Pubblichiamo il Messaggio per la Quaresima del 2026 dell’arcivescovo metropolita di Catania, S. E. monsignor Luigi Renna.
“L’amore disarmato e disarmante di Gesù risuscita il cuore del discepolo”. Non sono parole di papa Leone XIV, ma di Francesco, quelle che vi propongo per vivere insieme il cammino quaresimale nell’anno giubilare agatino della nostra Chiesa di Catania. Le ha pronunciate nel 2020 in un’omelia della seconda domenica di Pasqua, e sono ritornate sulla bocca di papa Leone al suo primo saluto al mondo come una medicina per curare le nostre ferite. La Quaresima viene a portarci la conversione di cui abbiamo bisogno nel nostro tempo, quella di cui tutto il mondo ha una estrema necessità, ed oggi c’è bisogno di recuperare la serenità nelle relazioni, il dialogo, la riconciliazione, che iniziano dalle parole e si trasformano in gesti concreti. Questi quaranta giorni che ci preparano alla celebrazione della Pasqua saranno un sentiero che ci cambierà il cuore nella misura in cui lo decidiamo: dare più tempo e qualità all’ascolto della Parola di Dio, digiunare e astenersi da tutto ciò che inquina il modo con cui ci relazioniamo agli altri; condividere quello che abbiamo non con aria di sufficienza, ma nella verità di chi vuole guardare all’altro come ad una persona che in Cristo considera fratello.
Il desiderio di un cuore nuovo. Nel profondo di noi stessi
Iniziamo questo cammino con le ceneri sulla testa e il desiderio di un cuore nuovo nel profondo di noi stessi, cominciando non dalla pretesa di voler cambiare gli altri, ma dall’unico pezzo di universo di cui siamo padroni davvero: il nostro “io”. Le immagini del Cristo crocifisso e del Cristo legato e flagellato che veneriamo in questo tempo, ci richiamano alle parole e ai gesti del Signore che “trasudano” della mitezza di Cristo, soprattutto nelle ore della sua passione: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno» (Mt 26,52); «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34); le brevi frasi e il silenzio di Cristo davanti al sommo sacerdote, davanti a Pilato, davanti ad Erode, nelle ore in cui viene lasciato in balia dei soldati e di chi lo deride. Quella violenza che si accanisce sul Crocifisso ci fa riflettere su quanta violenza ancora oggi siamo capaci di scagliare sull’umanità, su come le parole, i silenzi, i gesti armati di violenza dividono e distruggono le relazioni familiari, le comunità, la società, le relazioni internazionali. Noi cristiani siamo chiamati ad essere il sale della terra e la luce del mondo (cfr. Mt 5,13.15): non possiamo non seguire il Cristo che nel mistero della sua passione e della sua pasqua si presenta a noi disarmato e disarmante, con le mani legate o inchiodate, ma sempre tese alla riconciliazione. È difficile seguire il Cristo su questa strada e donare pace al mondo: per questo chiediamo in questi quaranta giorni la grazia della conversione per noi e per la nostra società.
In questi giorni vi invito a riascoltare le parole di Cristo che ci indicano la via della pace, soprattutto negli esercizi spirituali comunitari: dall’ascolto della sua Parola nasca la nostra conversione ad essere uomini e donne capaci di riconciliazione. Anche nelle giornate in cui vivremo in alcune parrocchie la visita delle reliquie di sant’Agata, pensiamo ai martiri che nel sacrificio di sé si sono uniti al Cristo Agnello immolato, come altrettanti agnelli miti che anche in mezzo ai supplizi hanno benedetto i loro carnefici e hanno dispensato parole di perdono. Seguiamo l’invito del papa al digiuno e all’astensione «molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlare male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace» (LEONE XIV, Messaggio per la Quaresima 2026).
Un segno di carità per le nostre sorelle e i nostri fratelli di Niscemi
Vivremo la nostra quaresima di carità con una raccolta, specialmente nella V domenica di Quaresima, per le nostre sorelle e i nostri fratelli della città di Niscemi: saranno destinati alla Caritas della diocesi di Piazza Armerina che provvederà ai bisogni di quella popolazione tanto provata, soprattutto agli anziani e a chi è rimasto senza niente.
Le catechesi in Cattedrale
Le catechesi in Cattedrale saranno nei tre primi mercoledì di quaresima (eccetto quello de Le Ceneri) alle ore 19:45:
25 febbraio: La Passione di Cristo, sorgente e modello di pace disarmata e disarmante (S.E. Mons. LUIGI RENNA);
4 marzo: La testimonianza cristiana nella vita socio-politica (Don BRUNO BIGNAMI, direttore dell’ufficio nazionale della CEI di problemi sociali e del lavoro);
11 marzo: Testimoni disarmati: i martiri cristiani del nostro tempo (Prof. MARCO IMPAGLIAZZO, presidente della Comunità di sant’Egidio e docente di storia contemporanea dell’università Roma Tre).
Nella città di Catania ci incontreremo, come di consueto, per la Via Crucis cittadina dalla Cattedrale a piazza Stesicoro, il 27 marzo alle ore 19:30.
Durante questo tempo avrò la gioia di ordinare diaconi permanenti il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, alle ore 19:00 presso la Basilica Cattedrale, gli accoliti Vittorio Fallica, Luca Papalino, Girolamo Angelo Butera e Roberto Pappalardo.
Scenda su tutti lo Spirito Santo e risvegli nei nostri cuori inariditi la gioia della sequela di Cristo e della testimonianza del suo amore; converta i nostri cuori alla pace che Cristo è venuto a portare nel mondo, perché grazie al mistero della Croce «non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).
Buona Quaresima di conversione a tutti!
*Arcivescovo Metropolita di Catania