Catania si è già mobilitata per accogliere il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano e Legato Pontificio, giunto in città per le celebrazioni del IX Centenario del ritorno delle Reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli. Un anniversario che non è solo una ricorrenza storica, ma un momento di rigenerazione per l’intera comunità ecclesiale e civile, come testimoniato dall’intenso programma di questa prima giornata.
Tra storia e preghiera
La visita del cardinale Parolin ha avuto inizio stamattina, 16 agosto, con la messa celebrata alle 9 presso il monastero di San Benedetto in via Crociferi (dove ha incontrato anche le monache di clausura) e un percorso simbolico attraverso i luoghi del martirio. Accompagnato dall’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, e dalla delegazione diocesana, il porporato ha visitato le chiese del “trittico agatino”: Sant’Agata la Vetere, Sant’Agata al Carcere e Sant’Agata alla Fornace. Questi luoghi, presidiati dal personale di ArtEcclesiae, rappresentano la memoria viva di una fede che ha sfidato i secoli. Alle ore 12.00, il Legato Pontificio è stato ricevuto ufficialmente a Palazzo degli Elefanti dal sindaco Enrico Trantino, a sottolineare il legame indissolubile tra la “Santuzza” e l’identità civica catanese.
L’appuntamento del pomeriggio è previsto per le ore 17:00, con l’accoglienza formale all’ingresso della Cattedrale, dove il cardinale varcherà la soglia del tempio che custodisce il “sacro pegno” restituito alla città nove secoli fa. La giornata si concluderà poi ad Acicastello, dove alle 19.30 Parolin presiederà una solenne veglia di preghiera, un momento di raccoglimento per riflettere sul significato del martirio come dono totale di sé.
“La forza del martirio contro la violenza”
Il cardinale Parolin ha rilasciato un’intervista a Prospettive, approfondendo i temi contenuti nella lettera inviatagli da papa Leone XIV.
Eminenza, la lettera del Santo Padre descrive il martirio di Agata come la vittoria della carità sulla violenza e sulla morte. In un’epoca segnata da conflitti e incertezze, quale messaggio giunge oggi da Catania al mondo?
Certamente è un momento importante, non solo per la Chiesa locale, ma per il mondo intero. Oggi, in cui spesso la forza prevale sul diritto, la testimonianza di Agata ci ricorda che esiste una forza diversa: quella che nasce dal dono della vita. La vera forza non consiste nel togliere la vita agli altri con le armi moderne, ma nel fare della propria esistenza un dono. I martiri sono i precursori di questa novità evangelica necessaria per costruire un mondo nuovo.
La devozione popolare per Sant’Agata è immensa. Come può questo sentimento tradursi in un impegno concreto nel contesto sociale ed etico odierno?
La parola chiave deve essere “coerenza”. La devozione, che è un grande dono della pietà popolare, non può restare fine a se stessa, ma deve tradursi in coerenza tra ciò che professiamo e come viviamo. Dobbiamo imitare i santi nella loro fedeltà al Vangelo. Questo deve sfociare in quella che chiamiamo ‘carità politica’, ispirando comportamenti etici volti al bene comune, specialmente da parte di chi ha responsabilità nella società.
Il senso del nono centenario nelle parole dell’arcivescovo Renna
Sull’importanza di questo anniversario è intervenuto anche l’arcivescovo Luigi Renna, che ha voluto chiarire la natura spirituale delle celebrazioni, distanziandole dalle semplici sfilate folcloristiche: «Non si tratta di vestire gli stessi abiti di allora, ma di avere nel cuore lo stesso habitus, ossia la virtù della penitenza». Secondo Renna, ispirandosi a San Tommaso d’Aquino, tale virtù è “figlia della giustizia” poiché ripara gli squilibri causati dalle nostre mancanze, portando a quella gioia autentica che scaturisce dalla carità. Il pellegrinaggio – dalle 4.30 del mattino del 17 agosto, da via del Rotolo – e la venerazione delle reliquie diventano così un impegno a far fruttificare i doni di Dio “in una vita buona, bella, vera” per tutte le generazioni a venire.