Quaresima: un viaggio di ritorno a Dio anche attraverso la rete, un luogo da abitare con “stile”

di Giuseppe Adernò

In questa particolare Quaresima, che risente ancora del fluido del lockdown e mantiene le regole del distanziamento fisico, le norme di prevenzioni del contagio (mascherine e gel), nella parrocchia di Monserrato il parroco Mons. Alfio Barbagallo, ha centrato le meditazioni Quaresimali sul tema: “Pregare con le parole di Gesù”.

La Quaresima è un viaggio di ritorno a Dio, momento e occasione di raccoglimento e di preghiera che sarà ancor più efficace se le parole che si pronunziano non sono parole umane, ma ripetono le parole che Gesù stesso ha pronunziato e che il Vangelo ha trasmesso.

Sono le parole di Gesù che cambiano la vita il “Vieni e seguimi” è un invito per tutti e si rinnova ogni giorno. Così facendo, durante la Quaresima, inizia un viaggio che coinvolge tutta la nostra vita e tutto noi stessi. “È il tempo per verificare le strade che stiamo percorrendo, per ritrovare la via che ci riporta a casa, per riscoprire il legame fondamentale con Dio, da cui tutto dipende “, ha detto Papa Francesco, affermando anche che “La Quaresima non è una raccolta di fioretti, è discernere dove è orientato il cuore”.

Il viaggio di ritorno a Dio è spesso ostacolato dai “malsani attaccamenti”, dalle false sicurezze economiche, dalla crisi del lavoro, dalla paura della malattia e le parole di Gesù che “veste i gigli del campo” dovrebbero essere di conforto, e ridare fiducia e speranza, bruciando “le ceneri del lamento e della rassegnazione” e restituendo la forza di andare avanti e camminare insieme ai fratelli.

Il mantra che caratterizza la nostra società è: “Se vogliamo sopravvivere dobbiamo essere competitivi e quindi connessi”. Questo provoca uno stress di attenzione e si trasforma in ossessione, ma, come si legge nell’enciclica “Fratelli tutti”: “La connessione digitale non è in grado di unire l’umanità. Alla pandemia sociale corrisponde una pandemia socio-comunicativa “ che riduce le attività e le relazioni umane, ponendo barriere e ostacoli alla fraternità universale.

Il ruolo della relazione è, infatti, la prossimità;   la Rete, infatti,  “non è la panacea di tutte le relazioni”.

 “C’è grande passione per il Vangelo quando i giovani preti inventano un modo di incontrare le persone sui social. afferma Mons. Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia, È importante abitare questo luogo ma spero che le comunità cristiane tornino a ritrovarsi intorno all’Eucaristia. La salvezza probabilmente non la troviamo in Rete, ma proviene da Dio”.

La centralità dell’Eucarestia nella prassi ordinaria oggi sembra essere stata smarrita. Si celebravano un tempo le Quarantore, gli esercizi spirituali, i ritiri, termini e parole che oggi sanno di muffa di sacrestia.

La rete è un luogo che ci invita a stare con gli altri, è un luogo da abitare, ma non è la casa, è solo una delle tante stanze da condividere.

La comunicazione è fondamentale, le parole sono importanti, nella rete s’incontrano i giovani, ma non necessariamente bisogna usare il loro linguaggio, basta parlare in maniera semplice, come faceva Gesù e il suo stile di comunicazione è una lectio magistralis, le sue parole dopo duemila e più anni sono vive e continuano a suscitare sentimenti e pensieri di bene.

La fede cristiana incarnata è centrata in Dio che si fa uomo, che si fa storia, dunque il cristianesimo rifugge dagli eccessi di spiritualismo; ma una cosa è essere nel mondo e un’altra è diventare come il mondo. Parlando come parla il mondo, e ragionando come ragiona il mondo, si perde il contatto con Dio, l’aggancio con il Creatore.

I sociologi scrivono che “nella società oggi manca la figura del “padre” che indica la strada della libertà nella responsabilità”. Molto più comodo è avere accanto qualcuno che si limita a far compagnia, ad un semplice “stare accanto” senza indicare nulla ed oggi si corre questo rischio.

L’ideatrice e presidente dell’associazione “Parole O_stili”, Rosy Russo, invita a leggere e adottare il “Manifesto della comunicazione non ostile” e ad acquisire uno “stile” nel comunicare, dando precedenza all’ascolto attento ed empatico: “Prima di parlare penso; Prima di intervenire ascolto. Le parole sono, infatti, un ponte per incontrare l’altro, possono costruire o distruggere, orientare o disorientare, rendere felici o infelici. Occorre usarle “con stile”.

Le idee si possono discutere, le persone si rispettano. Il dialogo profondo chiede attenzione e l’efficace scambio interpersonale ha caratteristica di essere fluido, non impositivo delle proprie idee, non disfunzionale ma rispettoso e a volte anche il silenzio, punta di diamante, “parla”, comunica ed è più efficace che mille parole.

Nel silenzio avviene il vero incontro di persone e di volti e l’Adorazione eucaristica, il silenzio che accompagna lo sguardo rivolto all’Ostia consacrata, produce un fluido di grazia interiore che la tradizione liturgica ci ha consegnato, ma che i tempi moderni hanno messo in soffitta.

Mettere in luce le perle preziose della tradizione non è nostalgia del passato ma ricerca dell’essenziale che alimenta la linfa della vita spirituale in cammino verso la Croce.

“Lasciamoci turbare dalla via Crucis di Gesù” ha scritto Mons. Georg Ganswein, e il turbamento produce rinascita e nuova vita.

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