di Mario Giuffrida
In occasione della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’aula magna del Liceo Scientifico Boggiolera si è trasformata in uno spazio di dibattito e riflessione profonda. Il tema centrale che ha guidato gli studenti è stato basato sulla necessità di cambiare lo sguardo, un concetto fondamentale per riconsiderare il nostro approccio verso chi arriva da realtà lontane, spesso drammatiche.
Dopo l’accoglienza della Dirigente Scolastica prof.ssa Valeria Pappalardo, i ragazzi, accompagnati dalle docenti Tatiana Severi, Irene Li Greggi e Rosanna Giuliano, provenienti da cinque classi dell’istituto (erano 105) si sono messi in gioco per affrontare una delle sfide culturali più complesse del nostro tempo e hanno raccolto l’invito a decostruire i pregiudizi per costruire una reale cultura dell’accoglienza.
«Spesso la paura del diverso nasce semplicemente da ciò che non conosciamo», ha condiviso uno degli studenti durante l’incontro. Per i giovani, cambiare prospettiva significa smettere di vedere chi arriva come una minaccia e iniziare a riconoscerlo come una persona con una storia, dei sogni e delle fragilità simili alle nostre.
Durante l’incontro, introdotto dai contributi di Agata Pappalardo (Responsabile dell’Ufficio diocesano di prevenzione e di contrasto della dispersione scolastica), Don Carlo Palazzolo (Direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dei migranti), Grazia Messina (Pedagogista), Fabio D’Arrigo (Presidente ASD New Mithos) e Simona Laudani (già Docente di storia moderna UNICT), si è lasciato spazio alle riflessioni dei ragazzi e delle ragazze.
i ragazzi hanno analizzato come le paure verso chi migra siano spesso alimentate da narrazioni distorte e hanno riflettuto sul fatto che riconoscere l’altro significa superare la diffidenza iniziale, trasformando l’ignoto in un’opportunità di arricchimento reciproco grazie, anche, all’ascolto delle storie personali che stanno dietro ai numeri delle cronache.
L’iniziativa ha dimostrato che la scuola gioca un ruolo decisivo nella formazione di una cittadinanza globale. Promuovendo l’empatia come valore civico, i giovani del liceo hanno lanciato un messaggio chiaro: per superare le nostre paure non serve alzare muri, ma
affinare la nostra capacità di comprendere e accogliere l’altro.
Attraverso i momenti di confronto e grazie a testimonianze dirette (una ragazza di terza ha testimoniato di quando, all’età di ca. sei anni, è arrivata con la mamma in Italia), i ragazzi hanno smontato i meccanismi con cui si costringono le persone all’interno di etichette e stereotipi.
In particolare, grazie anche alla lettura di brani stimolo selezionati e letti da Mario Giuffrida (Educatore e counsellor) che ha attinto a testi di letteratura per ragazzi ma anche a scritture migranti e saggi sul tema, l’appuntamento ha trasformato l’aula magna in un luogo dove sperimentare la possibilità di vestire i panni degli altri, immaginando, sia pure per breve tempo, di essere al loro posto: Perché quei vestiti qualcuno li aveva scelti e ci aveva vissuto dentro. Erano di persone che avevano un nome, una storia, dei desideri. Come noi, avevano cose che amavano e cose che speravano di lasciarsi alle spalle. I ragazzi e noi insieme a loro, ci siamo trasformati in naufraghi, abbiamo incontrato i muri che separano e non
proteggono, ci siamo ritrovati ad ascoltare parole dette per gioco e abbiamo compreso che esistono giochi pericolosi capaci di essere la base delle piramidi dell’odio.
Il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Giuseppe Baturi, ha affermato, nella XXXIV edizione del “Rapporto Immigrazione” realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, che l’Italia vive una trasformazione silenziosa, ma radicale, che passa attraverso i volti, le storie e i sogni di giovani ragazze e ragazzi che «frequentano le stesse scuole dei loro coetanei italiani, parlano i dialetti locali, tifano per le squadre del cuore, ma spesso continuano a sentirsi – e a essere percepiti – come “ospiti permanenti”, non pienamente parte della comunità.
Allora è necessario, se non urgente, CAMBIARE LO SGUARDO!
Lo sguardo dell’altro è una soglia sospesa: può essere il riflesso in cui riconoscerci o l’abisso da cui fuggire.Spesso, per paura di essere messi a nudo, scegliamo l’evitamento, abbassando gli occhi e tracciando confini invisibili che ci isolano dal mondo. Questo rifiuto trasforma l’alterità in una distanza incolmabile, riducendo chi ci circonda a naufraghi senza volto, ombre private della propria identità e dignità. Tuttavia, incrociare davvero quegli occhi apre alla possibilità di una relazione autentica. Accettare lo sguardo altrui significa accogliere la vulnerabilità e, da quel contatto, costruire mondi nuovi fondati sull’empatia. È in questo preciso istante che avviene il riscatto: guardarsi reciprocamente squarcia l’indifferenza e permette di restituire dignità a chi era stato dimenticato, trasformando l’isolamento in un cammino condiviso.
Perché, quando un diritto fondamentale viene negato, questo sopruso non riguarda mai soltanto chi lo subisce: quando una persona è privata dell’acqua, del cibo, delle cure, della protezione o della possibilità di vivere con dignità, viene messo in discussione un principio che riguarda tutti.
Gli incontri si sono conclusi ricollegandoci al messaggio del Papa per la 112.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ha intitolato “Anche uno solo di questi bambini”, facendo riferimento al testo del Vangelo secondo Matteo: “E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”.
Da questa suggestione è nata l’idea di emanare un bando attraverso il quale dare un contributo per recuperare e restituire la dignità, i diritti, gli sguardi negati attraverso le riflessioni delle ragazze/i sul fenomeno migratorio.
Per queste ragioni l’Ufficio diocesano di prevenzione e di contrasto della dispersione scolastica e l’Ufficio per la Pastorale dei Migrantes in collaborazione con “Le città invisibili – Ricerca e Promozione di Attività Espressive” hanno emanato un avviso per la partecipazione al progetto-concorso “Lo sguardo dell’altro: viaggio di scoperta attraverso parole, immagini e suoni migranti” con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza e la conoscenza sui temi del fenomeno migratorio dei diritti umani dei rifugiati e dei richiedenti asilo attraverso la produzione di originali elaborati letterari, grafico-pittorici, musicali e multimediali.
La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta agli studenti della scuola primaria, scuola secondaria di I e II grado, ragazze/i frequentanti gli oratori e/o i corsi di iniziazione cristiana
del territorio dell’Arcidiocesi di Catania (info: diocesi.dispersionescolastica@gmail.com)
