«Il corpo non è destinato a perire. Ogni corpo è importante. Quando una persona muore, noi lo circondiamo di venerazione e lo incensiamo perché crediamo fermamente che esso sia destinato alla Risurrezione».

Con queste parole cariche di solennità e speranza, l’arcivescovo Renna, ha accolto i fedeli di Santa Maria di Licodia, accorsi per stringersi attorno alla reliquia di Sant’Agata. Non è stata una semplice cerimonia di passaggio, ma un’immersione profonda nel mistero della carne che si fa spirito. La presenza del segno tangibile del martirio della Santa Patrona ha offerto lo spunto per una catechesi toccante sul valore della vita umana: «il corpo – ha spiegato il Vescovo – non è un involucro passeggero, ma un tempio. Fin dai tempi dei discepoli che raccolsero le spoglie di Giovanni Battista, di Gesù e del protomartire Stefano, la Chiesa ha imparato a onorare i resti dei giusti. Incensare un corpo significa riconoscere che quel “seme” è destinato a fiorire nell’eternità».

Il martirio della femminilità e il conforto dei Sacramenti

Un passaggio particolarmente intenso dell’omelia ha riguardato il supplizio di Agata, simbolo di una dignità che nessuna violenza può scalfire. Renna ha richiamato la forza di quella giovane donna che affrontò l’oppressore rinfacciandogli l’empietà del suo gesto: “Non ti vergogni di deturpare il seno dal quale tu stesso hai bevuto il latte?”. È un richiamo potente alla sacralità della vita e della femminilità, che nel buio del carcere trova luce e ristoro. La visione di San Pietro che appare ad Agata per guarirne le ferite è stata letta dall’Arcivescovo come l’immagine dei “sacramenti della guarigione”. Ancora oggi, infatti, la Chiesa agisce attraverso la Confessione e l’Unzione degli infermi per risanare le piaghe dell’anima e del corpo, offrendo all’uomo la stessa carezza divina ricevuta dalla Santa catanese. Questo legame millenario tra fede e storia è testimoniato anche da reperti come la celebre “Lapide di Julia Florentina”, che ci ricorda come il desiderio di riposare accanto ai martiri sia un tratto distintivo del popolo cristiano fin dalle origini.

Il Battesimo e il martirio moderno: un sacrificio fatto amore

Mons. Renna ha poi scardinato la visione comune della morte con una forte riflessione: «Le persone muoiono una sola volta: al momento del Battesimo». In quel sacramento, infatti, l’uomo vecchio cessa di esistere per far rinascere l’uomo spirituale, un essere già proiettato verso la vita eterna. Sant’Agata è stata innanzitutto una battezzata coerente, che ha vissuto la propria esistenza come un’offerta. Per rendere attuale questo messaggio, l’Arcivescovo ha citato la testimonianza eroica di Padre Pierre in Libano, un “martire” dei nostri giorni che, nonostante i bombardamenti incessanti, ha scelto di non abbandonare i suoi parrocchiani e di soccorrere i feriti. È qui che il sacrificio diventa amore e si lega al “Vangelo dell’Eucarestia”: il martire diventa una cosa sola con l’Agnello di Dio. Avere le reliquie di Agata tra noi oggi non è un atto di devozione privata, ma un invito a sentire la forza di tutta la Diocesi che, unita sotto lo sguardo della sua Santa, impara ad affrontare le fatiche quotidiane con la stessa luminosa certezza di chi sa che la morte non ha l’ultima parola.