L’attacco di Peter Thiel a Leone XIV conferma il punto decisivo della Magnifica Humanitas: gli algoritmi non sono neutrali e il loro potere non può restare nelle mani di pochi
C’è un momento in cui il potere, abituato a sentirsi applaudire come fosse il naturale destino della storia, comincia a irritarsi. È accaduto in questi giorni con Peter Thiel, il miliardario della Silicon Valley che ha contribuito a fondare PayPal e Palantir, investitore in alcune delle più influenti aziende dell’intelligenza artificiale e figura di riferimento di quella élite tecnologica americana che guarda con favore all’amministrazione Trump. Ha accusato Papa Leone XIV di comportarsi da “utile idiota per il Partito Comunista Cinese”, colpevole, a suo dire, di ostacolare il progresso chiedendo regole e limiti per l’intelligenza artificiale.
Tecnologia, informazione, potere
L’affondo è arrivato a Berlino, a margine di un’intervista con Mathias Döpfner, CEO di Axel Springer, il grande gruppo editoriale tedesco, durante la cerimonia di consegna dell’Axel Springer Award, premio europeo che riconosce chi ha avuto un impatto duraturo sul progresso tecnologico e sociale. Non è un dettaglio di cronaca. A volte i luoghi parlano quanto le parole. Perché qui non si incrociano soltanto un imprenditore e un Papa, ma tre forze che stanno ridisegnando il nostro tempo: tecnologia, informazione e potere. Del resto, non è casuale che proprio Axel Springer sia stata, nel 2023, la prima grande azienda editoriale a siglare un accordo con OpenAI per mettere il patrimonio dei propri giornali al servizio dell’addestramento e dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale.
Ma il punto non è l’insulto rivolto a Leone XIV. Il punto è che la reazione di Thiel sembra confermare, forse suo malgrado, una delle intuizioni più profonde della Magnifica Humanitas. Leone XIV osserva che i sistemi di IA non abitano un cielo puro e asettico della tecnica. Portano impressi i criteri, le convinzioni, gli interessi, persino i pregiudizi di chi li progetta e li addestra. Per questo non possono essere considerati moralmente neutrali.
È curioso. Non appena il Papa sfiora questo nervo scoperto, uno dei protagonisti più influenti dell’universo tecnologico reagisce come se fosse stata messa in discussione non una tecnologia, ma una concezione dell’uomo.
Perché, se l’intelligenza artificiale fosse davvero soltanto uno strumento, una ruota più veloce o un martello più sofisticato, perché tanto fastidio? Perché questa insofferenza davanti a domande che sembrano perfino elementari? Quelle che Leone XIV formulava già nell’ottobre del 2025, alla 39ª Conferenza dell’Associazione Minds International: «Chi governa gli algoritmi? Chi li guida e a quali fini?». Fino ad affermare che «dobbiamo vigilare perché la tecnologia non si sostituisca all’uomo e perché l’informazione e gli algoritmi che oggi la governano non siano nelle mani di pochi».
Nelle mani di pochi. Forse è proprio qui il punto sensibile. Perché Thiel è uno di quei pochi. Uno di coloro che dispongono di immense risorse economiche, di dati, di piattaforme, di strumenti capaci di orientare l’informazione e perfino la percezione della realtà.
E allora tornano le domande decisive: per chi lavora questa macchina? Chi serve? Chi favorisce? E chi, invece, rischia di essere lasciato indietro?
Perché gli algoritmi non si limitano a eseguire calcoli. Selezionano, suggeriscono, filtrano, orientano.
Uno sguardo nuovo
Non sorprende allora che Leone XIV abbia scelto per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali un tema che sembra rivolgersi proprio al cuore di questa sfida: «Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait». In un tempo in cui tutti combattono per catturare la nostra attenzione, il Papa richiama qualcosa di infinitamente più umano e più rivoluzionario: imparare a guardare. Non a consumare immagini, ma a vedere. Non a reagire, ma a comprendere. Non a cliccare, ma a incontrare. In fondo, la disputa non riguarda la Cina, l’America o il Vaticano. Riguarda l’uomo.
Per questo le domande del Papa restano decisive. Non contro la tecnologia, ma in sua difesa. Perché il futuro probabilmente dipenderà sempre meno dalla potenza di macchine sempre più performanti e sempre più dalla qualità dello sguardo umano. Da custodire.
Con buona pace di quei pochi “inutili intelligentissimi”.