Una riflessione sull’incontro promosso dal Centro Culturale di Catania e dalla Fondazione Francesco Ventorino dedicato al libro La pratica della presenza di Dio di Fra Lorenzo della Risurrezione.
In un mondo in cui la preghiera è tornata di moda come giustificazione di ogni azione – persino della guerra – e in cui alcuni leader evocano il nome di Dio per dare veste sacra a ciò che sacro non è, parlare di un frate del Seicento che cucinava per cento confratelli potrebbe sembrare fuori luogo. E invece no. Proprio adesso, mentre i tempi mostrano il loro volto più duro, la voce di un frate vissuto più di trecento anni fa torna attuale, come un contraccolpo, un richiamo a ciò che può ancora salvare l’umano. È quanto accaduto venerdì 10 aprile durante l’incontro di presentazione del libro La pratica della presenza di Dio
di Fra Lorenzo della Risurrezione (Libreria Editrice Vaticana), promosso dal Centro Culturale di Catania e dalla Fondazione Francesco Ventorino. Una testimonianza concreta di pace.
Il priore dei Carmelitani a Brescia rilegge le pagine di un carmelitano del Seicento
Nell’Auditorium dell’Istituto Ventorino, gremito fino all’ultimo posto, Padre Roberto Magni, priore dei Carmelitani a Brescia, ha raccontato la storia di Fra Lorenzo ripercorrendo le pagine indicate da Leone XIV, che ne ha curato la prefazione. Una storia insolita, ma unica, come quella di ciascuno di noi. La storia di un frate carmelitano, al secolo Nicholas Herman, soldato ferito nella Guerra dei Trent’anni: una ferita che diventa svolta esistenziale. Perché, in fondo, Dio usa le ferite anche per cambiare la vita. Quella ferita lo conduce tra le mura di un convento per espiare i propri peccati. E invece lo porta a scoprire che Dio non punisce, ma sorprende. Oltre ogni nostro calcolo. Scopre che la cucina, il rumore dei tegami, la fatica, possono diventare un altare. Che la presenza di Dio non è un’idea, ma un accadere. «Mi trovai cambiato», scrive Lorenzo. Non per sforzo, ma per dono. Come quando qualcuno ti chiama per nome e tu ti volti senza sapere perché.
La santità nel quotidiano
«La nostra santificazione dipende non dal cambiamento delle nostre opere, ma dal fare per Dio ciò che facciamo di solito per noi stessi». È l’intuizione del frate francese che ha segnato la spiritualità di tanti, approfondita da Padre Roberto. Non c’è un tempo per Dio e un tempo per il resto. C’è un unico tempo: preghiera ed esistenza si equivalgono. Teresa d’Avila lo aveva intuito: pregare è trattenersi con un Amico. Fra Lorenzo lo vive: anche sbucciare patate può essere un gesto d’amore. «Io giro la mia frittatina nella padella per amore di Dio». Per questo la pratica della presenza di Dio non è una tecnica per pochi eletti, ma il gioioso “mestiere” di chiunque desideri una vita piena, abitando il mondo con quella libertà che nasce dall’essere certi di essere guardati. E amati. Fino a poter «fare del cuore un oratorio»: non un rifugio, ma un luogo dove ogni gesto – anche il più piccolo – diventa un sì. Un luogo dove Dio dimora sempre.
Questo riconoscimento accade dentro un’educazione che in Fra Lorenzo diventa pratica costante. È la coscienza di un fatto che accade e segna la vita dentro una relazione, non dentro un perfezionismo. Come nell’incontro di Cristo con la Samaritana, ricorda Padre Roberto: «Gesù la guarda: certo che c’è complementarità tra lo sguardo suo e lo sguardo che guarda Lui. Ma è importante arrivare a capire che c’è prima lo sguardo di Gesù. È importante che c’è un prima! E prima c’è l’azione di Dio che ti fa un regalo, che è sempre personalizzato». Questa coscienza nasce dallo stupore per un amore che viene prima di noi.
“Siamo un popolo che già risorge”
Così gli scritti e le testimonianze di Fra Lorenzo «ci mostrano che non esiste circostanza che possa separarci da Dio, che ogni nostra azione, ogni nostra occupazione, persino ogni nostro errore acquistano un valore infinito se sono vissuti alla presenza di Dio, continuamente offerti a Lui» (Papa Leone XIV, Prefazione). Come ci ha ricordato il Papa nella veglia per la pace di sabato 11 aprile «la preghiera non è rifugio per sottrarci alle responsabilità, non è anestetico. È la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge».
Risurrezione che brilla nella vita di Fra Lorenzo e interpella il mondo di oggi, perché «nella Pasqua di Cristo, tutto può diventare grazia. Anche le cose più ordinarie: mangiare, lavorare, aspettare, curare la casa, sostenere un amico. La Risurrezione non sottrae la vita al tempo e alla fatica, ma ne cambia il senso e il “sapore”» (Papa Leone XIV, Udienza Generale 08/10/2025).