di Teresa Scacciante

Alla conclusione dell’anno sociale, l’arcivescovo Luigi Renna ha voluto incontrare i giovani che a vario titolo si sono coinvolti in una serie di iniziative promosse da alcuni uffici della Pastorale diocesana.

Nella suggestiva cornice del cortile del Museo diocesano, lo scorso 4 giugno, significativi sono stati i racconti di alcuni tra le parecchie decine di giovani presenti. Filippo, che frequenta il liceo Spedalieri, è stato coinvolto dalla sua insegnante di religione nell’impegno settimanale per far studiare e giocare i bambini di un oratorio, e ha comunicato così la sua esperienza: “I bambini mi hanno insegnato la pazienza, e a vedere il mondo con occhi semplici. Ho promesso a C. che a settembre tornerò con lui!”

Così, l’esperienza degli “amici di Rosso Malpelo” – lanciata alcuni anni fa dal nostro Arcivescovo ai giovani, attraverso le sue visite presso le scuole superiori e attraverso l’impegno di alcuni docenti – ha coinvolto circa un centinaio i ragazzi, in alcuni casi anche attraverso la formula della Formazione Scuola-Lavoro.

Invece Andrea, che frequenta il liceo Galilei, è molto entusiasta di aver frequentato la Scuola di formazione politica promossa anche quest’anno dalla Fondazione s. Agata: “ho imparato che una buona politica è quella che guarda la società e gli ultimi, ancor prima dei ‘primi’. All’inizio di questo percorso non avrei mai pensato che esso sarebbe stato così decisivo per la mia persona e per il mio futuro!”

Cecilia, che frequenta il Liceo classico presso i Salesiani, racconta come sono andati gli incontri del percorso mensile pensato per i maturandi, in cui i partecipanti sono stati aiutati a porsi alcune domande sul percorso post-diploma, visto come una preziosa circostanza per capire se stessi e il proprio posto nel mondo; inoltre si sono potuti mettere alla prova su contenuti e metodi di studio relativi alle prove scritte e orali, e si sono confrontati con docenti e compagni di scuole diverse.

I giovani veri e propri poeti sociali

Inoltre due giovani universitarie, che hanno scelto di svolgere il servizio civile presso oratori di quartieri disagiati o presso l’ente Misericordia, hanno sottolineato come quest’esperienza rappresenti per loro un percorso formativo e di crescita personale, un’opportunità di allargare i propri confini fino ad accompagnare situazioni particolari di bambini, famiglie e realtà critiche della nostra città.

Al termine degli interventi, coordinati dal direttore dell’Ufficio di Pastorale scolastica professor Marco Pappalardo, l’Arcivescovo ha voluto sottolineare alcune caratteristiche comuni all’impegno di tutti i giovani presenti, definendoli – con un’espressione già usata da Papa Francesco – veri e propri ‘poeti sociali’ di Catania. “Voi quest’anno – ha detto monsignor Renna – avete progettato il futuro, per voi e per coloro per cui vi siete messi a disposizione. Ma ciò che è stato fatto finora non deve farci fermare al già noto. Anzi chiedo a voi giovani, cosa sognereste ancora, dopo e con quello che avete fatto?” Alcuni ragazzi rispondono senza esitazioni: Maria afferma che vorrebbe aiutare i bambini incontrati a praticare sport o altre attività per cui sono portati, perché è giusto che anche chi non ha mezzi economici sufficienti possa crescere in modo armonico e completo. Ma soprattutto – aggiunge – desidererebbe che ciascuna/o di loro abbia una famiglia! Emanuele aggiunge che sarebbe bello che i bambini incontrati avessero un luogo in cui giocare, e che trovassero sempre qualcuno che li guardi e li faccia sentire amati, accompagnati, come è successo nella sua semplice esperienza.

Prima di passare al rinfresco, monsignor Renna invita i presenti ad avvertire in prima persona il bisogno del cambiamento sociale della nostra città perché, se è vero che “l’artigiano è utile perché realizza lavori per i singoli, l’architetto è necessario perché è colui che lavora per tutti, organizzando spazi, servizi… E Catania, il mondo aspettano di cambiare e migliorare!”

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