Sulla terrazza del Museo Diocesano il dialogo tra l’Università e la Chiesa non è stato un semplice esercizio accademico, ma un vibrante atto di confronto. L’occasione è stata, lo scorso 5 giugno, la presentazione di Magnifica humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, un testo che — come ha sottolineato l’arcivescovo Luigi Renna — non parla solo ai fedeli, ma a chiunque abbia a cuore il bene comune. «È nella natura della dottrina sociale della Chiesa parlare un linguaggio che dialoghi con tutti i saperi sulle questioni sociali più urgenti», ha detto Renna, richiamando la necessità di un’alleanza tra discipline diverse per non soccombere alla tecnocrazia. Il suo monito è stato netto: «L’intelligenza artificiale assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa».
A raccogliere questa sfida è stata la prorettrice dell’Ateneo catanese, Lina Scalisi. La storica ha tracciato un ponte ideale tra il 1891 della Rerum Novarum e il nostro presente, vedendo nell’attuale rivoluzione digitale lo stesso potenziale dirompente di quella industriale. «Consegnare alla tecnologia molte delle decisioni che finora gli uomini avevano svolto mette a rischio la nostra capacità di valutare, discernere e scegliere», ha avvertito Scalisi con forza. Il suo è stato un appello a non cadere nella trappola del puro specialismo tecnico: «Bisogna formare l’individuo, consegnare una formazione integrale… la grande rivoluzione tecnologica riporta l’attenzione sulla capacità dei saperi umanistici di porre al centro l’uomo». Per la prorettrice, l’Università ha oggi il compito politico di contrastare quella «assenza di progettazione del futuro» che affligge le ultime generazioni, riducendo la solitudine degli schermi a favore di un ritrovato senso di comunità.
La forza dell’incontro, moderato con equilibrio da Arianna Rotondo (Storica del cristianesimo), è risieduta proprio in questo incrocio di sguardi. La giurista Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore dell’Ateneo, ha richiamato la necessità di «disarmare le parole», ricordando come la dignità della persona sia il cuore pulsante tanto dell’enciclica quanto della nostra Costituzione. Al suo fianco, l’economista Roberto Cellini (Direttore del Dipartimento Economia e impresa) ha smentito il mito della neutralità dell’IA, definendola una «tecnologia di teletrasporto delle conoscenze, che però rischia di delegare a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no».
Ammissione significativa quella di Giovanni Gallo, ordinario di Informatica, che ha parlato di una vera «ansia» educativa: «Cosa dobbiamo insegnare in un campo che sta cambiando così vorticosamente?». La sua risposta è un invito alla lentezza e alla pazienza di Michelangelo: «Torniamo alla realtà… noi siamo la realtà, l’intelligenza è artificiale». Una visione condivisa da Santo Di Nuovo, emerito di Psicologia, che ha insistito sulla robotica come strumento di «fraternità universale» e non di scarto.
Il dibattito si è chiuso con le riflessioni politiche delle professoresse Francesca Longo (direttrice del Dipartimento di Scienze politiche), che ha esortato i giovani a «sporcarsi le mani nei cantieri della realtà» per ricostruire i corpi intermedi della democrazia, e Stefania Rimini (direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche). Rimini ha ricordato che «l’umano fiorisce attraverso il limite» e che l’arte rimane l’unico antidoto alla «normalizzazione del male». In un tempo di algoritmi freddi, Catania ha scelto di rimettere al centro il calore del pensiero critico.