ha chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” (Gal 5,13).

Esiste una libertà “da” e una libertà “per”. Libertà dalle varie schiavitù e dai vari idoli ai quali il nostro cuore è sempre pronto ad attaccarsi. E libertà “per”, cioè “in
funzione di” un amore universale, che abbraccia tutti, che tutti ama con il cuore di Cristo, che in tutti vede dei fratelli e delle sorelle da amare. La più alta e bella espressione della libertà è il dono totale di sé. Dono concretizzato da ciascuno in modo diverso, in base alla propria vocazione. Va da sé che i Monasteri non sono un luogo di rifugio per persone deluse dalla vita, ma essi accolgono persone libere e felici o comunque incamminate verso la conquista della piena libertà, cioè incamminate verso il raggiungimento della pienezza dell’amore che solo ci rende liberi.


Questo è indubbiamente un dono di Dio, che però richiede anche desiderio, collaborazione, impegno, accoglienza da parte nostra. Ma l’altro motivo che, a parer mio, accomuna la nostra vocazione a quella degli uccelli del cielo, è che essi non si preoccupano di nulla, ma sono pienamente occupati nella lode di Dio. Questo è il nostro compito: lodare Dio, a Lui cantare, accoglierlo cantando quando Lui verrà. Sono convinta che il canto, e la musica in genere, conduce in modo speciale a Dio.

“Chi canta, prega due volte”, diceva il grande S. Agostino. Amo pensare che in Paradiso ci sarà un posto riservato ai musicisti e ai cantori, che con le loro melodie hanno aiutato il prossimo ad elevare il cuore a Dio che, oltre ad essere Amore, è anche Bellezza, Poesia, Musica, Arte, ed è la fonte e l’ispiratore di tutte queste cose. (Certo anche gli stonati hanno diritto di andare in Paradiso, ma suppongo… e spero… che per essi l’eterno Padre abbia provveduto un luogo debitamente
insonorizzato…).

Liberi e sereni, privi di ansia e preoccupazioni varie, gli uccelli trascorrono il tempo cantando, non hanno un’altra funzione. Altri animali sono da noi ritenuti più utili, perché da essi traiamo: latte, lana, pelle, ecc… ma come sarebbe triste il mondo senza il melodioso e gaio cinguettio degli uccelli che mette tanta allegria.
Lo stesso dicasi per la vita claustrale che lo Spirito Santo ha suscitato per ricordare a tutti i cristiani che la Chiesa è sposa di Cristo, una sposa innamorata che attende con gioia e con amore la venuta dello Sposo.

Conoscete il detto: “Si muore come si è vissuti”? Ebbene, se è vero, credo proprio che io morirò cantando.
Un abbraccio affettuosissimo

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